English version | Cerca nel sito:

Persecuzioni

Memorie comuni

Vorrei oggi lanciare il mio appello come armeno, come italiano, come cittadino europeo. Invito tutti ad unirsi alle voci coraggiose degli amici ebrei in Israele e nel mondo che condannano la scelta politica, gravida di conseguenze imprevedibili, di alimentare con le armi una guerra sanguinosa. Se non ne abbiamo la forza, ci dimostreremo incapaci di essere all’altezza del compito lasciatoci in eredità da chi ha sacrificato la vita per la nostra libertà.


Osman Kavala, difensore dei diritti civili, da oltre 1000 giorni in carcere

Imprenditore e noto esponente della società civile turca, è detenuto dall'1 novembre 2017, nonostante la Corte europea dei diritti dell’uomo ne abbia ordinato il rilascio per l’infondatezza delle accuse. Nel 2020 ha ricevuto il Premio internazionale Hrant Dink per essersi dedicato alla costruzione di una società pluralista e democratica.


Storia di Dag Hammarskjöld

Nel tentativo di ottenere un cessate il fuoco, il Segretario partì in aereo per una conferenza personale con il presidente Tshombe del Katanga e non fece mai ritorno. Era la notte tra il 17 e il 18 settembre 1961. Hammarskjöld ricevette postumo il premio Nobel per la pace nello stesso anno, “per aver costruito un Segretariato ONU efficiente e indipendente e portato avanti una linea non subordinata nei confronti delle grandi potenze. Per aver organizzato una forza di mantenimento della pace in Medio Oriente dopo la crisi di Suez e per il suo impegno per la pace durante la guerra civile in Congo.”


Possiamo vincere il terrorismo

Non è a mio avviso una coincidenza che nello stesso giorno in cui a Vienna una banda di terroristi insanguinavano la città, muovendosi dalle vie adiacenti alla sinagoga che fortunatamente era chiusa, a Kabul in un attacco all’università sono stati massacrati una ventina di studenti, dopo che la settimana prima l’Isis aveva rivendicato un attentato nel distretto occidentale della città in cui erano morti 24 ragazzi.
Cosa dunque possiamo fare?


Israele, ebrei americani e dicotomia democratica

Gli ebrei liberali vedono Trump come l'antitesi di tutto ciò in cui credono. Le sue manifestazioni di disprezzo per le donne, gli immigrati e le persone con disabilità sono intollerabili nel liberalismo ebraico e il suo sostegno a Israele non è percepito come genuino. La maggior parte di loro vede l'alleanza tra Trump e il primo ministro Benjamin Netanyahu - così come le loro alleanze con altri leader populisti di destra come Victor Urban, il brasiliano Jair Bolsonaro e Rodrigo Duterte delle Filippine - come una connessione che deriva dalla xenofobia e dal desiderio di danneggiare le istituzioni liberali nei rispettivi Paesi. Non lo riconoscono come un sostegno a Israele.


La Francia a una nuova sfida dopo gli ultimi attentati

Al di là del cordoglio dopo il nuovo attacco a Nizza e l'assassinio di Samuel Paty resta aperta la questione di come fare coesistere laicità e Islam per non escludere la comunità musulmana dalla vita sociale e per togliere spazio al fanatismo fondamentalista.


Persecuzioni, torture, massacri

la violazione dei diritti umani

L'articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, adottata a Parigi dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, recita:
"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza".
Il giorno precedente la stessa Assemblea Generale aveva approvato a New York la Convenzione sulla prevenzione e la condanna del crimine di genocidio, definito come l'intenzionale distruzione, in tutto o in parte, "di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso", con la nota esclusione dei gruppi politici per l'opposizione dei Paesi del blocco sovietico, che temevano di essere coinvolti nelle accuse per le persecuzioni degli avversari (i cosiddetti nemici del popolo condannati ai lavori forzati nei gulag).

leggi tutto

 

Multimedia

Le parole di Lassana Bathily

"ho salvato vite, ma non mi sento un eroe"

La storia

Maria Bertolini Fioroni

la "mamma italiana della casa sul monte" che ospitò numerosi fuggitivi durante la Seconda guerra mondiale