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Il coronavirus rafforza la popolarità degli autocrati europei

il "caso Ungheria" nell'analisi di Balkan Insight

Il Presidente ungherese Viktor Orbán (a sin.) e il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ad Ankara

Il Presidente ungherese Viktor Orbán (a sin.) e il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ad Ankara MTI/AP Burhan Ozbilici

Nei paesi dell'Europa centrale e sud-orientale i sondaggi d’opinione premiano i leader con tendenze autoritarie, nonostante le limitazioni dovute all’emergenza da coronavirus, i problemi economici, le debolezze dei sistemi sanitari e gli attacchi alle libertà politiche.

La ragione è il maggior bisogno di sicurezza tipico delle fasi dominate dalla paura come l'attuale e questo viene abilmente sfruttato dai governi autoritari per rafforzarsi, secondo l’analisi curata da Reporting Democracy, piattaforma che diffonde articoli, inchieste, interviste realizzati da giornalisti di diversi paesi sulla democrazia in Europa, gestita dalla Balkan Investigative Reporting Network (BIRN), una rete di organizzazioni no profit che promuove la libertà di parola, i diritti umani e i valori democratici nell'Europa meridionale e orientale.

L'analisi, pubblicata sul sito Balkan Insight, copre una vasta area dalla Polonia ai Balcani, alla Moldavia e comprende anche la Turchia, dove un sondaggio pubblicato il mese scorso dalla Metropol Research Company ha mostrato l’aumento della popolarità del Presidente Recep Tayyip Erdogan al 55,9% in marzo dal 41,9% di febbraio, che rappresentava un minimo storico per il leader turco, nei mesi scorsi indebolito dall’esito del conflitto in Siria e da una profonda crisi economica.

"In tempi di crisi le persone si stringono attorno ai leader politici e cercano un salvatore, spinte dalla paura e dall'ansia", ha detto a BIRN Sezin Oney, politologo che lavora a Istanbul. “La popolarità di Erdogan è aumentata di quasi 15 punti percentuali, questa tendenza è presente ovunque nel mondo".

Negli ex stati comunisti, a lungo criticati per l’arretramento sul terreno dei diritti democratici, le iniziative prese tempestivamente dai governi nei primi giorni della pandemia hanno contribuito a frenare il contagio da COVID-19 e fatto crescere il prestigio delle autorità.
Il confronto tra i tassi di mortalità da coronavirus, elaborati da Worldometer e relativi al 5 maggio, mostravano i livelli più alti in Belgio, Spagna e Italia: in Belgio il virus aveva causato 692 decessi per milione di persone, in Spagna il numero era 548 morti per milione, in Italia 481 per milione.
Cifre molto più basse erano state invece registrate in Romania (44 decessi per milione), in Turchia e Macedonia settentrionale (41 decessi per milione) e in Ungheria (36 per milione). Ancora meno le vittime in Albania e Bulgaria con 11 decessi per milione e in Slovacchia con cinque per milione.

In cifre assolute Gran Bretagna e ltalia avevano il maggior numero di morti - oltre 32.000 e 29.000 rispettivamente, contro circa 3.500 vittime in Turchia e numeri ben al di sotto di mille, e in molti casi a sole due cifre negli altri paesi dell'Europa centrale e sud-orientale.

Pragmatismo politico

Gli esperti affermano che la pandemia ha dato ai governi un'opportunità senza precedenti di ottenere l'approvazione popolare per un ampliamento dei poteri che in tempi normali sarebbe considerato al limite della tirannia. "Il futuro di questo supporto, tuttavia, non è certo”, ha detto Oney.

In Turchia lo scorso 13 aprile, poco prima che il Parlamento votasse un pacchetto di leggi comprendente un maggiore controllo del governo su media, società civile, università e social network, il Presidente Erdogan ha dichiarato: "Alcuni media e alcuni uomini politici sono più pericolosi del virus. Attaccano e criticano il governo invece di sostenerlo in questi giorni difficili, ma il nostro Paese si sbarazzerà molto presto dei media e dei virus politici".

Questo tipo di comportamento non si è verificato solo in Turchia. L’Indice di Trasformazione (che analizza i processi di cambiamento verso la democrazia e l'economia di mercato in 137 paesi) elaborato dalla Fondazione Bertelsmann (organizzazione no profit tedesca), mostra che gli abusi di potere sono in aumento nelle autocrazie di tutto il mondo. "Lo stato di diritto e le libertà politiche vengono anche erose in un numero crescente di democrazie. Gli effetti della pandemia da coronavirus minacciano di intensificare questi sviluppi”, dice il rapporto 2020 sulla situazione della democrazia.

Il caso Ungheria

Dopo lo stato di emergenza imposto l'11 marzo e prolungato il 31 marzo fino a data indefinita, il sostegno al Partito Fidesz del Premier ungherese Viktor Orban è aumentato: il 78% dei cittadini intervistati dall'istituto Nezopont, considerato vicino al governo, ha apprezzato le misure di decretate. E già il 21 marzo un sondaggio del Publicus Research Institute aveva mostrato che la popolarità di Fidesz era salita al 29% (un punto percentuale in più del mese precedente), mentre il sostegno al blocco dell'opposizione era sceso al 25% dal 34%.
Il Paese all'inizio di maggio ha dichiarato circa 3.000 casi di coronavirus, con circa 360 ​​morti.

Il 4 maggio il governo ha imposto limiti all'applicazione del Regolamento Generale dell'Unione europea (UE) sulla Protezione dei Dati (General Data Protection Regulation, GDPR) e ha inoltre reso difficile l’accesso alle informazioni di pubblico interesse estendendo il termine entro cui - in base alle norme sulla libertà di informazione - le istituzioni pubbliche devono dare risposta, da 15 a 45 giorni, prorogabili di altri 45 giorni.

Con queste mosse, giustificate con la necessità di fermare la diffusione del coronavirus, le autorità possono utilizzare i dati personali dei cittadini senza regole chiare su quando e per quale scopo saranno utilizzati e i giornalisti potrebbero dover aspettare anche tre mesi per avere accesso a informazioni di importanza vitale, con il rischio che le informazioni diventino irrilevanti o obsolete.

Il governo ha affermato che entrambe le decisioni saranno revocate una volta finito lo stato di emergenza. Ma i gruppi per la difesa dei diritti e i partiti di opposizione temono il ripetersi di quanto avvenuto con i decreti emanati nel 2015 per arrestare l’arrivo dei migranti, che sono ancora in vigore oggi nonostante il drammatico calo del numero di migranti e rifugiati arrivati.

L’Ungheria è classificata come l’unico Stato non democratico nella UE in base al rapporto “Nazioni in transizione”, pubblicato a maggio dall'organizzazione non governativa internazionale Freedom House, e occupa l’ultimo posto nell'Indice Mondiale della Libertà di Stampa elaborato da Reporter Senza Frontiere (RSF) e citato da Balkan Insight in un altro articolo sull'Ungheria.

"Tutti questi paesi hanno subito ripercussioni a livello nazionale o internazionale per delle misure che violano le libertà politiche e civili e possono trasformare la natura del loro sistema politico in una forma di governo più autoritaria", ha detto Blerim Vela, analista che lavora in Kosovo, intervistato da BIRN. "Nel lungo termine, le misure prese durante la crisi del coronavirus saranno contestate a livello nazionale, se sono percepite dal grande pubblico come non correlate all'emergenza sanitaria e rispondono solo agli interessi della leadership al governo o di un partito politico."

Azione decisiva

In Polonia il governo populista è stato rapido nell'introdurre misure restrittive per contenere la diffusione del virus, limitando la libertà di movimento. Con lo scoppio dell'epidemia all'inizio di marzo la valutazione sul Presidente Andrzej Duda è migliorata tanto da convincerlo di poter vincere il primo turno delle elezioni presidenziali previsto per il 10 maggio. Secondo un sondaggio della società di ricerca IBRiS pubblicato ad aprile, il 52% degli elettori puntava su Duda, mentre il secondo candidato, Wladimir Kosiniak-Kamysz, era al 12,6%. Le elezioni sono poi state rinviate a causa della pandemia e dovrebbero essere tenute entro il 28 giugno.
La Polonia al 5 maggio aveva circa 14.400 casi confermati e oltre 700 morti.

In Romania (quasi 14.000 casi confermati e 841 morti) un sondaggio pubblicato il 10 aprile dall'istituto di ricerche indipendente IRES ha mostrato che per metà dei rumeni il governo di centro destra ha reagito correttamente alla pandemia. Radu Magdin, analista di Smartlink Communications, ha messo a confronto la risposta "rapida" della Romania con quella di Italia e Spagna. "La principale sfida per l'attuale governo, anche in termini di percezione pubblica e consenso elettorale, è mostrare una simile risolutezza riguardo alle misure economiche necessarie per ripristinare la crescita e prevenire una crisi più profonda", ha detto.

In Slovacchia la pandemia ha coinciso con l'insediamento del nuovo governo, il 21 marzo, dopo la vittoria elettorale del Partito anticorruzione del Primo ministro Igor Matovic, che ha subito imposto limiti al diritto alla circolazione e alla privacy, mantenendo comunque un forte consenso. Stando al sondaggio del 29 marzo dell'agenzia Focus per il quotidiano Dennik N, oltre il 90% degli slovacchi ha approvato l'uso obbligatorio di maschere protettive in pubblico e la chiusura delle scuole, indipendentemente da chi ha introdotto le misure. Anche il controllo dei telefoni attraverso i dati di localizzazione ha avuto il 65% di consenso.
Il Paese ha segnato uno dei migliori risultati in Europa nel controllo dell'epidemia con 25 morti al 5 maggio.

In Moldavia (oltre 4.300 casi di coronavirus e 136 morti) la censura sui dati sanitari ufficiali si è sommata al controllo sui media, dicono gli analisti.
A metà aprile, un sondaggio sulla fiducia nelle autorità durante la pandemia, commissionato dall'organizzazione non governativa IDIS Viitorul, ha indicato al primo posto i medici con il 17,7%, seguiti dal Presidente Igor Dodon con il 10,2%. Rispetto alle intenzioni di voto, il Partito Socialista filo-russo del Presidente Dodon avrebbe ottenuto la maggioranza assoluta in caso di elezioni immediate, mentre solo altri quattro partiti avrebbero ottenuto seggi in Parlamento.

Balcani - La sicurezza prima di tutto

Nella Macedonia del Nord il governo ha approvato quasi 90 "decreti con forza legge" nel giro di un mese dalla dichiarazione dello stato di emergenza il 18 marzo. La Macedonia del Nord registrava circa 1.500 casi e 86 decessi.

In Serbia - il Paese nei Balcani più colpito dal coronavirus con circa 9.700 contagi e quasi 200 morti, il governo ha
introdotto il coprifuoco e rigide regole di quarantena dal 15 marzo. Secondo un sondaggio dell'Istituto per gli Affari Europei (sede a Belgrado) il 61,2% degli intervistati voterebbe per il Partito Progressista Serbo al potere, guidato dal Presidente Aleksandar Vucic, in caso di elezioni immediate.
Tuttavia va tenuto presente il contesto. "Il sondaggio è stato condotto in un momento di emergenza, con le attività politiche sospese e i cittadini esposti quotidianamente a ore di interventi di esponenti del partito leader su quasi tutte le frequenze nazionali, mentre gli altri erano in disparte", ha precisato l'Istituto.

In Kosovo, la risposta del governo alla pandemia ha determinato una crisi politica sfociata il 25 marzo in una mozione di sfiducia nel partito al governo, Movimento Vetevendosje, LVV (Autodeterminazione in albanese), da parte della Lega Democratica del Kosovo (LDK), membro della coalizione. Ma un recente sondaggio ha mostrato un gradimento del 52% al Movimento LVV del Primo Ministro Albin Kurti, rispetto al 27% dei voti che il suo partito aveva vinto alle elezioni anticipate di ottobre.
La copertura mediatica della gestione della crisi è stata neutrale e questo ha permesso ai leader politici di presentarsi come elementi unificanti in un momento di forte bisogno delle autorità nonostante tutti i problemi quotidiani, ha detto Blerim Vela. Il Kosovo ha segnalato 856 casi confermati e 26 morti.

In Croazia, l'Unione democratica croata (HDZ), il partito conservatore al potere, ha riguadagnato la leadership sul Partito Socialdemocratici (SDP), stando al sondaggio pubblicato il 21 aprile dall'agenzia Promicija Plus, con il 29,9% contro il 27,4% dell'SDP. Il governo aveva introdotto un rigoroso blocco il 19 marzo e il bilancio dell'epidamia da Covid-19 indicava circa 2.100 infezioni e 83 morti al 5 maggio.
Nel Paese prevale un atteggiamento positivo verso le autorità "che agiscono in modo abbastanza intelligente, nascondendosi dietro medici, esperti, camici bianchi e creando l'illusione di decisioni professionali piuttosto che politiche, limitando i diritti fin dall'inizio", ha detto l'analista Zarko Puhovski.

Viviana Vestrucci, Gariwo, la foresta dei Giusti

20 maggio 2020

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