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Iran, una chiavetta contro la censura

per i registi Panahi e Rasulof

L'Iran come la Ex Unione sovietica, in cui i dissidenti mandavano in Europa le loro opere microfilmate, come è stato per Arcipelago Gulag o Vita e Destino.
Oggi due cineasti iraniani sono riusciti a inviare i loro film al Festival di Cannes grazie a una chiavetta usb e a un dvd: Jafar Panahi, condannato a sei anni di carcere, ha spedito la sua opera in Francia nonostante il divieto di lavorare. Ha realizzato il lungometraggio In Film Nist (Questo non è un film), realizzato in condizioni semi-clandestine. Il film descrive la sua quotidianità.

Un'altro film iraniano è stato selezionato per la sezione "Un Certain Regard", Be Omid e Didar (Arrivederci), di Mohammad Rasulof. Il film racconta dell'odissea di un'avvocatessa che cerca di ottenere un visto per lasciare il Paese.

Jafar Panahi afferma: "Il fatto di essere vivi e il sogno di mantenere in vita il cinema ci spinge a superare gli ostacoli che ci vengono posti davanti; il paradosso è che i nostri problemi sono la nostra forza. Non perdiamo la speranza e andiamo avanti, è nostro dovere non sentirci sconfitti e cercare una soluzione".

(Foto di Zen)

10 maggio 2011

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