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Africa, donne e Covid-19

le parole di Denis Mukwege

"Il mondo intero sta affrontando la pandemia di coronavirus, che si sta diffondendo in Africa dopo aver colpito l'Asia e l'Europa. La Repubblica Democratica del Congo, il nostro Paese non è risparmiato. Dobbiamo prepararci al peggio, evitare un'enorme diffusione del virus e una moltiplicazione dei casi.
Il modo migliore per arginare la diffusione del virus sarà la prevenzione. Ciò che conta di più è il comportamento di ogni individuo e di tutti noi. Ognuno di noi deve accettare, di adattare le proprie abitudini, quindi evitare il più possibile di spostarsi e rimanere a casa, adottare misure di distanza sociale - come mantenere un minimo di un metro tra le persone, evitare strette di mano e abbracci. Si raccomandano anche misure preventive di igiene familiare come lavarsi le mani regolarmente con sapone e starnutire nel gomito. Per qualsiasi caso di emergenza o sospetto, bisogna contattare gli ospedali e seguire le istruzioni delle autorità sanitarie."

Con questo appello (qui il video integrale in francese) il ginecologo Denis Mukwege, Premio Nobel per la pace 2018 e Giusto al Giardino del Monte Stella di Milano si rivolge alla popolazione della Repubblica Democratica del Congo, alle prese con l’emergenza Covid 19 dopo aver attraversato una gravissima epidemia del virus ebola.
Denis Mukwege annuncia inoltre che l'ospedale Panzi, che lui stesso ha creato per dare un soccorso fisico e psicologico alle donne vittime di stupro come arma di guerra, è pronto a ricevere le vittime di COVID-19.
"Ci prenderemo cura dei malati con efficienza e umanità, saremo disponibili per dare il nostro contributo a questa lotta".

Negli scorsi giorni, Mukwege aveva lanciato, dalle pagine di Repubblica, un appello accorato per l’Africa intera, del tutto impreparata a sostenere una tale emergenza. "Temo l'ecatombe perché non abbiamo i mezzi per combatterlo e perché gli africani sono costretti a uscire di casa per procurarsi il cibo. - ha dichiarato al quotidiano -. Nessun confinamento è dunque possibile, e il Covid-19 si sta diffondendo a velocità da record". 
Il virus, spiega Mukwege, in Africa si accanirà soprattutto contro le donne, perché nei pochi ospedali disponibili, le contagiate ci andranno da sole e nessuno si occuperà di loro. 

Anche a livello mondiale, tuttavia, il Premio Nobel sottolinea la questione di genere, firmando una lettera aperta ai governanti del G7.
“Stiamo attraversando una crisi sanitaria senza precedenti. Può interessare tutti noi, ma espone i più vulnerabili a rischi aggiuntivi. A causa delle disparità di genere, così profondamente radicate, le ragazze e le donne saranno colpite da questa pandemia in modi diversi - si legge nel documento -. Anche se le morti per coronavirus finora sono più maschili, le donne rappresentano il 70% delle badanti e degli assistenti sociali di tutto il mondo. Ciò le espone a grandi rischi. Le donne occupano anche, per la maggior parte, lavori di servizio, nei negozi locali e per i lavori meno remunerativi. Ciò le rende più vulnerabili economicamente, sia ora che in futuro, dopo questa crisi. La pandemia di Covid-19 e le misure di contenimento che essa impone hanno, inoltre, già causato un aumento allarmante della violenza domestica contro donne e bambini. In diversi Paesi, poi, i diritti sessuali e riproduttivi di base e l'accesso alle cure e ai servizi che ne derivano sono stati drasticamente ridotti.
I progressi nel fornire istruzione a tutte le ragazze sono diminuiti. Le donne nelle zone di conflitto e che vivono nei campi profughi si trovano ad affrontare il virus nelle condizioni peggiori. Oggi più che mai hanno bisogno di protezione."

Denis Mukwege è una figura straordinaria, che abbiamo incontrato nel 2019 al Giardino dei Giusti di Milano (nel box approfondimenti il suo discorso integrale). Il suo coraggio e la sua esperienza - che oggi fa di lui il maggiore esperto mondiale della ricostruzione interna dell’apparato genitale femminile dopo uno stupro - hanno permesso a più di 50mila donne di iniziare una nuova vita. 
Il reportage Mwavitadi Marco Gualazzini e Daniele Bellocchio, ha raccontato questa storia, puntando i riflettori su una nazione in cui nel solo 2015 sono state registrate 15000 violenze sessuali - 1 ogni minuto. Il documentario ha permesso di ascoltare le drammatiche esperienze delle donne congolesi raccontate attraverso le loro voci e i loro sguardi, ma anche di dare spazio ai volti e alle storie di chi cerca quotidianamente di lottare contro questo orrore, come il dottor Denis Mukwege.
Ecco il documentario integrale: 

7 aprile 2020

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