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Bisogna temere i migranti?

quando immigrazione irregolare e richiesta d'asilo si intersecano e come fare a evitarlo

Giovani di diversi Paesi

Giovani di diversi Paesi Ministero degli Interni

L'Europa è destinataria di flussi di migranti solamente dagli anni '60. Prima, per secoli di storia, dalle sue terre emigravano milioni di persone, in cerca di fortuna, di libertà dalle frequenti persecuzioni religiose, di fama e di avventure. C'era chi andava in altri continenti per cercare di sopravvivere e chi vi andava per fare fortuna con i commerci, per combattere, per evangelizzare o per colonizzare. Una toccante testimonianza da Ellis Island, il porto d'attracco dei migranti a New York, diceva: "Sono venuto qui pensando che le strade americane fossero d'oro. Invece non solo non erano in oro, ma non c'erano neanche le strade. Me le sono dovute anzi costruire io".

Da qualche decennio, invece, il Vecchio Continente riceve migranti. In tutto il mondo, in questo inizio millennio, si stanno muovendo 244 milioni di persone, il 3,5% della popolazione globale. Di questi, 120 si muovono in direzione nord, e 130 verso il sud. Dei primi, 65 milioni sono profughi costretti a migrare (benché nei flussi che interessano l'Italia l'85% sia composto da "migranti economici"). Moltissimi sono coloro che migrano all'interno del proprio stesso Paese.

Negli anni 2014-2015, l'Europa ha visto arrivare un numero considerevole di richiedenti asilo dal Medio Oriente: 625.000 migranti nel 2014 e 1.2 milioni nel 2015, in maggioranza siriani. Le proiezioni della Commissione Europea di qui fino al 2060 prevedono che in Europa entreranno più di 13 milioni di persone, di cui due milioni in Italia (pari allo 0,65% della popolazione). Questi numeri sono senza precedenti per l'Europa, per cui le migrazioni sono diventate oggetto di laceranti discussioni, specie in campagna elettorale.

Le migrazioni sono un tema molto studiato in Storia, Demografia e Statistica. Ne esistono attualmente quattro direttrici: nord sud, sud nord, sud sud e nord nord (ad esempio i transiti giornalieri tra l'Estonia e la Finlandia, o molti altri tipi di relazioni tra gli ex cittadini del blocco comunista e i Paesi occidentali confinanti).

In ogni gruppo ci sono diversi soggetti che intervengono quando si attua una migrazione: il migrante stesso, almeno due Stati - quello di partenza e quello di arrivo -, le comunità di accoglienza e quelle del Paese delle persone che si spostano, le ONG di soccorso, il mondo produttivo legale e illegale. Il modo in cui avviene o non avviene l'accoglienza condiziona fortemente sia le modalità, che l'esito delle migrazioni. Per esempio un inasprimento delle condizioni di accesso può incentivare il traffico di esseri umani.

Per questo motivo il governo italiano sta lavorando all'apertura di corridoi umanitari legali e per contenere gli sbarchi. Le società di accoglienza infatti sono a loro volta caratterizzate da conflitti interni su come gestire il fenomeno, soprattutto tra Paesi europei, culminati nella crisi del regime di Schengen, di Dublino II e di Frontex. In campagna elettorale soprattutto - una campagna dove giocano un ruolo significativo anche le promesse sul mantenimento dell'attuale sistema pensionistico, che dipenderà in futuro in maniera sempre maggiore dai versamenti contributivi dei migranti -, le migrazioni diventano un tema molto serio.

La politica entra in gioco fondamentalmente per un motivo: il fenomeno migrazione è transnazionale, tuttavia il modo di gestirlo è prevalentemente affidato agli Stati nazionali. In alcuni casi, tuttavia, come l'esempio avanzato dell'Unione Europea, questi ultimi trovano forme di cooperazione o di (troppo blanda) federazione. In questo caso si aggiunge un altro livello, dove possono regnare o la solidarietà o, come purtroppo accade di questi tempi, la competizione e la litigiosità. Di seguito proveremo a individuare alcuni punti di comune dibattito in Europa e in Italia quando si parla di migrazioni, e a vedere che cosa è vero e che cosa è falso nelle asserzioni più comuni sul fenomeno.

- tra i migranti e i richiedenti asilo si nascondono terroristi. Questa affermazione è in larga misura falsa. Solo 8 persone entrate seguendo le rotte migratorie hanno cercato di compiere attentati in Europa tra il 2014 e oggi. Considerando che nel Vecchio Continente sono giunte 1,5 milioni di persone nei passati tre anni, si tratta dello 0,0005% del totale. Solo il 5% dei terroristi è un rifugiato o richiedente asilo, mentre il 75% sono residenti dello stesso Paese dove viene svolto l'attentato e un altro 14% è formato da residenti legali di Paesi europei limitrofi (fonte: Ispi). 

- bisogna discriminare tra i rifugiati politici e quelli economici erigendo alte barriere all'ingresso. Falso. In realtà, secondo la studiosa Anna Triandafyllidou autrice del saggio Governing Irregular Migration: Transnational Networks and National Borders pubblicato dall'Ispi, "la causa principale dell'immigrazione irregolare risiede nelle intersezioni tra la ricerca di una vita migliore da parte delle persone, la domanda del mercato del lavoro e i controlli restrittivi dell'immigrazione". I flussi di migranti sono di natura "misti", ovvero i migranti che arrivano seguendo le rotte migratorie (deserto e mare) sono sia irregolari - senza documenti appropriati - che richiedenti asilo. Una politica restrittiva degli accessi legali può portare a una maggiore confusione tra i due flussi, aumentando i rischi e i costi della traversata e quindi incentivando le imprese criminali. Infatti i richiedenti asilo possono tentare di accedere alle reti di traffico degli esseri umani pur di tentare di arrivare in luoghi sicuri, mentre i migranti economici possono cercare di proporsi come richiedenti asilo sperando di ottenere permessi di soggiorno stabili.

- i migranti sbarcano quasi tutti in Italia. Prevalentemente . La crisi greca degli sbarchi sembra sia stata una parentesi.  

i migranti rimangono quasi tutti in Italia. Questa asserzione è falsa se si considera l'immigrazione netta, ovvero la somma di immigrazione legale e sbarchi, al netto della cifra di chi lascia l'Italia. Abbiamo avuto un calo di circa il 15% dal 2016 al 2017. Inoltre successivamente sono calati anche gli sbarchi, molto in base a controversi accordi con la Libia.  

- l'Italia è inadempiente sull'identificazione dei migranti. Falso. L'Italia identifica oggi quasi la totalità degli sbarchi negli hotspot dell'Unione Europea. Nel 2017 il 99% dei migranti arrivati in Italia è stata identificata.

- i migranti contribuiscono a un peggioramento dei salari e delle condizioni di lavoro del Paese ospitante. Falso. Gli effetti sono esigui, si parla al massimo dello 0,5 del PIL che potrebbe essere anche di segno positivo, se segnasse un punto in cui alcuni lavoratori locali si reimpiegano in lavori maggiormente qualificati. Questo è successo per esempio in Danimarca negli anni '90. In Italia è sempre bene considerare che c'è un alto tasso di disoccupazione, ma anche questo dato sta migliorando negli ultimi anni.

- ci sono più criminali tra i migranti che tra gli italiani. Tendenzialmente falso. La situazione è complessa. Si può dire che mentre stranieri e italiani vengono incarcerati in percentuali simili per certi tipi di reati violenti, come per esempio le lesioni dolose (5,5% delle detenzioni per entrambi i gruppi), gli stranieri finiscono in carcere in percentuali maggiori per reati legati alla produzione e allo spaccio di stupefacenti (45% contro 36%). All'aumentare degli stranieri non sembra aumentare inoltre il loro "livello di delinquenza". In sintesi, la tesi secondo cui un aumento della densità degli stranieri farebbe aumentare la loro criminalità (ad es. facendo crescere la loro marginalizzazione e segregazione) non è comprovata dagli studi.

- i ricollocamenti non funzionano. Vero. Poiché la solidarietà europea è in crisi, l'Italia si trova con solo 7.277 richiedenti asilo ricollocati (verso Germania, Norvegia e Finlandia) verso altri Stati membri sui 35.000 richiedenti asilo verso altri Stati che sarebbero dovuti essere ricollocati secondo gli impegni presi dall'UE con l'Italia nel 2015. Ma se anche l'UE avesse rispettato gli accordi, avrebbe alleggerito l'Italia solo del 10% delle richieste d'asilo presentate dal 2013 a oggi, che sono circa 345.000). 

È possibile concludere affermando che i settori dove le politiche italiane dovrebbero dirigersi per gestire al meglio la situazione dei migranti sono la cooperazione con l'Europa e l'azione sull'intersezione tra accessi, mercato del lavoro e bisogni dei migranti in fuga dalle persecuzioni o dalla fame.

9 febbraio 2018

Genocidi e crimini contro l'Umanità

la negazione del valore dell'individuo

La prima definizione giuridica in materia di persecuzioni di massa risale al 1915 e riguarda il massacro delle popolazioni armene da parte dei turchi, cui seguono i processi delle Corti marziali a carico dei responsabili. Nel Trattato di Sèvres del 1920 le Grandi Potenze usano i termini di crimini contro la civilizzazione e crimini di lesa umanità.
Al termine della seconda guerra mondiale, di fronte alla tragedia della Shoah, il Tribunale Militare del processo di Norimberga contro i gerarchi nazisti stabilisce, in apertura, i crimini per i quali la Corte ha competenza...
Il 9 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva all’unanimità la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, considerato il più grave crimine contro l'Umanità.

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