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Il lento genocidio contro il popolo Kachin in Myanmar

uno speciale del Guardian

Proteste contro le uccisioni di Kachin

Proteste contro le uccisioni di Kachin Voice of the Persecuted

Proponiamo di seguito la traduzione dell'articolo ‘Slow genocide’: Myanmar’s invisible war on the Kachin Christian minority, pubblicato dal Guardian il 14 maggio 2018, con un aggiornamento il giorno successivo, che descrive, purtroppo, un nuovo massacro di cristiani Kachin. 

Quando Tang Seng ha sentito degli spari vicino al suo villaggio in Myanmar, poteva scegliere: portare sua nonna fuori dalla zona dei combattimenti o correre a chiedere aiuto. Lei gli ha chiesto di ucciderla e lasciarla lì, ma lui si è rifiutato.

Tang Seng è corso fuori dal villaggio trasportando Supna Hkawn Bu in un campo provvisorio per i profughi, dove sono rimasti con la loro famiglia. La donna è dovuta fuggire dal conflitto cinque volte nella sua vita e, appena arrivata in questo nuovo campo, non ha parlato per due giorni.

La guerra in Myanmar fa rima con crisi dei Rohingya, ma Tang Seng e sua nonna non sono rifugiati di questo gruppo etnico. Provengono dal nord del Paese, dallo Stato del Kachin, dove è in corso un altro conflitto altrettanto brutale, ma assai meno pubblicizzato, tra l'ampia minoranza cristiana e le milizie governative.

La guerra dimenticata

Per secoli, i Kachin, circa 1.600.000 persone, hanno vissuto in relativa pace nelle montagne del nord del Myanmar vicino al confine con la Cina. Dopo che il Myanmar ha ottenuto l’indipendenza dagli inglesi nel 1948, è arrivata la promessa dell’uguaglianza e dell’autodeterminazione. Tuttavia, dopo che l’esercito ha preso il controllo della zona nel 1962 ed è stato formato il Kachin Independence Army (KIA) per difendere la terra dei Kachin, è scoppiato il conflitto.

Quando Aung San Suu Kyi è arrivata al potere nel 2016, si sperava che avrebbe fermato i combattimenti. Ma, proprio come con la crisi dei Rohingya nel sud, la situazione è peggiorata.

Aung San Suu Kyi ha chiamato i gruppi armati ribelli a firmare un National Ceasefire Agreement – che è stato negoziato nell'ottobre 2015 tra il governo composto quasi del tutto da civili del Myanmar e otto gruppi ribelli – ma il KIA non vuole posare le armi, mentre l’esercito bombarda i villaggi Kachin.

“Ciò a cui stiamo assistendo nello stato di Kachin nelle ultime settimane è del tutto inaccettabile e deve fermarsi immediatamente”, ha dichiarato Yanghee Lee, l’esperto delle Nazioni Unite per il Myanmar. “Civili innocenti stanno venendo uccisi e feriti, e centinaia di famiglie sono ora in fuga per salvarsi”.

“Oggi tutti i gruppi etnici, dal nostro punto di vista, sono semplicemente realtà che esistono, e che proteggono la propria terra e condividono i diritti [umani]”, dichiara il parlamentare Kachin Ja Seng Hkawn Maran.

I gruppi per i diritti umani sono d’accordo. “Il processo di pace del Myanmar è dettato dall’esercito del Myanmar con una pistola puntata alla tempia. È una pacificazione violenta delle nazionalità etniche”, dichiara David Baulk, uno specialista dei diritti umani in Myanmar dell’associazione Fortify Rights.

La pacificazione violenta si sta intensificando nel Kachin. Da aprile, più di 6.800 abitanti dei villaggi sono stati costretti a fuggire a colpi di mortaio e armamenti pesanti. Quel numero si aggiunge ai 130.000 Kachin che sono ora dispersi. Molti sono bloccati nella giungla o intrappolati in aree di guerra. Nel frattempo, le agenzie umanitarie dicono che non riescono a fornire cibo e altri beni di prima necessità ai civili intrappolati nella foresta. Bloccare le agenzie che portano aiuti è una violazione del diritto umanitario internazionale. Quando abbiamo chiesto ragguagli in merito a Zaw Htay - il principale portavoce del governo del Myanmar -  ha declinato ogni commento.

Ci sono abusi da entrambe le parti. Nel weekend, gli insorti del Ta’ang National Liberation Army hanno ucciso 19 persone, tra cui quattro membri delle forze di sicurezza, in un attacco alla periferia della città di Muse. Zaw Htay ha dichiarato che circa 100 insorti hanno attaccato alle 5 del mattino usando piccole armi e artiglieria.

L’analista politica e scrittrice Stella Naw dice che nonostante i massacri, i Kachin non attirano ancora l’attenzione del mondo: “Si tratta di una guerra dove i civili vengono sistematicamente presi di mira dai membri dell’esercito birmano... [tuttavia] la comunità internazionale ha scelto di ignorarla”.

San Htoi, segretario aggiunto della Kachin Women’s Association thailandese, le fa eco. “Si tratta di una guerra invisibile”. Chiarisce inoltre che il recente Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha compiuto una recente visita solo nello Stato del Rakhine. “Hanno lasciato il Paese senza sapere nulla del Kachin”.

Una guerra per le risorse naturali

San Htoi attribuisce l’attuale escalation del conflitto a una nuova strategia militare: cancellare il KIA o costringerlo a firmare l’accordo per il cessate il fuoco. Tuttavia c’è un altro motivo per cui i militari vogliono il controllo del Kachin. L’area che Supna Hkawn Bu e la sua famiglia hanno lasciato non ospita solo villaggi e campi di riso, ma anche ricche miniere di ambra. In altri punti dello Stato, ci sono miniere di giada molto lucrative.

San Htoi sostiene che la guerra nel Kachin è primariamente una guerra per ricche risorse naturali. I dati degli export totali di giada trafficata illegalmente, senza tassazione formale e di solito fatta passare illegalmente attraverso il confine cinese dello Yunnan, è stimato in milioni di dollari.

La guerra recentemente è scoppiata anche nella zona del Tanai ricca di ambra, sempre nello Stato del Kachin, e vicino alle miniere di giada di Hpakant, tra le parti che si contendono il controllo di queste aree strategiche, ha dichiarato una dirigente di Global Witness, Hanna Hindstrom.

Tra il 50% e l’80% della giada viene contrabbandato attraverso il confine cinese. Poca va al governo e ancora meno alle comunità Kachin. Principalmente il traffico di giada arricchisce i capitalisti legati nepotisticamente al potere, i membri dell’élite militare, i gruppi armati, e i cinesi, afferma l’attivista.

La Cina, alleata del governo del Myanmar, è rimasta in silenzio per quanto riguarda il conflitto del Kachin, nonostante il suo confine sia a pochi tiri di mortaio dai luoghi del conflitto. Durante i combattimenti, i civili rimasti senza una casa sono stati prima accettati in Cina, ma nel 2017 sono stati rispediti indietro.

"Come una scena di un film dell’orrore"

Alla periferia della città neutrale del Kachin, Myitkyina, sono disseminati migliaia di campi per i profughi interni – con tende costruite rozzamente in bamboo o tela cerata. Uno dei capi del campo profughi, U Thein Soe, è pessimista circa il futuro della sua gente. “Secondo me, la guerra finirà quando una parte scomparirà totalmente”, ha dichiarato.

U Thein Soe racconta affaticato di quando è stato costretto a scappare da casa sua dopo avere sentito i combattimenti giungere nelle vicinanze del villaggio. “Inizialmente non avevo piani per andarmene. Ma tutti i miei amici e vicini hanno iniziato a spostarsi. Circa l’80% è andato in Cina e il resto ha deciso di trasferirsi a Myitkyina. Ora il mio villaggio è come una scena di un film dell’orrore".

Con poche speranze per il futuro, molti giovani stanno diventando consumatori di droghe. L’eroina si trova in abbondanza nella zona, disponibile a un costo di soli 4 o 5 dollari a dose. Nhkum Tang Goon, il segretario del gruppo antidroga di Myitkyina Pat Jasan , descrive la situazione per la sua gente come un “lento genocidio”. “Il governo ha un obiettivo”,” spiega. “Per noi è… la pulizia etnica”.

Invece di fungere da deterrente verso il dissenso, i nuovi assalti dell’esercito contro i Kachin hanno suscitato un movimento di protesta. Nel weekend, ci sono state manifestazioni dirette da leader dei giovani a Yangon. Ci sono stati otto arresti. “Abbiamo bisogno di far sentire la nostra voce e ricordare ai potenti che non vogliamo la guerra. È loro compito porvi fine …” ha dichiarato il leader dei giovani Thinzar Shunlei Yi.

Organizzatrice delle proteste dei Kachin a Myitkyina, anche lei arrestata, Seng Htoi, dice che si sente “così distrutta” quando vede così tanti profughi e perseguitati. “I giovani di oggi sono i leader di domani. Il futuro del popolo Kachin oggi è troppo buio”.

17 maggio 2018

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