Rwanda 1994: ricordare per educare al rispetto delle differenze

di Mauro Matteucci, 31 marzo 2019

Giardini

Rwanda 1994: ricordare per educare al rispetto delle differenze


Le nostre differenze ci arricchiscono, non devono mai condurci verso una strada che ci divide. Siamo i privilegiati della natura, non lo dimentichiamo mai. Le nostre diversità sono una ricchezza da condividere.

Yolande Mukagasana sopravvissuta al genocidio ruandese



Tra pochi giorni ricorre il XXV Memoriale del genocidio dei Tutsi del Rwanda, una delle pagine più tragiche della storia africana del ‘900: in poco più di tre mesi, dai primi di aprile al luglio del 1994, provocò un milione di vittime cancellandole per sempre dalla vita e dalla storia. Tutto questo avvenne nel silenzio assordante dei media, che non vollero turbare le buone coscienze degli Europei. Il genocidio venne anzi presentato – e ancor oggi viene così mistificato - come una guerra tribale, un massacro interetnico tra Hutu e Tutsi, un problema tipicamente africano.

Il genocidio del Rwanda, invece non è una delle tante guerre etniche svoltasi in un piccolo lontano paese dell'Africa, ma la strage pianificata, con la complicità attiva del governo, nei confronti di una popolazione del tutto indifesa. La carta di identità etnica, introdotta dal Belgio – potenza coloniale in Rwanda - per dividere i Tutsi e gli Hutu, fu uno strumento formidabile nelle mani dei genocidari che, nella notte del 6 aprile 1994, eressero le barriere nelle strade e cominciarono i massacri a colpi di machete.

Mentre la Francia ebbe gravissime responsabilità dirette durante i massacri perpetrati dagli estremisti hutu, gravi furono anche le responsabilità dell’ONU (che sapeva quanto stava per scatenarsi), degli Stati Uniti (che rimasero inerti), del Vaticano stesso, che non condannò subito le stragi e che in seguito protesse i preti genocidari. Solo papa Francesco ha riconosciuto recentemente il genocidio ruandese e ha chiesto perdono per le complicità di molti sacerdoti cattolici nella strage.

Tra le vittime vanno ricordate in particolare i rescapés, i sopravvissuti, le numerose donne lasciate in gravissime condizioni dopo ogni forma di violenza oppure bambini orfani, allora di pochi anni o di pochi mesi, la cui vita è stata stravolta per sempre allo stesso modo degli enfants du viol (i figli della violenza) nati dagli stupri subiti dalle donne tutsi.

In questi tempi in cui la xenofobia e il razzismo sembrano pervadere la società, va ricordato con fermezza che il valore delle differenze è alla base della convivenza civile.

Mauro Matteucci – Giardino dei Giusti di Pistoia

Commenti

Helena SavoldelliGrazie per il suo contributo di Helena Savoldelli 11 aprile 2019

Gentile Mauro, la ringraziamo di aver voluto ricordare qui su GariwoNetwork il genocidio ruandese e, insieme, l'importanza di fare memoria, a 25 anni da quei terribili 100 giorni.

Un saluto

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