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Antiterrorismo e diritti umani in Turchia

la norma usata contro il dissenso

Le forze dell'ordine turche hanno arrestato 15 avvocati noti per le loro azioni a tutela dei diritti umani. Gli uomini si sono infatti distinti per aver difeso imputati in processi per la libertà di espressione e le vittime della violenza della polizia.

Due di loro sono stati rilasciati dopo due giorni di detenzione, mentre per gli altri è stato confermato l'ordine di custodia cautelare in attesa del processo, nonostante gli arresti siano stati effettuati in assenza di un giudice e di un rappresentante legale dell'ordine degli avvocati.

Le associazioni che si occupano della difesa dei diritti umani, come Human Rights Watch e Amnesty International, hanno immediatamente denunciato l'accaduto e la norma che ha permesso tali misure. Si tratta della discussa legge antiterrorismo, che in Turchia colpisce sempre più di frequente le voci del dissenso.

Avvalendosi della procedura delle decisioni segrete predisposta da tale norma, le autorità hanno la facoltà di non comunicare agli avvocati difensori degli imputati alcun dettaglio delle indagini.
Il problema degli arresti basati sulla legge antiterrorismo si aggrava se si somma a quello della lunghezza dei processi. In questo modo la custodia cautelare degli imputati si allunga per mesi, o a volte anni, in attesa di una sentenza definitiva.

Questi elementi - accusa Human Rights Watch - non possono essere giustificati dagli standard di diritto generalmente riconosciuti dalla comunità internazionale, e costituiscono vere e proprie detenzioni arbitrarie in violazione delle norme sui diritti umani.

Se si accoglie questa posizione, le misure di antiterrorismo e la lunghezza dei processi sono quindi incompatibili con gli obblighi che la Turchia ha sottoscritto firmando la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

23 gennaio 2013

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