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Israele diviso davanti all'orrore

i pro e contro dell'intervento in Siria

L'opinione pubblica israeliana è a un bivio. Da un lato c'è chi, come l'ex procuratore del Dipartimento di Stato USA Gregory J. Wallance, autore tra l'altro di un libro sui fallimenti morali dell'Amministrazione Roosevelt, sostiene che sia necessario intervenire militarmente di fronte all'impiego di armi chimiche da parte di Assad per non creare un pericoloso precedente come avvenne nel 1944.
E c'è chi, come il diplomatico di lungo corso Moshe Arens, che ha ricoperto incarichi politici nello schieramento conservatore israeliano, e che sostiene che entrambe le parti in guerra in Siria siano "forze dell'oscurità": il regime vicino agli hezbollah sciiti e i ribelli alleati di Al Qaeda. Per questo motivo secondo Arens bisognerebbe stare fuori dalla guerra siriana, a meno di non poter intervenire con un intervento di terra vero e proprio e centinaia di migliaia di uomini, che solo Israele e gli Stati Uniti potrebbero fornire, eppure, per ovvi motivi, non sono preparati a fornirli. 
Nel box a fondo pagina trovate tutti e due gli articoli tradotti in italiano. Giova ricordare che nemmeno secondo Wallance siamo vicini alla situazione vissuta dalla comunità internazionale quando Hitler era al potere e i funzionari USA facevano di tutto per mantenere l'isolazionismo. Le dimensioni del conflitto siriano non sono paragonabili a quelle della Shoah. 
Ma Assad, nel suo folle "democidio" che minaccia anche i Paesi confinanti - e non si parla solo di Israele, ma anche del Libano e potenzialmente della Giordania -  sta riuscendo ad affermare un pericoloso precedente morale, quello dell'impunità nell'uso di armi profondamente disumane, che ricordano da vicino il Zyklon B delle camere a gas e che colpiscono anche i bambini, come si vede dalle numerose fotografie di vittime degli attacchi chimici che in queste ore stanno facendo il giro del mondo.  

4 settembre 2013

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