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Il “Giardino dei Giusti” di Neve Shalom

per onorare gli eroi dimenticati della Shoah

Yair Auron e Dyana Rizek nel Giardino dei Giusti di Neve Shalom

Yair Auron e Dyana Rizek nel Giardino dei Giusti di Neve Shalom Moti Milrod

L'editorialista di Haaretz Judy Maltz ha dedicato un articolo al progetto "Foresta dei Giusti" che il villaggio ebraico-palestinese di Neve Shalom - Wahat el Salam sta portando avanti in cooperazione con Gariwo per onorare molte figure di Giusti non ancora riconosciute da Yad Vashem o afferenti a diverse categorie di "crisi umanitarie causate dall'uomo", compresi il Genocidio Armeno e il conflitto israelo-palestinese.

Un cartello provvisorio affisso a un olivo è per ora l'unico segno del grande progetto che si sta preparando per questo filare di alberi che dà sulla valle di Ayalon in Israele. “In onore dei circassi che salvarono la vita agli ebrei”, recita.

Se tutto procede secondo i piani, questo appezzamento di terreno di diversi acri diventerà la sede di un progetto di memoriale ambizioso, che commemorerà gli individui coraggiosi che, in tutto il mondo, durante periodi di guerra, pulizia etnica e genocidi, hanno rischiato la vita per salvare quelle degli altri. A fianco dell'albero per ricordare il piccolo villaggio circasso musulmano del Caucaso dove furono salvati 32 bambini ebrei durante l'Olocausto, ce ne saranno altri – molti altri, infatti.

Entro pochi anni, secondo le ultime notizie, tutta l'area verrà ricoperta di alberi che recano targhe e da altri monumenti per onorare, tra gli altri, i turchi che salvarono gli armeni durante il genocidio della prima guerra mondiale, i palestinesi che salvarono ebrei durante le rivolte di Hebron del 1929, gli ebrei che salvarono i palestinesi nelle rivolte di Gerusalemme dello stesso anno, gli armeni che hanno salvato ebrei a Budapest durante l'Olocausto, gli ebrei che hanno salvato rom e sinti dai nazisti, come pure gli hutu che hanno salvato i tutsi durante il genocidio del Ruanda – per farla breve, qualsiasi soccorritore, senza distinzione di origine o di credo, che non sia stato riconosciuto ufficialmente dalle istituzioni di Israele.

Per quanto riguarda il sito dove sorgerà il memoriale, questo è portatore di uno speciale simbolismo: situato a metà strada tra Gerusalemme e Tel Aviv, Neve Shalom (Oasi di Pace in ebraico) è l'unica comunità in Israele fondata congiuntamente da ebrei e musulmani – un minuscolo centro di convivenza pacifica in una regione che da molto tempo è associata a un conflitto letale.

“Chiunque rischia la propria vita per salvare un altro essere umano, e non importa di quale essere umano si tratti, per me compie l'atto di grazia supremo”, ha dichiarato Yair Auron, residente del villaggio e animatore del nuovo progetto “Foresta dei Giusti”.

“Simili individui,” aggiunge “devono essere onorati”.

L'atto costitutivo della “Foresta dei Giusti” afferma che il fine è “onorare coloro che in tempi bui di disastri umanitari causati dall'uomo, pulizie etniche e genocidi, non hanno seguito la corrente popolare”. Il sito di Neve Shalom è già stato incorporato nella rete dei “Giardini dei Giusti di tutto il Mondo” (“Gardens of the Righteous Worldwide"), un'organizzazione con sede in Italia che ha contribuito a lanciare progetti simili nel mondo, recentemente in Ruanda, Armenia e Polonia.

Yad Vashem, l'istituzione nazionale israeliana responsabile del ricordo dell'Olocausto, ha un ampio dipartimento dedicato ai “Giusti tra le nazioni” — il termine che utilizza per onorare i non ebrei che misero a repentaglio la propria vita per salvare gli ebrei durante la Shoah senza chiedere nulla in cambio. Sin dalla sua istituzione, ha onorato oltre 26.000 di questi salvatori. Tuttavia, molte domande per ricevere lo status di “Giusti fra le Nazioni” sono state rifiutate da Yad Vashem, per insufficienza di prove o per mancato rispetto dei suoi criteri. Questo sarebbe il caso dei primi onorati del memoriale di Neve Shalom — le 32 famiglie musulmane circasse del piccolo villaggio caucasico di Besleney, che, con grave rischio per le loro vite, nascosero ciascuna un orfano ebreo.

Yad Vashem ha dichiarato che non sono state fornite sufficienti prove per sostanziare tale istanza.

La sua foresta, promette Ayron, servirà da sito di commemorazione alternativo per questi e altri salvatori che non hanno passato il vaglio di Yad Vasgem, e quindi non hanno mai ricevuto il riconoscimento che meritano.

Professore di Genocide Studies alla Open University, Auron ha sviluppato un programma accademico primo nel suo genere in Israele per insegnare la materia. Gran parte della sua vita professionale recente è stata dedicata a far comprendere agli israeliani che gli ebrei non sono l'unico popolo del mondo ad aver patito sofferenze indicibili. In un Paese che vive ancora nel trauma dell'Olocausto – dove sfidare l'unicità di questo evento è ancora spesso considerato un'eresia – il suo messaggio non è sempre stato digerito, ed è stato anzi criticato da Yad Vashem.

"Yad Vashem plaude alle azioni degli uomini e donne coraggiosi che hanno salvato altri esseri umani in tutta la storia. Crediamo che queste persone debbano essere lodate e celebrate,e che le loro azioni debbano essere emulate e insegnate come lezioni a tutto il mondo”, l'istituzione ha dichiarato in una nota ufficiale.

“Tuttavia – ha poi specificato – il termine 'Giusti fra le nazioni' trae le proprie radici dalla tradizione ebraica, e il titolo di Giusto fra le nazioni è stato istituito in tutto il mondo per indicare ' quei non ebrei che rischiarono la vita per salvare gli ebrei durante l'Olocausto', come afferma la Legge istitutiva di Yad Vashem approvata nel 1953. Negli ultimi sei decenni, Yad Vashem ha riconosciuto oltre 26.100 non ebrei come Giusti fra le nazioni. Essi provengono da oltre 50 nazioni e comprendono cristiani di tutte le denominazioni, musulmani e altre religioni.

“Perciò, utilizzare questo termine 'Giusti fra le nazioni' per il riconoscimento di altre azioni umanitarie non legate al significato storicamente e ampiamente accettato di questo termine rappresenta una fusione di varie e distinte narrazioni storiche, e quindi non è solo fuorviante, ma sminuisce anche l'unicità di questo titolo".

Auron è il primo ad ammettere che questa campagna per chiedere il riconoscimento ufficiale del governo israeliano al genocidio armeno è diventato una sorta di ossessione. Più di recente, sta portando avanti una battaglia a bassa intensità con Yad Vashem a proposito del suo rifiuto di riconoscere i salvatori circassi— una storia sulla quale ha compiuto anni di ricerche, e che infine è diventata l'oggetto del suo libro in lingua ebraica, “The Banality of Compassion: On the Rescue of Jewish Children in a Muslim Circassian Village in the Caucasus in 1942” (RESLING Publishing, 2016).

Data la recente cerimonia senza precedenti per inaugurare la nuovissima “Foresta dei Giusti”, Neve Shalom ha ospitato diversi eventi che onorano i salvatori, uno in onore dei palestinesi che hanno salvato i vicini ebrei durante le rivolte di Hebron del 1929 e uno per i circassi che salvarono i bambini ebrei. L'ultimo evento ha visto la partecipazione di quattro parenti dei salvatori, provenienti dal villaggio circasso israeliano di Kfar Kama, in Galilea.

Partner di Auron in questo progetto di commemorazione dei salvataggi è la sua vicina Dyana Rizek, direttrice del Museo della Pace di Neve Shalom, che sarà lanciato molto presto . Nata a Nazareth, Rizek è una dei residenti originari del villaggio ebraico-arabo, essendovisi trasferita più di 30 anni fa. In quanto palestinese la cui gente ha vissuto la condizione di vittima, lei dice, il progetto risuona in lei in un modo molto personale. “È importante perché ci sarà solidarietà tra le vittime delle persecuzioni”, afferma. “Le azioni umane ci uniscono a livello della nostra comune umanità”.

Insieme, essi hanno già assunto diversi scultori ebrei e palestinesi per lavorare al progetto. Sia Dani Karavan, un israeliano ebreo, sia Nihat Dabit, israeliano arabo, hanno convenuto di donare speciali monumenti commemorativi al sito, dicono Auron e Rizek.

Una piccola area nella parte più meridionale dell'appezzamento designato è già stata liberata dai detriti per fare spazio a queste e altre installazioni. Il design finale, tuttavia, è ancora oggetto di discussione e non è chiaro quando il memoriale aprirà al pubblico.

Il progetto ha già ottenuto l'approvazione della locale autorità urbanistica, e abbastanza fondi per iniziare il lavoro infrastrutturale di base. Ma Auron dice che la sua vera sfida lo aspetta ancora al varco: si tratta di trovare abbastanza spazio sull'appezzamento di terreno per commemorare ogni atto di salvataggio registrato in questi schedari già colmi.

18 luglio 2016

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Genocidi e crimini contro l'Umanità

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