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L'accordo potrebbe essere un passo avanti verso la visione della pace di Shimon Peres

Peres avrebbe sfruttato l'accordo Israele-Emirati Arabi Uniti per promuovere il processo di pace israelo-palestinese

La firma alla Casa Bianca degli Accordi di Abramo

La firma alla Casa Bianca degli Accordi di Abramo

Proponiamo di seguito la traduzione della riflessione di Nadav Tamir, Senior Advisor per le relazioni internazionali del Peres Center for Peace e già consigliere dell'ex-presidente e Nobel per la Pace Shimon Peres, apparso sul Jerusalem Post dopo la firma a Washington degli Accordi di Abramo di normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Israele ed Emirati Arabi Uniti e tra Israele e Bahrein.

Sebbene non fosse la loro intenzione, Donald Trump e Benjamin Netanyahu potrebbero aver contribuito a far avanzare la visione di Shimon Peres. Eliminare l'annessione dall'agenda pubblica è stato sicuramente un passo importante in questa direzione.

Anni fa, durante la mia prima missione come diplomatico, Joel Singer, allora consigliere legale del ministero degli Esteri israeliano e capo negoziatore degli accordi di Oslo, ha risposto a una domanda che ricordo ancora. Durante un evento al Washington Institute for Middle East Policy nel 1997, a Singer fu chiesto quale fosse la differenza tra il requisito di Netanyahu (che era stato recentemente eletto primo ministro) di garantire la sicurezza di Israele prima di firmare qualsiasi accordo, e l'approccio di Yitzhak Rabin, anch'egli molto consapevole, come ex militare, della necessità di garantire la sicurezza di Israele.

Singer ha risposto che sebbene entrambi fossero ugualmente attenti alla sicurezza di Israele, c'era una differenza che potrebbe essere illustrata con il seguente aneddoto: un figlio chiede al padre di poter prendere in prestito l'auto per una sera. Il padre accetta a condizione che il figlio faccia i compiti a casa. Proprio come quel padre, Rabin ha effettivamente precondizionato qualsiasi accordo per garantire la sicurezza di Israele, ma ha anche aiutato i palestinesi a soddisfare questa richiesta, mentre Netanyahu è come quel padre che chiede a suo figlio di fare i compiti, ma spera che non li faccia così non dovrà dargli la macchina.

L'accordo con gli Emirati Arabi Uniti fa pensare alla possibilità che Netanyahu realizzi effettivamente la visione di Peres di un "nuovo Medio Oriente", per anni ridicolizzata dalla destra. Netanyahu sta usando effettivamente le tattiche che Peres aveva previsto, ma lo fa per ottenere il risultato contrario. Peres mirava alla pace economica come mezzo per raggiungere un accordo regionale che includesse un’intesa con i palestinesi. Netanyahu, d'altra parte, vede la pace economica e la normalizzazione regionale come una tattica che gli consente di ignorare i palestinesi. I vantaggi dell'integrazione di Israele con la regione non possono essere sopravvalutati. Tuttavia, in assenza di un accordo con i palestinesi, Israele potrebbe diventare uno Stato binazionale, un altro Stato arabo o una tirannia mediorientale allontanandosi dalla visione sionista. La metafora di Singer è rilevante anche per questo dibattito.

Peres e Netanyahu credevano nello sfruttare i vantaggi economici, di sicurezza e tecnologici di Israele per raggiungere la normalizzazione regionale. La visione di Peres, postulando che la Start-Up Nation potrebbe aiutare a creare una Start-Up Region, è ora portata avanti dal Peres Center for Peace and Innovation. Peres ha promosso instancabilmente le relazioni di Israele con i Paesi del Golfo e del Maghreb e, se fosse stato vivo oggi, sarebbe stato felice di vedere la firma dell'accordo di pace di Israele con uno Stato arabo. Peres, tuttavia, credeva che queste mosse dovessero essere combinate con un accordo politico con i palestinesi, che a suo avviso era fondamentale per la natura democratica dello Stato nazionale ebraico.

La visione di Peres non è scomparsa, ma solo di recente il pubblico israeliano se ne è reso conto. L'Iniziativa per la pace araba del 2002 segna il punto di svolta. In passato, gli Stati arabi non vedevano Israele come parte del Medio Oriente e hanno utilizzato il conflitto israelo-palestinese per distrarre l'opinione pubblica dalle violazioni dei diritti civili e dall'arretratezza tecnologica nei loro Paesi. L'Iniziativa per la pace araba, tuttavia, riflette la consapevolezza che Israele c’è, non se ne andrà, e può persino aiutare la regione a prosperare.

La minaccia iraniana e quella dei jihadisti sunniti di al-Qaeda hanno rafforzato la consapevolezza che Israele e altri Paesi filo-occidentali della regione sono bersagli delle stesse intimidazioni e che Israele non è il problema, ma parte della soluzione. La Primavera Araba, percepita come una minaccia in Israele, ha effettivamente rafforzato queste tendenze. Se Peres fosse stato vivo e in una posizione d’influenza, avrebbe sfruttato l'accordo con gli Emirati Arabi Uniti per risolvere il conflitto israelo-palestinese piuttosto che ignorarlo. C'è da sperare che Trump e Netanyahu portino avanti la visione di Peres, anche se questa non era la loro intenzione. La sospensione dell'annessione è stato sicuramente un passo importante in questa direzione.

Qualche giorno fa l'autore Nadav Tamir commentava così su Jewish News sulla strategicità dell'Accordo: 

L'accordo ha un significativo potenziale win-win-win nella misura in cui viene sfruttato per far avanzare un'intesa israelo-palestinese. Tuttavia, potrebbe invece essere dannoso se usato per evitare un accordo con i palestinesi e aggirare la questione israelo-palestinese. [...] Il risultato tattico di Israele nell'accordo con gli Emirati Arabi Uniti diventerà un danno strategico se Netanyahu e Trump lo useranno per dimostrare che la risoluzione del conflitto con i palestinesi non è necessaria e che la normalizzazione regionale può presumibilmente essere raggiunta in assenza di progressi verso la pace israelo-palestinese. La normalizzazione è importante, ma non salverà Israele dalla tragedia di uno Stato binazionale. 

17 settembre 2020

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