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Aiuto ai ribelli contro il "genocidio" siriano

la dichiarazione del Ministro saudita

Il Ministro degli Esteri saudita Saud al-Faisal ha promesso aiuto ai ribelli siriani in risposta al “genocidio” perpetrato dal presidente Bashar al-Assad.

“L’Arabia Saudita non è un Paese che interferisce negli affari interni degli altri Stati - ha dichiarato Saud durante la visita del Segretario di Stato americano John Kerry - Ma un Paese invaso, in cui si sta commettendo un genocidio, non è una situazione normale. E io posso dire con chiarezza che noi aiuteremo il popolo siriano a difendersi nel modo più efficace possibile”.

Il Ministro ha quindi espresso la sua preoccupazione per l’ingresso nel conflitto siriano delle milizie di Hezbollah e di quelle iraniane al fianco dell’esercito di Assad. La sua posizione è stata condivisa dallo stesso Kerry, che ha definito la guerra in Siria una siuazione di pulizia etnica “complicata dall’invito mosso da Assad a Hezbollah e Iran ad attraversare i confini internazionali”.

Il Segretario americano, pur ribadendo l’appoggio ai ribelli già annunciato dal Presidente Barack Obama, resta convinto che la soluzione migliore per la crisi nel Paese sia una strada politica, da stabilire in una conferenza internazionale.

Intanto il numero delle vittime del conflitto è salito a 100mila, mentre continua ad aumentare la cifra degli sfollati. Le cifre ufficiali parlano di 5 milioni di persone che hanno lasciato la propria casa per rifugiarsi lontano dal centro dei combattimenti, nella stessa Siria o nei Paesi vicini.

Con l’intensificarsi degli scontri, gli Stati che ospitano i campi profughi non riescono più a soccorrere i migranti. E dopo la Turchia, anche la Giordania lancia l’allarme rifugiati.
Il Ministro degli Esteri italiano Emma Bonino ha visitato il campo di Zaatari, il secondo più grande del mondo con i suoi 130 mila profughi, per la maggior parte donne arrivate in stato di gravidanza (si parla di una media di 72 parti al giorno). Una volta giunte nel campo, le donne rischiano violenze a stupri, e spesso sono costrette a matrimoni forzati per avere un marito "che le protegga".

La Giordania rischia di esplodere perché i rifugiati siriani non sono solo quelli giunti a Zaatari, ma sono anche i circa 500mila migranti sparsi per le campagne del Paese.

La soluzione della questione siriana è rimandata al futuro vertice Ginevra 2, che non si terrà prima di settembre. Intanto Kerry si sposta in Giordania, per riprendere le trattative per la pace in Medio Oriente.

26 giugno 2013

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