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Iran, dubbi sulle dimensioni dell'epidemia COVID-19

Calciatore arrestato per un post critico sulla gestione dell'epidemia

Una immagine della città di Qom, centro dell'epidemia

Una immagine della città di Qom, centro dell'epidemia AP

In Iran la festività del Nowruz, il Capodanno Persiano che coincide con l’equinozio di primavera, quest’anno sarà ben diversa dagli altri anni, a causa della diffusione del coronavirus (COVID-19), che ha colpito duramente il Paese. Il 20 marzo, quando dovrebbero iniziare le celebrazioni del Nuovo Anno, gli iraniani resteranno a casa, raccogliendo le esortazioni del Ministero della Sanità, ribadite ieri dal Presidente Hassan Rouhani, che ha chiesto alla popolazione di seguire i protocolli di sicurezza per arrestare la diffusione della malattia.
Chiuse scuole e università, le autorità stanno procedendo a disinfettare e sanificare i luoghi pubblici, ad aprire 14 ospedali da campo per assistere i pazienti e ad attrezzare i laboratori di analisi per l’identificazione dei contagiati.
La città santa di Qom, dove erano stati rilevati i primi casi di malattia in gennaio, è stata chiusa e isolata.

Il bilancio dell’epidemia è allarmante, con numeri in crescita ogni giorno, segno che la battaglia contro il virus è ancora lunga. Secondo i dati ufficiali resi noti da Kianoush Jahanpour, Responsabile del Dipartimento per le Pubbliche Relazioni e l’Informazione del Ministero della Salute e dell’Educazione Sanitaria, a oggi sono 16.169 i cittadini affetti dal coronavirus e 988 di loro sono deceduti, mentre 5.389 sono guariti. Qui la mappa dell’epidemia (Agenzia di stampa IRNA).

I dati ufficiali vengono messi in dubbio da diversi osservatori esterni al Paese e anche da iraniani.
È il caso di Mohammad Mokhtari, 36 anni, calciatore e capitano della Damash, squadra di calcio della provincia settentrionale di Gilan, arrestato l’11 marzo dal Dipartimento di Intelligence del locale Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Islamic Revolutionary Guard Corps, IRGC) su ordine della magistratura provinciale.
In un post su Instagram Mokhtari aveva criticato le autorità per la gestione della crisi da COVID-19 e per l’elevato numero delle vittime registrato nel nord dell’Iran. Il calciatore aveva accusato il governo di nascondere il numero reale dei decessi.
Oltre 100 persone muoiono ogni giorno per il coronavirus solo nella provincia di Gilan. Hanno esaurito le tombe. I cadaveri si accumulano… i dati (ufficiali) sono solo una piccola percentuale del vero” aveva dichiarato Mokhtari su Instagram, secondo il quotidiano saudita in inglese Al Arabiya.
Il calciatore aveva anche attaccato il braccio paramilitare delle Guardie Rivoluzionarie: “voi che reprimete le persone per le minime proteste, perché ora avete paura e non siete là a bloccare l’ingresso della vostra città. Non siate come i religiosi di Qom che hanno lasciato i loro cittadini soli e si sono nascosti in posti sicuri con i loro cari” aveva scritto il calciatore.

Dopo l’arresto di Mokhtari, reso noto dall’agenzia di stampa semi-ufficiale ILNA, su Twitter è stato lanciato un hashtag in suo sostegno in lingua persiana: “Mohammad Mokhtari è la voce del popolo iraniano”.

Esponenti di gruppi iraniani di opposizione come Mujahideen-e-Khalq, che si trova fuori dal Paese, ipotizzano che il bilancio dell’epidemia sia più alto di quanto dichiarato, con oltre 1.800 morti e decine di migliaia di malati.

Tra i contagiati dal COVID-19 ci sono già molti nomi eccellenti della politica, del governo, dell’elite: 23 membri del Parlamento (di cui due deceduti), il vice ministro della Sanità, un alto consigliere della Guida suprema Ali Khamenei, e due consulenti del Presidente Rohani.
Oltre a loro, ha perso la vita a causa del virus anche Hossein Sheikholeslam, già Ambasciatore in Siria e consigliere del Ministro degli Esteri Javad Zarif, nonchè consigliere di Khamenei per gli affari in Medio Oriente. La sua morte non è passata inosservata soprattutto in Israele perché Sheikholeslam era stato tra chi aveva organizzato e attuato l’occupazione dell’Ambasciata americana a Teheran nel 1979 con il sequestro di 52 persone tenute in ostaggio per 444 giorni, come ricorda il quotidiano israeliano Haaretz nell’analisi del corrispondente per il Medio Oriente Zvi Bar’el.

Una delle misure prese dal governo riguarda le carceri, dove la diffusione del virus può creare una situazione drammatica per il sovraffollamento. Su pressione dell’inviato dell’Onu per i diritti umani, Javaid Rehman, le autorità hanno deciso di rilasciare temporaneamente 85 mila prigionieri, compresi quelli politici. Fra loro c’è anche la cittadina britannico-iraniana Nazanin Zaghari-Ratcliffe, responsabile progetti per le attività umanitarie della Thomson-Reuters Foundation, detenuta con l’accusa di essere una “spia” dall’aprile del 2016. Zaghari-Ratcliffe, sposata a un britannico, ha un permesso di due settimane e dovrà indossare un braccialetto elettronico.

Il governo iraniano - sotto accusa per aver sottovalutato il grave pericolo rappresentato dall’epidemia e aver tentato di ridimensionarne la portata, invece di intervenire subito con tutti i mezzi disponibili per arginarla - ha reagito chiamando la popolazione a collaborare con le istituzioni per superare la drammatica crisi.
E a sua volta ha denunciato il fatto che le sanzioni imposte dagli Stati Uniti ostacolano gli sforzi del governo per sconfiggere l’epidemia.
Secondo il Presidente Rouhani, le sanzioni hanno determinate perdite per 200 miliardi di dollari e riducono le possibilità dell’Iran di dotarsi di farmaci e forniture di emergenza contro l’epidemia.

Gli Stati Uniti hanno negato che le sanzioni riguardino i farmaci per l'Iran e il Segretario di Stato Mike Pompeo aveva risposto a fine febbraio che gli Stati Uniti avevano offerto un aiuto all'Iran.

Per fare fronte a queste difficoltà finanziarie l’Iran ha chiesto nei giorni scorsi un finanziamento di emergenza di 5 miliardi di dollari al Fondo Monetario Intenazionale (FMI) come aiuto straordinario per combattere la malattia.

Viviana Vestrucci, Gariwo, la foresta dei Giusti

18 marzo 2020

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