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I rifugiati alla porta d'Europa

tra norme italiane e dimensione europea

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.


Così recita l’Articolo 3 della Costituzione italiana. La tragedia di Lampedusa riporta all’ordine del giorno la questione del diritto di asilo e dell’adeguatezza o meno dell’Italia rispetto alle normative internazionali.

Va innanzitutto presa in considerazione la definizione della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati, che identifica il rifugiato come colui "che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra".

Se quindi si volesse tralasciare il dovere morale - richiamato da Papa Francesco - di soccorrere tutti coloro che approdano in Italia anche solo per il desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita, bisognerebbe tenere conto della situazione politica di questi migranti, che spesso fuggono da guerre civili, persecuzioni e terribili violenze nei loro Paesi di origine, e che quindi rientrano a pieno titolo nella categoria dei rifugiati.

Non c’è una sostanziale discrepanza normativa tra l’Italia e l’Europa, quello che manca a Roma è una vera legge organica in materia. Di conseguenza l’Italia gestisce la questione migranti con risorse limitate, leggi inadeguate e ritardi cronici, lasciando il Paese in un continuo stato emergenziale. Stato che ci è valso un richiamo da parte dell’UNHCR, secondo cui in Italia manca “un sistema strutturato e funzionale per la protezione, assistenza e integrazione, e che riduca le difficoltà operative per le amministrazioni locali, il volontariato, le forze di polizia e tutti gli operatori del settore”.

A complicare la situazione esiste poi il regolamento europeo Dublino II, del 2003, che stabilisce che il Paese competente a valutare la richiesta di asilo dei migranti è il primo Stato in cui questi approdano. Norma che causa un sovrabbondante numero di richieste che si riversano sulla - già priva di risorse adeguate - pubblica amministrazione, portando a ritardi e sovraffollamenti nei centri di raccolta dei migranti. Il tutto aggravato dalla legge Bossi-Fini del 2002, che ha decentralizzato la procedura di asilo e istituito ben dieci Commissioni territoriali adibite al vaglio delle richieste e alla valutazione della concessione dello status di rifugiato o di beneficiario di protezione sussidiaria.

Certamente l’Italia è carente per quanto riguarda l’applicazione di queste normative, e certamente i Paesi europei assorbono poi la maggioranza dei migranti: se in Italia si conta un rifugiato per mille abitanti, questo numero sale a 7 in Germania e addirittura a 9 in Svezia. C’è da dire però che l’Italia è la porta dell’Europa, e che la questione migranti non può essere gestita solo dal governo di Roma.

In questi anni Strasburgo ha emesso diverse sentenze di condanna per l’Italia per i respingimenti dei migranti - contrari alla Convenzione del ’51 - e lo stesso Consiglio d’Europa pochi giorni fa ha duramente criticato le politiche italiane sull’immigrazione, ma dall’Europa serve di più.

È quanto ha ribadito anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiedendo “più impegno da parte di Bruxelles”. Un impegno che significa soprattutto fornire al Frontex - istituzione creata dalla Commissione europea per il pattugliamento del Mediterraneo - mezzi adeguati per poter intervenire in situazioni come quella verificatasi a Lampedusa.

Oggi l’Europa, dal Commissario per l’integrazione Malstrom al Presidente Barroso, promette sostegno al nostro Paese in tema di aperture sul diritto di asilo europeo, ma contemporaneamente ci rimprovera di aver già inviato a Roma molti fondi per fronteggiare la questione sbarchi.

Il tema centrale, al di là dell’aspetto normativo, resta comunque il diritto - umano e morale - che i rifugiati hanno di essere accolti da un Paese che, è giusto ricordarlo, è il primo e unico approdo delle carrette del mare.

4 ottobre 2013

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