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In Congo lo stupro è un'arma di guerra

testimonianze di un medico e di una vittima

Donne congolesi davanti a un centro di accoglienza per vittime degli stupri

Donne congolesi davanti a un centro di accoglienza per vittime degli stupri Wikicommons

In Congo è in corso una guerra civile che coinvolge anche i militari degli stati confinanti. Qui la violenza sessuale viene utilizzata come arma di guerra: sono 600 le donne stuprate soltanto sul confine tra Congo e Angola.

Le donne vengono stuprate per seminare il terrore e accaparrarsi le risorse minerarie del Congo. Il ginecologo Denis Mukwege. ha costruito un ospedale nell'Est del Paese dove ha operato più di 20 mila vittime. Mukwege afferma che "in qualsiasi altra parte del mondo la comunità internazionale avrebbe messo un freno a questi avvenimenti, la giustizia internazionale qui non sta funzionando".

Il Centro Kitumaini di Bukavu è da anni impegnato ad aiutare queste vittime che recentemente sono scese in strada contro gli abusi in una Marcia delle donne.

Tra le vittime soccorse dal Centro Gisele M’Zagabe, 25 anni, sposata e con un figlio. È stata attaccata in casa da alcuni banditi. Suo marito si è nascosto durante l'aggressione e poi l'ha ripudiata, sentendosi tradito con i violentatori. Gisèle e tante donne come lei hanno trovato il coraggio di rivolgersi al Centro Kitumaini che coordina aiuti medici e sostegno economico. Una di loro afferma: "Noi siamo fiere e possiamo ancora alzare la testa, nonostante persone malintenzionate volessero piegarla utilizzando l’arma della violenza. Possiamo rialzarci perché abbiamo delle persone a fianco che ci aiutano ad uscire da questo baratro".

24 novembre 2010

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