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Coronavirus, sul web tornano teorie antisemite del complotto

L'analisi di Cécile Guerin su Haaretz

Mentre la crisi dovuta al diffondersi del coronavirus si aggrava, i suprematisti bianchi e gli ideologi di estrema destra ripropongono vecchie teorie che individuano negli ebrei gli ideatori di un complotto per diffondere l'epidemia, e alcuni esponenti politici ne approfittano.
Lo afferma Cécile Guerin, giornalista freelance francese e ricercatrice presso l'Institute for Strategic Dialogue (centro  specializzato negli studi sull'estremismo con sede a Londra), in un'analisi pubblicata sul quotidiano israeliano Haaretz.

L'idea del coronavirus come effetto di un complotto globalista fomentato dallo Stato profondo e dai sionisti, che coinvolge tutti, da George Soros a Bill Clinton, si è fatta strada non solo nei siti gestiti da rappresentanti dell’estrema destra, ma anche nelle piattaforme largamente utilizzate, nonostante gli sforzi delle società tecnologiche per bloccare false notizie ed espressioni di odio.

Negli Stati Uniti, alcuni candidati al Congresso hanno condiviso teorie antisemite sulla cospirazione. In un tweet di fine di febbraio, ora cancellato, la candidata del Partito Joanne Wright ha scritto: "@BillGates non finanzia la ricerca presso il laboratorio di Wuhan dove è stato creato il Coronavirus? Non è @georgesoros un buon amico di Gates?" E ha concluso il suo tweet con l'hashtag #DeepStateCabal.
Paul Nehlen, un altro candidato repubblicano, ha recentemente affermato che Israele aveva "scatenato un'arma biologica" contro la Cina.

In Francia, un candidato del partito di estrema destra di Marine Le Pen, Rassemblement National (RN), ha condiviso un video antisemita intitolato "Coronavirus for goy”, proveniente dal sito di social media russo VKontakte. Il video è poi arrivato su Twitter.

Secondo Guerin, la proliferazione, in rete e fuori dalla rete, di teorie della cospirazione rende più vulnerabili le comunità religiose e le minoranze, permettendo a teorie in precedenza marginali di essere ampiamente condivise e raggiungere nuovi pubblici.

Molte aziende tecnologiche hanno intensificato gli sforzi per affrontare queste teorie basate sulla disinformazione e sulla cospirazione. Facebook, YouTube e Twitter hanno tutti annunciato nuove misure per indirizzare gli utenti verso fonti mediche affidabili (come l'OMS), e Facebook e Twitter hanno recentemente eliminato i post di leader mondiali che contraddicono le raccomandazioni della medicina ufficiale. Tuttavia, queste misure colpiscono principalmente la disinformazione in quanto minaccia per la salute pubblica, ma fanno ben poco per rompere il legame tra disinformazione e odio. E sono poco efficaci in aree meno facili da monitorare, come gruppi di Facebook o app come WhatsApp, che continuano a dare spazio alla disinformazione e all’odio.

6 aprile 2020

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