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Il terrorismo di destra e l’ideologia sciovinista di Trump

il Washington Post sulla strage di Pittsburgh

Dopo la strage di Pittsburgh, il più grave attacco antisemita mai avvenuto nella storia degli Stati Uniti, la società civile ha reagito. Di seguito pubblichiamo tradotto il commento comparso subito dopo i fatti sul Washington Post.

A che punto un’ideologia può essere considerata responsabile di atti di violenza? Dopo una terribile strage in una sinagoga di Pittsburgh sabato, i sostenitori del Presidente Trump sembrano affermare che ciò non sia asolutamente possibile.

Essi hanno negato qualunque nesso tra la retorica persistente e polarizzata della Casa Bianca e il massacro che ha avuto luogo. Hanno riso beffardamente davanti alle ipotesi che la demagogia di Trump – piena di temi da nazionalista bianco che i suoi oppositori ritengono da lungo tempo antisemiti negli effetti, se non negli intenti – hanno giocato un ruolo in quello che è stato l’atto più letale di violenza antisemita della storia americana.

“Le persone di entrambi gli schieramenti usano parole forti sulle nostre differenze politiche,” ha dichiarato il Vicepresidente Pence in un’intervista sabato: “Ma semplicemente non penso che si possano connettere a questo minacce o atti di violenza”.

Tuttavia la Casa Bianca non può esimersi facilmente dalle proprie responsabilità per la furia che sta stravolgendo la nazione. “Il senso di colpa è qualcosa di ingannevole, e i politici, specialmente i demagoghi, lo sanno molto bene. A meno che non spingano al massacro organizzato, documentato, pianificato ed eseguito dallo Stato, essi non impartiscono istruzioni specifiche,” ha scritto Julia Joffe in un editoriale del Washington Post. “Non hanno bisogno di farlo. Essi semplicemente danno l’impronta al discorso, ne fissano il tono. Alla fine, sarà qualcun altro a fare il lavoro sporco, ed essi non hanno bisogno di alzare un dito – figuriamoci di sporcarsi di sangue”.

L’uomo che ha sparato a Pittsburgh, identificato come il 46enne Robert D. Bowers, è stato evidentemente motivato da un forte odio verso gli ebrei e ciò che riteneva essere il loro presunto ruolo nella distruzione della società americana. Il suo ultimo messaggio su un sito web popolare nell’estrema destra, accusava gli ebrei democratici di permettere a carovane di migranti “invasori” di entrare negli Stati Uniti. “Non posso stare seduto in disparte e assistere al massacro della mia gente”, sembra che Bowers abbia scritto solo poche ore prima di partire per la sua azione di sterminio.

Ciò che ha portato l'uomo alla strage è stata una questione che Trump ha fatto diventare un tormentone nazionale. Mentre apparentemente criticava il Presidente per quella che chiamava una “infestazione di f---i giudei” negli Stati Uniti, Bowers ha agito proprio sulla base della paura che la Casa Bianca e i leader più importanti dei repubblicani hanno fomentato per guadagnare voti.

Trump, il suo partito e i loro alleati nei media di destra, hanno dipinto una carovana di migranti centramericani come un esercito d’invasione. Anche se questo gruppo si trova a molte miglia di distanza dal confine USA – ed è improbabile che riesca a oltrepassarlo -, esso è stato additato come la minaccia più urgente alla sicurezza americana. Trump ha detto che il gruppo stava fornendo coperture a “mediorientali” pericolosi, facendo dei capri espiatori addirittura di due minoranze insieme. I commentatori di destra hanno accusato i liberali, compreso il finanziere ebreo americano George Soros, di finanziare l’impresa di invadere il Paese di votanti illegali – lo stesso incubo febbrile e di matrice ultranazionalista che terrorizzava Bowers.

Subito dopo il massacro di Pittsburgh, alcuni critici hanno affermato che il nazionalismo sta chiedendo il conto ai suoi fautori. “Le varie frasi che Trump ha pronunciato, autodefinendosi un ‘nazionalista’, le folle ai suoi raduni che scandiscono minacce contro George Soros — è tutto interconnesso,” ha dichiarato Cecilia Wang, vice direttore Affari legali alla American Civil Liberties Union, al Washington Post.

“Normalmente, un politico non può essere ritenuto responsabile delle azioni di un seguace fuori di testa”, ha scritto Adam Serwer dell’Atlantic. Tuttavia, osservava Serwer, Trump non è un politico normale. Ha ammiccato ai neo-nazisti, ha propalato pericolose teorie del complotto sulle minoranze etniche e sugli oppositori politici, e a volte ha perfino aizzato i sostenitori verso quella che potrebbe essere definita una “violenza da vigilantes” “Normalmente, i Presidenti non sfruttano in maniera plateale la propria autorità per terrorizzare i bianchi americani in modo da costringerli a votare per il loro partito”, ha scritto Serwer. “Trump ha soffiato sul fuoco in tutte le maniere possibili, e non ha fatto nulla per contenere coloro che potrebbero prenderlo in parola".

Si farebbe fatica a sostenere che Trump sia l’unico politico a soffiare sul fuoco. Ha fatto causa commne con una serie di leader illiberali e di destra, come li ha classificati Martin Gak della Deutsche Welle: “Gli europei erano avvezzi a simili slogan antisemiti in patria. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha condotto una campagna elettorale apertamente antisemita che usava Soros come simbolo di un complotto globalista anti-ungherese. Il leader del partito di estrema destra Alternativa per la Germania, Alexander Gauland, ha vomitato invettive contro la ‘classe globalizzata’ che occuperebbe posti di rilievo nel mondo accademico, nei media, nelle finanze e nelle ONG. Il politico britannico euroscettico Nigel Farage, facendo eco al monito di Henry Ford contro l’ebreo internazionale, recentemente ha dichiarato a Fox News che George Soros sarebbe ‘il più grande pericolo per l’intero mondo occidentale’. Nel frattempo, il ministro degli esteri di estrema destra italiano Matteo Salvini ha gridato contro un finanziere che accusava di voler riempire l’Italia di migranti schiavi e di voler causare la rovina finanziaria del Paese”.

Contrapposti a questa internazionale illiberale, ci sono partiti politici e gruppi della società civile che difendono i valori di una società pluralista e inclusiva, compreso un certo numero di importanti organizzazioni ebraiche americane. Nel suo post sembra che Bowers additato la Hebrew Immigrant Aid Society (Società di Aiuto agli Immigrati Ebrei) — un’organizzazione che ha lavorato per decenni per trovare una nuova sistemazione ai rifugiati ebrei e ora opera in favore dei rifugiati non ebrei – come una minaccia. Tre anni fa, quando la campagna di Trump si infervorava su una piattaforma per bandire i rifugiati siriani dagli Stati Uniti, HIAS ha organizzato una petizione firmata da oltre 1000 rabbini americani per i diritti dei rifugiati.

“Che cosa significa HIAS oggi? Per i rifugiati in tutto il mondo, è diventato sinonimo di speranza, in decine di lingue e per numerose fedi”, ha scritto Lev Golinkin in un editoriale sul New York Times. “Per me, simboleggia il meglio dell’America – e del mondo ebraico. Ed è facile osservare che HIAS rappresenta tutto ciò che i suprematisti bianchi odiano: la tolleranza, la comprensione e l’empatia”.

In un’era di politica nazionalista e identitaria, il gruppo ha ricevuto critiche per aver dedicato risorse ai non ebrei – ma queste critiche sono state ignorate. “Noi abbiamo deciso di aiutarli”, ha dichiarato il direttore amministrativo di HIAS Mark Hetfield a Golinkin, “non perché siano ebrei, ma perché noi siamo ebrei”.

È proprio questa fede in una comune umanità che Trump e i suoi alleati sembrano rifiutare.

29 ottobre 2018

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