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"Contro la democrazia autoritaria, l'autorità della democrazia"

Emmanuel Macron al Parlamento europeo

Il Presidente francese Emmanuel Macron

Il Presidente francese Emmanuel Macron Gonzalo Fuentes/AFP via Getty Images

Proponiamo di seguito la traduzione completa del discorso pronunciato da Emmanuel Macron lo scorso 17 aprile di fronte alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. 

Signor Presidente del Parlamento europeo,

Signor Presidente della Commissione europea,

Signore e Signori Ministri,

Signore e Signori Commissari,

Signore e Signori Deputati

Signor Presidente,

sono molto felice e molto onorato di rispondere al Suo invito in questa giornata,  per poter, come ha appena ricordato, scambiarci liberamente le nostre vedute sulla situazione della nostra Europa in un contesto tutto particolare.

Parlerei di effettuare uno scambio di punti di vista, perché le proposte io le ho avanzate già diversi mesi fa, alla Sorbona in particolare, questo è il momento degli scambi che mi sembrano oggi indispensabili in questo luogo dove voi fate vivere quotidianamente la nostra Europa tra sensibilità diverse, divergenze e convergenze, costruendo gli indispensabili compromessi che la fanno progredire.

Affronteremo dunque questo scambio di idee in un contesto che rende la nostra responsabilità più grande ancora. Un contesto che è prima di tutto quello delle divisioni e talvolta del dubbio in seno all’Europa. Quello dove si continua a discutere della Brexit, a lavorare su di essa – voglio qui salutare il lavoro condotto da diversi mesi da Michel BARNIER – ma che è anche quello di un dubbio che nasce in molti dei nostri Paesi e che, mese dopo mese, ha potuto fare emergere alcune sensibilità che rimettono in causa quelli che a volte sembravano dei fondamentali.

Un contesto dove è riapparsa una forma di guerra civile europea, dove le nostre differenze, talora i nostri egoismi, apparivano più importanti di ciò che ci unisce di fronte al resto del mondo. Una situazione inoltre dove la fascinazione illiberale, e tornerò su questo punto, cresce ogni giorno di più. Contesto dove le minacce geopolitiche – e tornerò anche su questo tema in modo mirato durante la discussione – consegnano all’Europa una responsabilità che cresce ogni giorno. Le minacce dei grandi conflitti internazionali, nel Levante come nel Sahel, ma anche dell’emergere di grandi potenze autoritarie e di una strategia chiaramente elaborata che mira a rimettere in questione il quadro del multilateralismo, nel quale l’Europa aveva preso posto, e che era contemporaneamente il contesto della sua influenza e quello nel quale avevamo costruito collettivamente la pace.

E noi ci scambiamo i nostri punti di vista oggi in un momento che è quello delle grandi trasformazioni legate al digitale, al riscaldamento climatico e alle sue conseguenze, che rimettono in profonda discussione i fondamentali della società industriale che erano stati il fondamento dei nostri compromessi, e suscitano paure che portano a rivisitare grandi equilibri, e ci impongono di ripensare la grammatica propria delle azioni collettive.

E dunque, questo momento ci consegna una responsabilità tutta particolare. Non possiamo comportarci come se le nostre discussioni fossero in qualche modo ordinarie. E questo momento è quello che ci separa dalle prossime elezioni europee, dove dovremo fare vivere le nostre lotte per gli ideali che ci hanno formati. E io desidero, per iniziare questa discussione, semplicemente condividere con voi due convinzioni forti.

La prima è che, se noi decidiamo di abbandonare il nostro attaccamento alla democrazia e a tutto ciò che comporta in Europa, si sbaglia strada. La seconda è che noi possiamo, in questo quadro, e anzi dobbiamo, costruire una nuova sovranità europea che ci permetterà di dare una risposta chiara e ferma ai nostri cittadini, possiamo proteggerli, possiamo trovare risposte a questi disordini del mondo.

In effetti, in questo mondo e in questo momento difficile, la democrazia europea, io lo credo profondamente, è la nostra migliore occasione. Il peggiore degli errori sarebbe abbandonare il nostro modello, oserei dire la nostra identità. Perfino qui a Strasburgo come a Bruxelles, fate vivere ogni giorno in Europa questa democrazia di cui parlava TOCQUEVILLE. La nostra identità è prima di tutto questa democrazia rispettosa dell’individuo, delle minoranze, dei diritti fondamentali, che va sotto il nome, che io rivendico, di «democrazia liberale».

Non voglio lasciare che si instauri questa illusione mortifera che, non dimentichiamolo mai, qui meno che altrove, ha precipitato il nostro continente verso il baratro: l’illusione del potere forte, del nazionalismo, dell’abbandono delle libertà. E io ricuso quest’idea, che conquista perfino l’Europa, che la democrazia sia condannata all’impotenza. Nei confronti dell’autoritarismo che ci circonda ovunque, la risposta non è la democrazia autoritaria, ma l’autorità della democrazia.

Poiché questa libertà emancipa e protegge l’individuo, un Parlamento come il vostro, il nostro, è un miracolo europeo. Riunire pacificamente i rappresentanti eletti dei popoli d’Europa per deliberare insieme nelle loro differenze, forti e carichi di tutto il bagaglio della loro storia e di quello che li ha divisi, costituisce un modello unico al mondo. Questo tesoro, noi lo facciamo vivere da 70 anni. Non abituiamoci a esso. Noi ci siamo assunti tutti i rischi e attraversato il peggio per arrivare qui e se vogliamo essere più concreti ancora, guardiamoci intorno, facciamo paragoni e qualche volta guardiamo anche quelle potenze che possono affascinare alcuni per la loro presunta efficacia.

In quale altro posto al mondo si ha questa stessa esigenza in materia evidentemente economica, geopolitica, diplomatica e militare, ma anche di rispetto delle minoranze, di libertà di coscienza, di eguaglianza tra uomini e donne, di rispetto per la vita privata ? in quale altro luogo fino a questo punto, con la stessa vitalità e la stessa forza?

Dunque, ci sono delle divisioni tra i Paesi perfino in seno a questo emiciclo, ma al di fuori di queste divisioni, questo modello democratico che ci vede riuniti è unico al mondo. L’identità dell’Europa è più di una democrazia desiderosa di libertà: è una cultura unica al mondo che combina questa passione per la libertà, il gusto dell’uguaglianza, l’attaccamento alla diversità delle idee, delle lingue, dei paesaggi.

Questo modello europeo non è né astratto, né datato. Esso si incarna al giorno d’oggi nel nostro comune attaccamento alla protezione dell’ambiente, del clima, della salute. Si sviluppa ora nel nostro approccio alla rivoluzione digitale nella quale solamente gli europei sono legati tanto alla libertà di innovare, quanto alla giusta regolazione e alla protezione della loro vita privata. Questa identità ci distingue del tutto evidentemente dalle potenze autoritarie prima di tutto, ma oggi anche, nota bene, da certi alleati tra i più vicini.

Il nostro partner americano, con cui condividiamo così tanto, fa fronte oggi alla tentazione del disimpegno e del rifiuto del multilateralismo, della sfida climatica o delle questioni commerciali. Questo modello, ne sono convinto, è potente come nessun altro e anche fragile, proprio perché la sua forza in ogni istante dipende dal nostro impegno e dai nostri bisogni. Ogni giorno, noi dobbiamo difenderlo insieme. Quindi, per essere all’altezza di questo compito, la prima condizione è il rispetto della verità e della responsabilità.

Alcuni imputano tutti i nostri mali a un’Europa svergognata, che sfugge così alle proprie responsabilità, e ci dicono con freddezza che i popoli non ne possono più dell’Europa. Essi propongono delle vie luccicanti d’oro, e talvolta vengono creduti. In seguito si sottraggono alle loro responsabilità quando ci sarebbe bisogno di guidare il loro popolo fino in fondo alla loro avventura. Altri affermano che non dobbiamo accelerare il passo perché ciò porterebbe a sottoporre i popoli a indebita pressione, e così facendo si farebbe il gioco dei populisti. Costoro vorrebbero che ci si abituasse a una musica ben nota: quella della paralisi, del non prendere mai coscienza di questo tempo che è il nostro.

Io credo che non ci sia niente di più sbagliato. Sarebbe comodo, in effetti, "sciogliere il popolo" o eccitare queste passioni per evitare di proporre un cammino. Criticare senza proporre, distruggere senza ricostruire. Non è il popolo che ha abbandonato l’idea europea, è il tradimento dei suoi dignitari che la minaccia. Bisogna ascoltare la collera dei popoli dell’Europa oggi. Non è di pedagogia che hanno bisogno, ma di un progetto nuovo, di una provata efficacia nel quotidiano. E coloro che fanno commercio di tale collera che essi stessi provocano propongono come solo passo per l’avvenire la via senza ritorno del ritorno alle lacerazioni nazionaliste del passato. Noi le abbiamo sperimentate in ogni maniera e ne abbiamo già patito tutte le conseguenze.

Per ravvivare l’Europa dei popoli, dobbiamo dunque accettare di agire in un altro modo, attingendo alla fonte della democrazia. Guardiamo le cose in faccia: come essere soddisfatti di elezioni europee dove meno di un cittadino su due si muove da casa per recarsi a votare? Dunque, costruiamo nell’anno che viene la realtà di un dibattito strutturato sulle convinzioni e sulle proposte. Non possiamo oggi comportarci come ieri, vale a dire, rifiutarci di parlare d’Europa, ripartirci i posti, accusare Bruxelles o Strasburgo di tutti i mali. Continuare a fare questo significa decidere di fare un gioco ingannevole che può anche convenire a ciascuno di noi, ma non porterà a risolvere alcun problema. Io credo come voi alla nobiltà e alla complessità della scelta democratica.

In qualità di rappresentanti dei popoli d’Europa voi incarnate questa scelta, prendete quotidianamente delle decisioni, definite dei compromessi, elaborate delle soluzioni, perché avete ricevuto il mandato dei popoli. E il nostro compito comune è di fare vivere questa democrazia europea, in fondo così giovane.

Questa è la ragione per cui, in vista delle elezioni e nei tempi contenuti delle campagne elettorali, noi dobbiamo suscitare un vivo dibattito, creare questo spazio pubblico europeo che troppo spesso abbiamo trascurato. È in questo spirito di prova e innovazione che ho proposto le consultazioni cittadine da quest’anno.

Io lancerò questa proposta in Francia questo stesso pomeriggio, aprendo a un dibattito franco, aperto, duro e difficile, ma anche indispensabile per sapere ciò che riunisce e divide, per uscire dall’alternativa semplicistica tra sì e no su una questione della quale generalmente non si esaminano né i presupposti, né le preoccupazioni sottostanti. Il tutto per cercare di condurre democraticamente un dibattito critico di questa Europa che è la nostra.

Mi rallegro che tutti gli Stati membri abbiano accettato di condividere questa sfida. Conosco l’impegno del Presidente JUNCKER e della Commissione europea in questa azione e desidero ringraziarli di questo. E misuro con mano anche il Suo ruolo essenziale, Signor Presidente TAJANI, in questo esercizio, e voglio ringraziare anche Lei. E invito ognuna e ognuno di voi nel vostro Paese e ovunque in Europa a partecipare attivamente a queste discussioni essenziali, perché il vostro impegno è una condizione essenziale di questa vitalità democratica.

La seconda convinzione che vorrei condividere rapidamente con voi è quella della necessaria sovranità europea. Difendere l’idea d'Europa non significa difendere un’idea astratta, la diluzione in qualche modo delle nostre proprie sovranità, no, è invece agire in conseguenza del fatto che di fronte a questi grandi cambiamenti del mondo, a queste grandi trasformazioni, a questo momento che viviamo, abbiamo bisogno di una sovranità più forte della nostra, complementare e non sostitutiva, che sola permetterà di affrontare le grandi migrazioni, l’insicurezza planetaria, le trasformazioni economiche, sociali e ambientali e di fornire le risposte giuste. È questa dunque, la sovranità europea in cui credo.

Su questo argomento, voi avete fatto molto e io desidero rendervene atto, ma da qui alla fine della legislatura, nella primavera 2019, dobbiamo ancora ottenere dei risultati tangibili su diversi fronti. Ad esempio dobbiamo agire sul fronte delle migrazioni, sbloccando il dibattito avvelenato sul regolamento di Dublino e sui ricollocamenti, ma anche superando questa discussione, costruendo la solidarietà esterna ed interna di cui la nostra Europa ha bisogno. Io propongo anche di creare un programma europeo che sostenga direttamente, finanziariamente, le collettività locali che accolgono e integrano i rifugiati.

Il secondo argomento, cioè la tassazione del digitale. Facendo seguito alla proposta della Commissione di creare una tassa a breve termine che metta fine agli eccessi più scioccanti, io sostengo questa proposta, essenziale e che permetterà quindi, così io mi auguro, di allocare risorse proprie nel futuro budget.

La riforma economica e monetaria dell’Unione è un terzo fronte indispensabile da approcciare prima della fine di questo mandato, definendo una tabella di marcia che ci permetta di avanzare a tappe in direzione dell’unione bancaria e della messa in atto di una capacità finanziaria in grado di favorire la stabilità e la convergenza nella zona euro.

Infine, ciò che ci tiene insieme, non è solamente una valuta o un trattato, ma è un sentimento di appartenenza, altrimenti detto una cultura, e potrei a questo proposito suggerire, poiché è essenziale, l’istituzione di università europee, che sta compiendo reali progressi, o la diffusione degli Erasmus, ma qui voglio insistere su uno dei vostri lavori in corso, essenziale ai miei occhi, che è quello del diritto d’autore, della protezione dei creatori di opere d’ingegno e di arte. Questo spirito che pervade le nostre società è il brodo di coltura senza il quale l’Europa non sarebbe più questo continente caratterizzato da pluralità vitale e genio creativo.

Su questi quattro fronti questa legislatura ha una responsabilità particolare, e voi avete compreso quale sarà la posizione della Francia. Ma al di là di questo, bisogna costruire questa sovranità europea piena e totale per proteggere i nostri concittadini. In materia di sicurezza interna, esterna e di difesa, nel corso degli ultimi mesi abbiamo fatto molti progressi, ed esprimo il mio apprezzamento per quello che sta realizzando la vostra assemblea in merito al fondo europeo della difesa.

Di fronte a tutte le tensioni del momento con alcuni vicini come la Russia, l’Europa ha mostrato un volto di unità e di sovranità. Abbiamo bisogno di continuare questo lavoro.

La sovranità è anche economica e commerciale. Anche in questi ambiti abbiamo saputo mostrare questo volto unito e mi rallegro dei progressi ottenuti dalla Commissione in questi ultimi mesi in materia di sovranità economica e commerciale, per difendere i nostri settori strategici in materia di investimenti. Si tratta di un avanzamento essenziale per progredire sul piano commerciale, e ritornerò in modo preciso su questo argomento nel corso del dibattito. Una posizione unita, risoluta in materia di sviluppo delle nostre opportunità economiche, ma anche in grado di proteggere i nostri interessi legittimi, sia dei lavoratori che dei nostri consumatori.

Io credo a questa sovranità economica che stiamo formando, grazie alla competitività che ciascuno Stato costruisce con le sue riforme, alla solidarietà indispensabile che dobbiamo sviluppare maggiormente in seno all’Unione economica e monetaria, e a una politica commerciale più realistica che dobbiamo portare avanti.

La sovranità è anche climatica ed energetica. Questo aspetto è indispensabile. Noi dovremo rapidamente aprire il dibattito per rivedere al rialzo il contributo europeo nel quadro dell’Accordo di Parigi. A questo proposito stiamo finalizzando le discussioni sul pacchetto energia-clima, ma è chiaro che dovremo aprire una nuova tappa. Diversi tra voi si sono già impegnati e io auspico che nei prossimi mesi possiamo riaprire il dibattito su un prezzo minimo per il carbone. La Francia sosterrà l’idea di un prezzo minimo e di una tassa alle frontiere per il CO2. Questo non è né una moda passeggera né un mero tecnicismo, ma è il requisito di una transizione energetica credibile.

La quarta sovranità che dobbiamo portare ancora avanti a un grado più sviluppato è quella della salute e dell’alimentazione. Nelle nostre politiche del quotidiano, nelle nostre scelte di budget di oggi e domani, dobbiamo sostenere una sovranità alimentare di qualità. Ciò è quanto i nostri concittadini si aspettano da noi, è ciò che dobbiamo loro. È buono per le nostre economie e i nostri territori, è buono per i nostri concittadini ed è una scelta coerente con i nostri impegni a lungo termine.

La quinta sovranità che noi dobbiamo difendere è evidentemente quella digitale, e a questo proposito desidero salutare il vostro lavoro che ha portato a elaborare ciò che apparirebbe al giorno d’oggi in tutti i dibattiti internazionali come la legislazione di riferimento, quella che permette di proteggere i dati personali dei nostri concittadini. Là dove altri ci prendevano per quelli, uomini e donne, che proponevano in qualche modo protezioni illegittime, noi stiamo diventando uno spazio geografico unico al mondo dove favoriamo l’innovazione e l'innovazione di rottura, e io difenderò questa scelta nei dibattiti a venire e, nello stesso tempo, difenderò il nostro sforzo di metterci in grado di proteggere le libertà individuali.

Infine questa Europa di libertà e di eguaglianza si basa su un nocciolo di valori sociali che noi abbiamo proclamato insieme a Göteborg. Questa Europa sociale è anche quella della sovranità, questo nocciolo in cui crediamo. Ci sono delle differenze, ma non dobbiamo tuttavia nutrire queste divergenze, che sono anzi il senso dell’avventura europea, quello di una convergenza accresciuta. È per questo che ci siamo battuti in diverse occasioni in questi ultimi mesi per regolare il lavoro distaccato. Il Parlamento europeo ha permesso di migliorare ancora il compromesso trovato al Consiglio e io mi rallegro che questa riforma possa al più presto trovare applicazione.

Voglio anche salutare il lavoro che è stato portato avanti, che ci offre precisamente l’immagine di un’Europa protettrice ed efficace. Queste sovranità europee, noi dobbiamo continuare a costruirle. Esse devono essere il cuore di un progetto coerente e devono nutrire la filosofia del quadro pluriennale a venire. E io desidero realizzare la mia proposta su questo punto, il budget di cui discuteremo deve riflettere un progetto politico di coerenza, efficacia e convergenza.

La Francia è pronta ad aumentare il suo contributo, ma a tal fine bisogna proprio ripensare il budget, creando nuove risorse proprie. Io sono favorevole a questo per quanto riguarda il digitale come pure per certe risorse energetiche, sopprimendo gli sconti che non sopravviveranno alla Brexit, finanziando degnamente l’azione europea in materia di difesa e di migrazione, modernizzando le politiche attuali e definendo alcune condizioni, direi piuttosto di convergenza in materia fiscale e sociale, soprattutto. Non dobbiamo rinnegare alcuna ambizione delle politiche esistenti, ma dobbiamo aggiungere le nostre nuove ambizioni. È in questo senso che in tutti i casi la Francia opererà nei prossimi mesi.

Avrete compreso benissimo, Signore e Signori, che il Parlamento europeo è ai miei occhi la sede della legittimità europea, della nostra responsabilità e vitalità. È qui che si gioca una partita per l’avvenire dell’Europa, l’Europa come unione della nostra sovranità per mezzo di e con una sovranità più grande ancora, quella che ci unisce. Questa unione al servizio della pace e della solidarietà che offre al mondo uno spazio unico di stabilità e di sicurezza. È qui che dobbiamo ancorare la rinascita di un’Europa che sia nel cuore stesso dei suoi popoli. Io spero che nei prossimi mesi giungeremo a superare le fratture tra il nord e il sud, l’est e l’ovest, i piccoli o i grandi, il ripiegamento sugli egoismi nazionali.

Io appartengo a una generazione che non ha conosciuto la guerra e che si sta permettendo il lusso di dimenticare ciò che i suoi predecessori hanno vissuto. In molti oggi pensano che si possa continuare a preferire i contrasti abituali, le certezze di ieri, perché ci siamo abituati, le divisioni sono ben note e ben concertate. Ma io vengo anche da una famiglia e da una terra che ha conosciuto tutte le tragedie omicide della nostra storia passata. Allora le scelte sono semplici, io personalmente non voglio appartenere a una generazione di sonnambuli, che avrà dimenticato il proprio passato o si rifiuterà di vedere i tormenti del suo proprio presente. Ciascuno nei tempi che si aprono riprenderà le sue responsabilità, ma io voglio appartenere auna generazione che avrà deciso fermamente di difendere la sua democrazia, perché questa non è una parola alla quale ci si è abituati o nella quale ci si è infiacchiti, ma una parola che possiede tutto il suo senso perché è il frutto delle battaglie passate.

Io voglio appartenere a una generazione che difenderà questa sovranità europea perché ci siamo battuti per averla, perché essa ha un senso ed è la condizione che permetterà alle generazioni a venire, di scegliere, in tale momento, esse stesse il loro avvenire. E non cederò ad alcuna fascinazione per le sovranità autoritarie, ad alcuna scorciatoia dei tempi attuali, ma penso che insieme, la nostra responsabilità nei mesi a venire sia di organizzare il vero dibattito europeo, di avere delle vere scadenze europee, che sole permetteranno ai nostri popoli di scegliere, tra coloro che vogliono un’Europa che non fa più proposte, che vogliono un’Europa del ripiegamento, che vogliono un’Europa dell’abitudine e coloro che invece sono pronti a portare avanti un’Europa dell’ambizione, di una sovranità reinventata, di una democrazia vivace, quella alla quale noi crediamo. Vi ringrazio.

Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica francese

17 aprile 2018

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