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199 giornalisti in carcere nel 2015, secondo CPJ

peggiora la situazione in Egitto e Turchia

Can Dundar, direttore del quotidiano turco Cumhuriyet, rischia una pena di sette anni e mezzo

Can Dundar, direttore del quotidiano turco Cumhuriyet, rischia una pena di sette anni e mezzo www.pen-international.org

Il 2015 sta per chiudersi con un bilancio allarmante per quanto riguarda la libertà di stampa, che continua a essere negata o fortemente limitata in particolare in Cina, Egitto, Iran, Turchia, Siria e Arabia Saudita. Su 199 giornalisti incarcerati per motivi inerenti alla loro professione 49 sono in Cina, 23 in Egitto, 19 in Iran, 14 in Turchia e 7 rispettivamente in Arabia Saudita e in Siria, secondo il rapporto 2015 di CPJ – Committe to Protect Journalists, la ONG fondata nel 1981 da un gruppo di corrispondenti negli USA per tutelare la libertà di stampa in tutto il mondo. Il dato complessivo registra un calo rispetto a 221 dell’anno precedente. 

Se la Cina ha il triste primato con il maggior numero di reporter arrestati, i paesi con il più elevato incremento di provvedimenti restrittivi della libertà dei giornalisti nel corso di questo anno sono la Turchia - che ha raddoppiato il dato rispetto all’anno scorso arrivando a 14 giornalisti imprigionati, perché le scarcerazioni effettuate nel 2014 sono state più che compensate dai recenti nuovi arresti in concomitanza con le elezioni e la ripresa del conflitto tra governo e Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) – e l’Egitto.

Riguardo alla Turchia la relazione di CPJ ricorda il recente arresto dei giornalisti del quotidiano di opposizione Cumhuriyet, Can Dündar (direttore) ed Erdem Gül (caporedattore della sede di Ankara) per l'articolo relativo al convoglio di camion, che sarebbero stati carichi di armi, organizzato dai servizi di intelligence al confine con la Siria nel gennaio 2014.

Anche Reporters Without Borders ha diffuso il proprio rapporto sulla libertà di stampa nel 2015 denunciando i forti rischi a cui i giornalisti sono esposti in Medio Oriente a causa delle guerre in corso, con il fenomeno dei rapimenti da parte dei gruppi armati. I giornalisti che risultano essere tenuti in ostaggio sono 54 con un aumento del 35% rispetto all’anno scorso e la Siria è al primo posto in questa graduatoria con 26 reporter sotto sequestro, mentre in Yemen, su 33 giornalisti rapiti nel 2015, 13 sono ancora detenuti. Lo Stato Islamico da solo ne detiene 18 tra Siria e Iraq, secondo Reporters Without Borders. In Libia i giornalisti spariti sono otto e la situazione caotica del Paese, diviso tra le varie fazioni in guerra, rende molto difficile le indagini sugli scomparsi.

Nel World Press Freedom Index, elaborato da Reporters Without Borders, l'Italia risulta 73esima su 180 paesi.

16 dicembre 2015

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