IL TEMPO SOSPESO

di Roberta Miotto, 17 aprile 2020

Giornata dei Giusti

In questo tempo sospeso non possiamo dimenticare di parlare di Giusti. Ora più che mai occorre raccontare e celebrare queste storie attraverso i mezzi disponibili, proprio quando si è interrotta la nostra storia reale a causa della pandemia. Ecco perchè ho accettato la proposta di Gariwo rispondendo alle loro domande.

1) Che sensazioni vi ha dato celebrare questa Giornata dei Giusti in modo così ridimensionato o non celebrarla affatto?

Quest’anno non siamo riusciti a celebrare la Giornata dei Giusti e per noi è stato doppiamente un grande sacrificio. Per noi sarebbe stato il decimo anniversario del nostro Bosco dei Giusti e avremmo visto la partecipazione di oltre 400 studenti. Abbiamo pensato di rinviare la Cerimonia a maggio ma, anche questo nostro pensiero si è rivelato inutile perché le scuole non riapriranno. Non ci siamo persi d’animo e abbiamo così deciso di lasciare un piccolo segno agli studenti che hanno fatto questo percorso con noi quest’anno. Abbiamo deciso, infatti, di fare una piccola conferenza web di testimonianza con i nostri Giusti e di registrarla per poi passarla, attraverso gli insegnanti, ai ragazzi che in questo periodo stanno facendo scuola on line.

2) Come parte di un movimento che mette al centro l’importanza della responsabilità personale, che valore ha in questo momento questo tema?

Crediamo che il tema dei “Giusti” in questo periodo corra nelle pieghe della quotidianità. Tante sono le storie del Bene. Storie di vita quotidiana, storie di no che coraggiosamente incidono per opporsi alle ingiustizie di coloro che tentano di trarre profitti a discapito dei più deboli. Non è solo il virus che dobbiamo temere ma quel male, subdolo dell’inganno e dei soprusi che si annidano in questi momenti di difficoltà. Pensiamo alle mafie che in questo momento riescono a distruggere quel difficile tessuto sociale, nato con fatica, per riuscire a scardinarle dal proprio territorio. L’emergenza sanitaria ed economica al sud porterà a nuove infiltrazioni a causa delle mancanze dello Stato occupato a contenere l’emergenza.

La criminalità organizzata approfitta della crisi sociale e si adatta sempre alle circostanze per ottenere consenso e controllare il territorio. L’associazione Libera, da sempre al servizio dei più deboli ha creato una linea verde per l’ascolto.

Chiunque è dalla parte dei Giusti, è sentinella sociale in questo periodo, e può, con il proprio semplice gesto, essere testimone di Legalità e aiuto nel proprio territorio.

3) Ci sono degli episodi virtuosi, storie di coraggio, che vi riguardano o di cui siete venuti a conoscenza, che vorreste raccontare in questo momento in cui serve molto coraggio e speranza?

Due sono le storie che voglio raccontare:

Rosario Esposito La Rossa è uno dei nostri Giusti, onorato lo scorso anno al nostro Bosco.

Rosario è un giovane uomo che combatte da anni per il suo territorio difficile. Scampia è molto cambiata oggi, anche grazie a lui.

Rosario è malato, ha contratto il cancro nella terra dei fuochi. La scoperta, agghiacciante pochi mesi fa non gli ha fatto perdere quella forza d’animo nel combattere il suo male ma non ha mai smesso nemmeno di aiutare gli altri, come ha sempre fatto in questi anni.

Ora un nuovo colpo, questo virus silente per lui doppiamente pericoloso. Rosario è stato costretto a chiudere l’editoria, la scuola di teatro, lo “Spaccio di libri” ma in più non può uscire, non può mettersi a disposizione degli altri nella sua Scampia come vorrebbe.

Rosario anche se chiuso tra quattro mura riesce a creare rete. Reagisce, lotta e comincia a organizzare una catena concreta di aiuti per la sua gente.

Mentre non smette di coordinare e lavorare per creare i libri della Scugnizzeria s’inventa una serie di raccolte fondi perché #nessunorestindietro.

S’inventa il libro sospeso da donare agli scugnizzi di Scampia, le spese sospese, decine di sacchetti spesa pronti e distribuiti per le famiglie più povere, e con Napoli accende i fornelli riesce a coinvolgere le mamme napoletane per cucinare 150 pasti caldi per 70 amici africani.

Quell’empatia che ogni sua parola trasmette da sempre e che unisce anche in questo momento difficile per tutti, lasciando le polemiche fuori dalla porta ma spalancando le finestre al sole della condivisione.

Poi c’è la storia di un giovane ragazzo di 19 anni originario della Costa D’avorio, conosciuto la scorsa estate durante una vacanza.

Un ragazzo con cui siamo rimaste in contatto io e Rossana dalla scorsa estate. I suoi modi gentili, i suoi occhi dolci e la sua voglia di studiare e rimanere in Italia mi avevano colpita attraverso Facebook e ho seguito tutti i passaggi imposti dalle ferree regole sull’immigrazione.

E’ bloccato in un centro di accoglienza, lontano chilometri da dove noi viviamo, e mi racconta che qualcosa non va bene e non riesce ad avere il permesso di soggiorno. Finalmente dopo mesi mi arriva un numero di telefono di un’educatrice. Riesco a parlarci e scopro che la situazione per il ragazzo è difficile dal punto di vista dei permessi di soggiorno. Avrebbe bisogno anche di cure mediche che non può in realtà ottenere. Ora può solo stare fermo ed aspettare che la burocrazia italiana faccia il suo corso. Scoppia la pandemia e così si interrompono i contatti.

Finalmente 20 giorni fa mi richiama e scopro che poco prima dello scoppio del virus si è sentito male ed è stato ricoverato in ospedale. Ha bisogno di un intervento ma non avendo i documenti regolari non può essere operato. Non si perde d’animo e attraverso un contatto, un medico, conosciuto in facebook chiede aiuto. Questo medico, riesce a farlo arrivare nel suo ospedale e lì viene operato, siamo in piena emergenza e questa persona meravigliosa fa ancora di più, lo accoglie a casa sua. Questo giovane uomo entra in una casa sicura, in una famiglia che ora si sta battendo per tenerlo con sé per sempre. Nonostante fuori ci sia un virus che le famiglie le spezza, lì nasce una nuova famiglia del bene.


Roberta Miotto

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