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Allarme Repubblica Centrafricana

Esecuzioni, torture, stupri e violenze da parte del gruppo Seleka

Violazioni dei diritti umani senza precedenti nella Repubblica Centrafricana. È quanto emerge dal rapporto di Amnesty International, che denuncia le violenze di Seleka, la coalizione al potere nel Paese dal marzo 2013.

“Le forze Seleka - ha dichiarato Godfrey Byaruhanga, ricercatore di Amnesty sulla Repubblica Centrafricana - sono responsabili di bombardamenti, razzie nei villaggi, esecuzioni, torture di civili, stupri e arruolamento dei bambini. Il livello di disperazione e di assenza di ogni speranza ha raggiunto un nuovo picco a seguito delle costanti e massicce violazioni dei diritti umani, che possono costituire crimini di guerra e crimini contro l’umanità”.

Il quadro è complicato da una forte divisione del Paese in fazioni, elemento che rende impossibile il controllo delle forze Seleka anche da parte del governo del presidente Michel Djotodia.

Il rapporto denuncia stupri sulle donne e arruolamenti forzati di minori: si calcolano infatti circa 3500 bambini soldato, spesso usati per ripagare i comandanti stranieri che reclamano compensi per l’appoggio dato ai ribelli durante la guerra della Repubblica Centrafricana.

Amnesty International teme ora un’ondata di scontri religiosi: le forze Seleka sono per la maggior parte composte da musulmani, e negli scorsi mesi hanno più volte attaccato chiese e villaggi cristiani. Le milizie cristiane, di conseguenza, hanno iniziato campagne di rappresaglia contro le comunità musulmane.

“L’Unione africana a luglio si è impegnata a inviare nella Repubblica Centrafricana 3400 uomini per proteggere i civili - ha spiegato Byaruhanga - ma ne sono arrivati meno della metà, un numero completamente inadeguato in un Paese grande più del doppio della Francia”.

La Repubblica Centrafricana è teatro di scontri dal dicembre 2012. La situazione è tuttavia precipitata a marzo 2013, quando alcuni gruppi ribelli hanno rimosso il presidente François Bozizé per sostituirlo con il loro leader Michel Djotodia, trascinando il Paese in uno stato di semi-anarchia. Secondo John Ging, alto ufficiale delle Nazioni Unite, oltre la metà degli abitanti ha bisogno di assistenza umanitaria, e migliaia di persone dipendono dalle cure mediche e degli alimenti forniti dalle organizzazioni umanitarie. I militanti di Seleka spesso attaccano i centri di assistenza: Amnesty ha riportato il caso di un’aggressione a un orfanotrofio, durante il quale i ribelli hanno sparato all’impazzata terrorizzando i bambini, per poi sottrarre computer, scorte alimentari e veicoli alla struttura.

In seguito a queste denunce, le Nazioni Unite stanno ora valutando se intervenire sul territorio assumendo la guida della forza di peacekeeping inviata a luglio dall’Unione africana.

31 ottobre 2013

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