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Ecco come si presenta veramente "l'invasione" di cui parla Trump

ce lo dice un reportage del Guardian

La carovana dei migranti è formata in gran parte da donne con bambini

La carovana dei migranti è formata in gran parte da donne con bambini Hans-Maximo Musielik/Hans-Maximo Musielik per il Guardian US

Il 15 novembre 2018, la carovana dei 7.000 migranti provenienti per lo più dall’Honduras, che hanno attraversato il Messico con la speranza di giungere al confine con gli USA e sollevare il tema politico dell’accoglienza con le autorità americane, è giunta a Tijuana. Il giornalista del quotidiano inglese The Guardian Bryan Mealer si è unito al primo gruppo di migranti per andare a verificare se realmente si tratti di un’”invasione” come ha dichiarato Donald Trump, che proprio in queste ore ha ottenuto dal Messico alcune garanzie sui rimpatri, che dovrebbero essere condotti direttamente dallo Stato senza che i rifugiati entrino nel territorio USA.

Mealer è arrivato presso la carovana a metà ottobre, quando essa era in viaggio da 2 settimane e aveva percorso 600 miglia. I migranti partivano da San Pedro Sula, una delle città più pericolose al mondo, hanno poi attraversato montagne, foreste e fiumi, e infine hanno cominciato a configurarsi come quella “minaccia internazionale” di cui parla Trump. La polizia messicana li ha già attaccati con manganelli e gas lacrimogeni.

Una cosa che ha notato Mealer è la gentilezza straordinaria della maggior parte delle persone che hanno incontrato i migranti lungo il percorso. Molte persone hanno offerto loro acqua e arance o passaggi quando la fatica del cammino era troppa. E questa accoglienza non veniva meno neanche se i primi 4.000 migranti, arrivando in un piccolo centro, creavano inevitabili problemi di sovraffollamento, code, “esaurimento delle energie, caos”. Per esempio nella cittadina di San Pedro Tapanatepec nello Stato di Oaxaca, in molti si sono prodigati per aiutare le famiglie con bambini, che provenivano da nove ore consecutive di cammino, sfiancanti già per un adulto.

Particolarmente toccante è la vicenda dei bambini con disabilità che fanno parte della carovana. Per esempio, Mealer ha incontrato la famiglia di María Cáceres, con il figlio quindicenne Javier affetto dalla sindrome di Down. Sono dovuti fuggire perché a San Pedro Sula gang di malavitosi avevano dato fuoco alla loro casa, assassinando i due fratelli di Maria. Spesso è la criminalità organizzata a mettere in fuga queste persone. Il viaggio per Javier è particolarmente difficile, perché oltre a essere Down soffre anche di idrocefalia, una malattia per cui il cranio raccoglie acqua dal resto del corpo. Non c’è solo il trauma di avere abbandonato i fratelli e trovarsi in questo difficile percorso di fuga con la madre, ci sono anche la fatica, i malditesta, gli svenimenti e le convulsioni.

Anche la famiglia di Juan Antonio ha una figlia con una patologia cerebrale, Lesly Si muove con un deambulatore ed è molto affaticata. Juan è un’eccezione per la carovana: un padre single in mezzo a moltissime donne. Questa è la carovana di migranti che dovrebbero invadere gli Stati Uniti, secondo il Guardian invece, si tratta di una lunga fila di afflitti, soprattutto donne e bimbi, alcuni dei quali menomati o disabili. Juan racconta che sempre nella città di San Pedro Sula oppressa dalla mafia, un uomo si era introdotto in casa sua e aveva stuprato sua moglie. La polizia non aveva fatto niente perché lo stupratore era un uomo delle gang, alla fine Juan si era dovuto separare dalla donna in quanto lei non era più in grado di prestare le cure necessarie alla bimba disabile. Juan, la bimba, la nuova moglie e il fratello di lui hanno intrapreso il viaggio con la carovana sperando di raggiungere un fratello che vive negli Stati Uniti.

In definitiva, la carovana è un “gruppo fragile di persone, che non sa dove andrà da un giorno con l’altro”. Nessuno il controllo di questa operazione, anche se ci sono alcuni membri della formazione Pueblo Sin Fronteras, che hanno organizzato viaggi simili in precedenza.

Ci sono poi alcune brigate che vanno in avanscoperta cercando di capire, a mano a mano che continua l’avanzata verso nord, dove le donne e i bambini potranno essere accolti per dormire, sgranchirsi, provvedere ai propri bisogni e sfamarsi.

“Per contrastare questa gente, Donald Trump ha ordinato l’invio di 5.000 militari alla frontiera con il Messico. Un soldato per ogni migrante, ad attenderlo con una pistola” sottolinea Mealer. Senza contare gli odiatori online, che affollano Twitter con messaggi di cui quelli più tolleranti sono dei polemici: “Chi paga?”. Altri lanciano invettive e accuse contro George Soros accusato di finanziare la carovana, oppure contro i Democratici.

Ogni volta per i migranti sono ore di tensione, ogni imprevisto oltre che fatica genera incertezza e paura. Tutte queste famiglie cercano solo un riparo - e sperabilmente un futuro - per i loro figli spesso già messi a dura prova dalla vita.

27 novembre 2018

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