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Il discorso di Abbas, tra odore di antisemitismo e sostegno ai due Stati

di Amira Hass

Lunedì 30 aprile Abu Mazen si è espresso davanti al Consiglio Nazionale Palestinese sostenendo che "l'odio verso gli ebrei (e quindi la Shoah) non è causato dalla loro identità religiosa, ma dalle loro funzioni sociali". Il discorso naturalmente ha sollevato critiche da tutto il mondo. 

Secondo la giornalista israeliana Amira Hass - che ha scelto di vivere nei Territori per manifestare il suo desiderio di pace con i palestinesi e che ha commentato le parole di Abbas in un articolo del 2 maggio su Haaretz- risulta evidente un "forte odore di antisemitismo". Tuttavia forse, le sue intollerabili parole sugli ebrei perseguitati non per la loro religione ma in quanto "banchieri e prestatori di denaro" sono meno importanti del suo interesse a portare avanti la soluzione dei due Stati e soprattutto a subordinare completamente l'OLP all'Autorità Palestinese.

Vi proponiamo di seguito l'articolo tradotto.

I palestinesi sono stati obbligati a farsi carico della storia degli ebrei e per tale ragione colgono ogni opportunità per occuparsene. Tutti i palestinesi si sentono in diritto, e lo sono davvero, di presentare la storiografia della propria terra e della propria gente come un contrappeso alla narrazione sionista.

Questo è ciò che fa anche il Presidente palestinese Mahmoud Abbas, in discorsi ed eventi pubblici, e l’ha fatto ancora lunedì sera all’apertura del 23° meeting, atteso da fin troppo tempo, del Consiglio Nazionale Palestinese, l’ente che dovrebbe costituire il Parlamento di tutti i palestinesi.

Il sunto che fa Abbas dell’intera storiografia di Israele è che la formazione di uno Stato per gli ebrei era un progetto colonialista intrapreso dalle nazioni cristiane, e i suoi fautori erano odiatori degli ebrei, che non volevano che essi vivessero nei loro Paesi. Ma il legittimo resoconto del Presidente palestinese contiene imbarazzanti errori, importanti omissioni e anche una rivendicazione che puzza di antisemitismo: che in Europa cioè non odiassero gli ebrei a causa della loro religione, ma per via delle loro professioni che avevano a che fare con il prestito di denaro e l’attività bancaria.

La maniera insistente in cui cade nella trappola di dichiarazioni che aiuteranno solamente la harbara (diplomazia pubblica) israeliana, che non è da meno nell’ignorare completamente i suoi messaggi significativi sul cammino della pace, rivela qualcosa dell’uomo e del suo stile di comando: egli è coerente nelle sue posizioni, non ascolta le critiche e non consulta gli altri – oppure, sceglie consiglieri che non gli dicono nulla che non voglia sentire. Sceglie anche di essere aggiornato solo su quello che gli conviene.

Questi sono alcuni dei tratti di cui Abbas ha avuto bisogno per riuscire a diventare la guida autoritaria di Fatah, dell’OLP e dell’Autorità Palestinese, congiuntamente al suo controllo delle finanze e al sostegno che continua a ricevere dai Paesi europei per via del suo impegno a rispettare gli Accordi di Oslo. Queste caratteristiche gli hanno permesso di continuare ciò che Yasser Arafat aveva cominciato: svuotare l’OLP del suo contenuto pan-palestinese e, in pratica, subordinarlo all’Autorità Palestinese.

In quanto unico uomo al comando, Abbas ignora coerentemente le decisioni delle istituzioni rappresentative. Ne consegue che il coordinamento di sicurezza tra gli apparati preposti dei palestinesi e Israele prosegue, nonostante le decisioni prese negli ultimi anni da Fatah e OLP.

La parte storiografica del discorso di Abbas di lunedì non è però quella veramente importante. Il suo implicito avvertimento ai residenti della Striscia di Gaza e ad Hamas che non intende più comprenderli nel budget dell’AP o almeno intende ridimensionare la quota a loro dedicata, è di gran lunga più importante e ha implicazioni preoccupanti per il futuro.

Il Presidente dell’AP ha anche osservato che “ciò che è chiamato Primavera Araba” era una fake news inventata dall’America come mezzo per smantellare i Paesi arabi. Tale dichiarazione mostra un disprezzo fondamentale e profondo per le rivolte popolari e una sottovalutazione della sofferenza dei civili sotto i loro regimi autoritari.

Data questa mancanza di rispetto, le affermazioni di Abbas secondo cui la strada per uno Stato palestinese passerà per una lotta popolare (disarmata) contro l’occupazione israeliana congiuntamente a passi diplomatici, può essere interpretata come niente più che dichiarazioni cerimoniali. Una lotta popolare è molto di più delle manifestazioni in aree contese contro le Israel Defense Forces (IDF, l’esercito israeliano, NdT), e richiede un cambiamento fondamentale nell’atteggiamento dell’AP nei confronti degli Accordi di Oslo, come alcuni esponenti senior di Fatah hanno dichiarato. Il messaggio sottostante i commenti di Abbas sulla Primavera Araba è che finché egli rimane al potere, questo cambiamento non avverrà.

La sinossi storiografica di Abbas è terminata con questa conclusione: “Noi diciamo: non li sradicheremo. Diciamo invece: vivremo insieme con voi sulla base dei due Stati”.

Nel suo discorso, ha ripetuto diverse volte che “siamo impegnati” per questa soluzione al conflitto con Israele (che vuol dire entro i confini del 1967), con Gerusalemme est capitale dello Stato di Palestina. Qui il suo autoritarismo permette ad Abbas di attenersi scrupolosamente a una soluzione proposta da molto tempo che ha perso il suo significato e la sua logica, in particolare agli occhi della generazione più giovane.

Abbas ha detto che basa le proprie opinioni su scrittori ebrei, e perfino sionisti, a partire da Arthur Koestler il “sionista,” ha sottolineato, e sulla tesi proposta nel suo libro La tredicesima Tribù, secondo cui gli ebrei askenaziti traevano le proprie origini dal popolo dei Khazar. Queste persone non sono semite, ha asserito Abbas, “non hanno alcuna connessione con i[popoli] semiti e con i nostri padri Abramo e Giacobbe”.

Questi ebrei (in altre parole, i Khazar convertiti), ha aggiunto, si trasferirono in Europa orientale e occidentale e, ogni 10 o 15 anni, subirono un massacro in un Paese o nell’altro, dall’11° secolo fino all’Olocausto. “E perché è capitato questo? Diranno: ‘perché siamo ebrei’. Io vorrei presentare tre ebrei e ciò che essi affermano in tre libri, e sono: Joseph Stalin…”.

A questo punto nel discorso di Abbas, che nelle sue intenzioni doveva spiegare che gli ebrei sarebbero perseguitati per via delle loro professioni come il prestito di denaro e l’attività bancaria, c’è stato un mormorio; qualcuno gli ha sussurrato che Stalin non era ebreo. Nel testo scritto del discorso di Abbas di lunedì, che è stato diffuse dall’agenzia di stampa ufficiale palestinese Wafa, Stalin era ancora descritto come uno “scrittore ebreo”.

Più avanti nel testo apparivano i nomi “Abraham e Yishaq Notsherd”, due nomi che chi scrive non conosce. Durante lo stesso discorso del Presidente dell’AP, trasmesso dal vivo nel canale Palestine, è sembrato che dicesse “Isaac Deutscher”, uno storico marxista.

Abbas ha anche osservato che l’istituzione di uno Stato per gli ebrei in Palestina traeva le se origini da un’idea dei cristiani e degli statisti come Cromwell e Napoleone, e il “console americano a Gerusalemme nel 1850”. Prima che Arthur Balfour redigesse la sua famosa dichiarazione, ha detto Abbas, “egli ha preso una decisione per prevenire l’ingresso degli ebrei in Gran Bretagna per via del suo odio nei loro confronti” (egli si stava concretamente riferendo alla Legge sugli stranieri del Parlamento inglese del 1905, quando Balfour era primo ministro. Tale legge limitava l’immigrazione da luoghi che non erano parte dell’Impero Britannico, e fu interpretata come una risposta all’immigrazione di massa degli ebrei, in particolare, dall’Europa Orientale a partire dal 1880).

Una siffatta interpretazione della Dichiarazione Balfour e la sua associazione con l’avversione di Balfour per gli ebrei non è inusuale. Abbas non ha mancato di menzionare l' “Accordo sul trasferimento” tra le autorità naziste e l’Agenzia ebraica (o la Anglo-Palestine Bank di Gerusalemme, come ha detto Abbas), che permise ad alcuni ricchi ebrei di emigrare dalla Germania alla Palestina.

Abbas non cambierà. Durante i quattro giorni del meeting del CNP, diventerà chiaro se i suoi critici si erano sbagliati nell’affermare che egli approfondirà le divisioni interne della Palestina e, in pratica, alla fine affonderà l’OLP come organizzazione pluralista e pan-palestinese.

Il suo avvertimento agli abitanti di Gaza e Hamas che intende cominciare a escluderli dal budget dell’AP è più importante.

Amira Hass, giornalista di Haaretz

3 maggio 2018

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