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"A mente serena di fronte a Trump"

un'analisi e critica dello stoicismo moderno

Il "Seneca morente" di Rubens

Il "Seneca morente" di Rubens Il fronte del blog

"I politici sono arroganti, gli imprenditori corrotti, e anche la metropolitana arriva in ritardo: il moderno stoicismo aiuta a cavarsela con più rilassatezza con le sfide di questo mondo". Il filosofo Gustav Seibt, nella Sueddeutsche Zeitung analizza il recente revival della filosofia stoica, ponendo qualche riserva sul fatto che aiuti veramente quando sulla scena politica irrompono figure "egomaniacali e isteriche". Eppure contemplare la transitorietà del mondo e puntare sull'interiorità per progredire e risolvere i conflitti rimane sempre un modo molto affascinante di cercare la saggezza. 

Non si può certo mai sapere che cosa sta scovando nei meandri del proprio telefonino il nostro vicino di metropolitana. Potrebbe anche trattarsi di un podcast dal mondo del moderno stoicismo, perché questa filosofia è sempre più prediletta, per lo meno nel mondo anglofono. Stoicismo, Stoa? Sì, certo, l'antica filosofia di vita che insegnava ai propri allievi a essere “stoici”, rilassati e impassibili.

Da poco più di due anni stanno apparendo, soprattutto nei giornali dell'intellighenzia americana come il New York Times o il New Yorker, articoli che spiegano come praticare lo stoicismo ("How to be a Stoic") o perché lo stoicismo nei nostri tempi sta conoscendo un particolare successo. Su Facebook c'è anche uno "Stoicism Group" con quasi 20.000 membri, ed è solo il più grande tra numerosi gruppi di questo genere.

Il giovane movimento si basa su una lettura meditativa degli antichi classici

Una pagina Web, "Modernstoicism.com", invia una newsletter a migliaia di iscritti e pubblicizza – accanto ad altre iniziative – una „settimana stoica“ ideata dall’Università di Exeter, alla quale nel 2016 pare che abbiano partecipato tremila ospiti. Già nel 2015, la „Stoic Week“ ha avuto un notevole successo, soprattutto se si guarda ai questionari che erano stati distribuiti. Dalle risposte si evince un aumento della soddisfazione della propria vita del 15%. Questi ovviamente sono i risultati degli aderenti e degli entusiasti. Chi ha conseguito una „formazione stoica di mindfulness e resilienza“ (SMRT - Stoisches Achtsamkeits- und Resilienz-Training) della durata di quattro settimane, ha potuto constatare un aumento perfino del 27% della soddisfazione della propria vita e un calo dei sentimenti negativi del 23 %.

La tendenza stoica in aumento è un capitolo nella storia delle rinascite e riprese dell’antica cultura.. chi ricorda ancora un paio di versi di Orazio dall’ora di latino - aequam memento rebus in arduis servare mentem (ricordati di mantenere la mente serena)– o la crudele scena nelle letture di Tacito, nella quale il filosofo Seneca, su consiglio del suo allievo Nerone, il crudele imperatore, si taglia le arterie dei polsi e le vene dei piedi in un bagno di vapore, mentre qualcuno trascrive le sue ultime parole, può rimanere di sasso apprendendo che adesso lo stoicismo è presente anche come Webcommunity e perfino in forma di “app” per una filosofia tascabile.

Questi strumenti sono umanistici nel senso migliore della parola, perfino filosoficamente fondati, e in questo altrettanto amichevoli dei „Classical studies“, degli studi sull’antichità che si svolgono tradizionalmente in Germania. Il giovane movimento stoico si basa sulla lettura meditativa degli antichi classici e contemporaneamente su un training mentale, che si suppone renda i suoi seguaci persone migliori.

A ciò appartiene anche un corso essenziale su quello che la stoa era nell’antichità. La scuola filosofica traeva il suo nome da un luogo speciale, una sala circondata da colonne tutta dipinta ad Atene, la cosiddetta Stoà poikìle, sotto la cui ombra i primi allievi di Zenone il cipriota si riunivano nel 300 a.C.. Zenone fondò la più antica Stoa, che fu seguita da una di mezzo e una tarda scuola. Le sue dottrine univano la tecnica di interrogazione di Socrate con l’assenza di bisogni dei cinici, che vivevano come i cani sulla strada.

Dai livelli più antichi della Stoa ci rimangono solo alcuni frammenti e citazioni. C’erano tuttavia libri di testo, come si sa per esempio da quanto scrisse Cicerone. Ciò perché lo stoicismo divenne presto quella di maggior successo tra le scuole di filosofia di vita e cosmologiche che permeavano la società prima ellenistica, e poi romana dell’antichità post-classica. Questi accademici, cinici, epicurei e stoici offrivano un mix di scienze naturali “illuminate”, riflessioni esoteriche sugli dei (o la loro assenza) come pure istruzioni per la convivenza pratica tra le persone nelle rumorose e conflittuali metropoli.

Soltanto l’ultima parte della stoa, quella del primo e secondo secolo dopo Cristo, ci trasmette tre classici che ancora noi oggi leggiamo. Accanto al già citato romano Seneca ci sono lo schiavo dell’Asia minore Epitteto e l’imperatore romano Marco Aurelio, che scrivevano ambedue in greco. Già le differenziazioni tra questi autori – dagli schiavi all’imperatore – tradiscono qualcosa sul taglio umanitario della filosofia stoica: si rivolgeva a tutti gli uomini, non solo a gruppi sociali, ma a individui e anime. I “dialoghi con se stesso” dell’imperatore Marco Aurelio sono note di diario e forme di autoanalisi contemplative con echi quasi pietistici. Nella sua ultima fase, la Stoa ha sviluppato già qualcosa di simile all’interiorità. Questo l’ha resa compatibile con il cristianesimo in lotta per affermarsi. La comunità di fede come umanità, questo è stoico.

Il pensiero fondamentale della filosofia di vita stoica è semplice. Il "Piccolo manuale" (Encheiridion) di Epitteto lo formula già all‘inizio: " Le cose sono di due maniere; alcune in potere nostro, altre no. Sono in potere nostro la opinione, il movimento dell'animo, l'appetizione, l'avversione, in breve tutte quelle cose che sono nostri propri atti. Non sono in poter nostro il corpo, gli averi, la riputazione, i magistrati, e in breve quelle cose che non sono nostri propri atti." Il saggio si sforza di non agitarsi, turbarsi, lasciarsi deludere dar nulla di ciò di cui non ha il controllo. Quindi egli separa i propri sentimenti dalle condizioni esterne.

Un’altra famosa citazione di Epitteto suona così: "Gli uomini sono agitati e turbati, non dalle cose, ma dalle opinioni che essi hanno delle cose. "Separa dunque le tue opinioni dalle cose e avrai la possibilità di diventare felice: "Se tu ami una pentola, dirai a te stesso: io amo una pentola; perciocché se ella si spezzerà, tu non avrai però l'animo alterato. Se tu bacerai per avventura un tuo figliuolino o la moglie, dirai teco stesso: io bacio un mortale; acciocché morendoti quella donna o quel fanciullino, tu non abbia perciò a turbarti".

Come pensiero è molto semplice. Tuttavia può diventare un esercizio spirituale atto a rafforzare il muscolo della impassibilità. Uno stoico in ogni circostanza che tocca i suoi sentimenti, si rivolgerà alla propria interiorità e si chiederà: “Vale la pena arrabbiarsi? Spetta a me? "Un uomo tradisce la propria ignoranza dal fatto di accusare gli altri, quando le cose gli vanno male; un iniziato alla filosofia accusa se stesso; il vero sapiente non incolpa né gli altri, né se stesso".

Gli scritti della triade stoica Seneca-Epitteto-Marco Aurelio sono pieni di queste considerazioni. Il movimento stoico moderno cerca da siffatte massime di saggezza di trarre una pratica mentale con riti stabiliti, per ottenere la libertà interiore. Nel manuale della Settimana stoica del 2016, che si può scaricare da Internet, vengono proposte citazioni per meditare ogni giorno e consigli d’uso. Vi viene dato rilievo prima di tutto alla "praemeditatio malorum", l’elaborazione interna di ciò che di spiacevole potrebbe portare una giornata. Un’altra operazione intellettuale è la suddivisione del mondo in “sfere di preoccupazione”: che cosa mi coinvolge veramente e direttamente, e che cosa è solo un problema astratto all’orizzonte? Ci si può immaginare che un paio di miliardi di utenti di Facebook si pongano questa domanda – per una volta potrebbe esserci davvero pace sul social network!

Gli stoici non cambiano il mondo, bensì se stessi

Gli stoici non cambiano dunque il mondo, ma se stessi. Non diventano soltanto più pazienti e rilassati, ma soprattutto più gentili e piacevoli. E con questo potrebbero perfino portare a qualche cambiamento nel mondo, se tutti diventassero un po’ più stoici.

Tuttavia gli stoici sono simpaticamente esenti da spirito missionario. I loro saggi costruiscono una relazione fraterna e amichevole con i loro lettori. E per questo le settimane dello stoicismo sono un ottimo posto dove invitare qualcuno, e ottimi sono anche gli inviti a leggere i libriccini che come in una pubblicità illustrano i lavori dei principali pensatori in formato tascabile e trasportabile nel proprio zaino: funzionano anche quando il cellulare è in un punto morto.

Forse è saggezza stoica di grande valore anche riconoscere i limiti della Stoa, chi si interroga su se stesso e sul mondo riconoscerà con dolore che nel caso di gravi traumi, come la tortura, lo stupro e le deportazioni lo stoicismo serve a poco. Lo stoicismo è rivolto per così dire alla normalità dell’essere, con il suo mitigare e voler dominare i cambiamenti, comprese le grida di dolore. Gli antichi avevano sempre il loro Omero e i loro tragediografi.

E un’altra sfera dove lo stoicismo aiuta ben poco è la lotta politica. Certo, può addolcire alcune forme di espressione. Ma quando si parla del nocciolo delle libertà civili e dei diritti umani, il ritorno all’interiorità forse può essere perfino dannoso. È interessante vedere, che in molti simpatici blog stoici non si trovi altro che un balbettio su Trump, questa figura egomaniacale e isterica. La virtù civile, la virtus dell’uomo politico ha bisogno anche di più cose che non solamente la rassegnazione e la cortesia paziente. Uno stoico intelligente, nel suo soppesare i mali più piccoli e più grandi, qualche volta può scoprire che è necessario lottare in un campo di cui non si possono dominare le forze.

16 marzo 2017

Genocidi e crimini contro l'Umanità

la negazione del valore dell'individuo

La prima definizione giuridica in materia di persecuzioni di massa risale al 1915 e riguarda il massacro delle popolazioni armene da parte dei turchi, cui seguono i processi delle Corti marziali a carico dei responsabili. Nel Trattato di Sèvres del 1920 le Grandi Potenze usano i termini di crimini contro la civilizzazione e crimini di lesa umanità.
Al termine della seconda guerra mondiale, di fronte alla tragedia della Shoah, il Tribunale Militare del processo di Norimberga contro i gerarchi nazisti stabilisce, in apertura, i crimini per i quali la Corte ha competenza...
Il 9 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva all’unanimità la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, considerato il più grave crimine contro l'Umanità.

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La storia

Lydia Cacho

Giornalista e attivista per i diritti delle donne