Giardino dei Giusti - Buttigliera Alta (TO)

di Rachele Bernardi Gra, 25 marzo 2021

Giardini, Progetti didattici, Giornata dei Giusti



Giardino delle Scuole “Collodi” e “Jaquerio” di Ferriera e delle Scuole “Brizio” e “Jaquerio” di Buttigliera Alta, intitolato a Irena Sendler

L’inaugurazione ha visto la partecipazione attiva delle classi quinte delle scuole elementari e le classi terze delle scuole medie con le loro rispettive insegnanti, insieme alla Dirigente Scolastica, Dott.ssa Maria Gabriella Parente, ai Rappresentanti dell’Amministrazione Comunale in particolare il Sindaco Alfredo Cimarella e la Vice-Sindaco Laura Versino, alla Signora Amalia Neirotti del Comitato Resistenza Colle del Lys, al Comitato Libera Bassa Val di Susa, alle Forze dell’Ordine, e alle Associazioni Locali tra cui ricordiamo l’A.N.P.I e l’A.N.A. e alla signora Rachele Bernardi Gra.

Durante la cerimonia, Daniela Allasio, figlia di Ottavio Allasio, l’ultimo deportato civile della Val di Susa ancora in vita, ha tenuto una preziosa testimonianza raccontando la vita del padre, narrata nel libro “Sognando di Volare”, scritto dalla nipote Giorgia Bellone.

Le vicende di Irena Sendler ci portano lontano, a Varsavia, ma non dobbiamo dimenticare quanto la persecuzione nazifascista abbia colpito duramente l’Italia e in particolare le nostre valli piemontesi.

Gli alunni delle classi quinte della scuola primaria e delle classi terze della scuola secondaria hanno intonato l’inno europeo e l’inno italiano e, dopo l’intervento della dirigente e delle autorità, hanno raccontato la storia di Irena Sendler, una giovane donna che decise di rischiare ripetutamente la propria vita per cercare di mettere in salvo il maggior numero possibile di bambini ebrei in una Varsavia stretta nella morsa del nazismo, riuscì a salvarne 2500 dal ghetto della città.

Gli alunni hanno ricordato il suo coraggio attraverso tre oggetti simbolici che accompagnarono la vicenda di Irena e che sono stati deposti nel corso della cerimonia vicino alla targa commemorativa che riporta il nome dell’infermiera polacca. Il primo simbolo è stato proprio il cappello da infermiera, a memoria dell’impegno professionale della donna; poi un sacco di iuta ha ricordato uno dei modi in cui Irena nascondeva i bambini per farli uscire dal ghetto; infine gli alunni hanno deposto ai piedi della targa tanti vasetti di vetro, dentro i quali hanno raccolto alcune loro riflessioni insieme a frasi celebri di Irena Sendler, ne riportiamo alcune:

“Irena ha un cuore grande perché, nonostante le torture subite, ha avuto il coraggio di continuare ad aiutare gli altri.”

“Irena aveva un cuore grande perché rischiava la vita per salvare i bambini ebrei e quindi ha sempre pensato prima agli altri e poi a se stessa.”

“Irena aveva un cuore grande perché desiderava ricongiungere ogni bambino alla propria famiglia, restituendo loro ciò che avevano perso.”

“Irena aveva un cuore grande perché decise di andare oltre preservando l’identità dei bambini, custodendo le loro radici.”

“Irena era una persona con un cuore grande perché aveva un ottimo talento organizzativo e ha messo questa sua capacità al servizio dei più deboli.”

L’infermiera polacca conservò infatti i nomi dei bambini salvati all’interno di un vaso di vetro, interrato sotto un melo del giardino, con la speranza di farli ricongiungere con i genitori alla fine della guerra. Vicino alla targa commemorativa sono stati posti due ritratti dell’infermiera polacca realizzati da due alunne di terza media.

La cerimonia si è chiusa con i canti “Evenu Shalom Alejem” e “Pensa” di Fabrizio Moro.

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