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L'aumento dell'antisemitismo in Europa

basteranno appelli ed esami di coscienza a fermare il preoccupante fenomeno?

Ebrei tedeschi manifestano con la kippah sul capo, simbolo di integrazione nella Germania di oggi

Ebrei tedeschi manifestano con la kippah sul capo, simbolo di integrazione nella Germania di oggi FABRIZIO BENSCH/ REUTERS

La storia dell'antisemitismo risale almeno al tempo degli antichi greci, quando gli ebrei erano fatti oggetto di un'attenzione diversa a quella, pur non sempre benevola, riservata ad altri popoli dagli etnografi antichi (che ad esempio ritenevano i popoli germanici forti, ma non molto intelligenti, o i persiani effeminati). Il motivo principale è che gli ebrei, a differenza degli altri popoli, non si inchinavano davanti agli dei greci, ma conservavano ovunque la propria religione e identità. Fin dai tempi antichi, questa "gelosia" del proprio culto e "non adattamento" ai culti della società circostante, assieme ad altre cause misteriose e non attinenti sicuramente a tratti propri degli ebrei, avrebbero contribuito a suscitare un odio che purtroppo cambia forma in ogni epoca, ma non è ancora scomparso.

Il cristianesimo ha dato un tragico impulso all'antisemitismo nel corso dell'epoca romana e soprattutto del Medioevo. Quando finalmente è arrivata l'emancipazione, sono arrivate anche le sfide dei secoli XVIII e XIX, come ad esempio lo iato tra la percezione del singolo ebreo, visto ormai come un cittadino integrato, e quella degli ebrei come collettivo, che suscitavano timore e venivano visti come ipotetici dominatori del mondo, fino al delirio omicida della Shoah.

In questo quadro molto complesso, con cui il mondo si confronta ancora - si vedano per esempio le recenti dichiarazioni di Abu Mazen - ogni Paese ha una storia a parte. La Francia, che si divise aspramente intorno al caso Dreyfus tra il 1894 e il 1906 e visse una grande tensione tra la filosofia dei Lumi e le teorie di razzisti come Joseph Arthur de Gobineau, oggi in particolare conosce una forte crescita dell'antisemitismo di matrice islamica. Qui recentemente, 250 intellettuali hanno sottoscritto un appello con cui sperano di poter arginare il fenomeno. Appello che va analizzato criticamente, perché è un condensato delle speranze e delle paure degli intellettuali francesi nei confronti di temi che spaziano dalla denuncia del razzismo al ruolo dello Stato laico nei confronti dell'Islam. 

L'appello prende le mosse dall'intervento recente di 15 intellettuali francesi, che dopo l'assassinio della 65enne ebrea Sarah Halimi hanno firmato un primo manifesto contro l'antisemitismo, consegnato alle stampe di recente in un libro curato da Elisabeth de Fontenay. A loro si sono aggiunte poi centinaia di altre penne influenti, a partire da Philippe Val, ex direttore di Charlie Hebdo, Tra i firmatari dell'appello figurano anche l'ex Presidente Nicolas Sarkozy e l'ex sindaco di Parigi Bertrand Delanoë, oltre a differenti leader religiosi e altre figure importanti della vita pubblica francese. 

"L'antisemitismo non è un affare che riguarda gli ebrei", si legge nel manifesto", ma "una questione che riguarda tutti". "La Francia è divenuta il teatro di un antisemitismo omicida, che continua a diffondersi provocando al tempo stesso la riprovazione pubblica e un silenzio mediatico che la recente marcia bianca ha contribuito a rompere. Quando un primo ministro dichiara davanti all'Assemblea nazionale, tra gli applausi di tutto il Paese, che la Francia senza ebrei non è più la Francia, non si tratta di una bella frase consolatrice, ma di un avvertimento solenne: la nostra storia europea è profondamente legata a quella delle diverse culture, tra cui il pensiero ebraico che vi svolge un ruolo determinante. In questa storia, recentemente abbiamo assistito a 11 omicidi di ebrei commessi da islamisti radicali". Un punto saliente dell'appello è che a questo punto viene operata una distinzione tra il razzismo antiarabo, sempre da combattere come ogni forma di razzismo, e l'islamofobia, che in realtà", dice il manifesto, "dissimula le cifre del Ministero degli Interni: i francesi ebrei hanno 25 probabilità in più di quelli musulmani di essere aggrediti, circa 50.000 persone sono state costrette a lasciare l'Ile-de-France perché non potevano più godere della sicurezza per loro e per i propri figli". Una denuncia forte, che non mancherà di fare discutere.

In Inghilterra, dove l'antisemitismo ha una lunga storia soprattutto dalla metà dell'Ottocento, quando gli ebrei furono visti come l'incarnazione della vita urbana più decadente di quella rurale, ma non ha avuto esiti genocidi, esiste una Commissione parlamentare di cui fanno parte esponenti di tutti i partiti politici per tenere l'antisemitismo al di fuori dal Parlamento. Tuttavia si assiste dal 2014 a una feroce polemica all'interno del Partito laburista, che ha portato anche a istituire una commissione d'inchiesta. Il dibattito nel Labour è iniziato quando una deputata di origine musulmana, Naz Shah (in seguito sospesa dal partito), postò sui social una mappa di Israele sovrapposta a quella degli Stati Uniti, con il titolo: "Ecco la soluzione del conflitto israelo-palestinese" (intendendo dire che Israele sarebbe così intrinsecamente un prodotto dell'imperialismo americano che l'unico modo di risolvere i suoi conflitti con gli Stati vicini sarebbe quello di trasferirlo là dove appartiene, proprio su suolo USA).

L'Islam moderno ha un portato di antisemitismo dovuto a un mix di "infelicità araba" per il declino delle società islamiche nel mondo contemporaneo, difficile confronto con un Occidente visto come superiore, relazione con il sionismo - il movimento di liberazione nazionale ebraico (e le altre ideologie importate dall'Occidente come il socialismo, il comunismo e il nazionalismo) -, dove spesso si arriva a negare la Shoah o a distorcerne la storia pur di negare legittimità allo Stato di Israele. Particolare rilevanza hanno gli islamisti, forze che politicizzano la religione (o secondo alcuni "religionizzano la politica"), portando avanti le loro lotte anche a mezzo del terrorismo che ha colpito più volte Londra e altre città inglesi. Su Haaretz di questa settimana è uscito un intervento di Fiyaz Mughai, un giornalista musulmano britannico che si rivolge ai suoi correligionari perché compiano un'analisi critica e sfuggano al fenomeno dell'antisemitismo islamista.

Infine c'è il caso tedesco - tedesco era il coniatore dello stesso termine "antisemitismo", Wilhelm Marr -, con l'emergere di un nuovo antisemitismo che è sia quello degli immigrati musulmani, sia quello dei movimenti xenofobi e neonazisti. Ci sarebbero, secondo le fonti della polizia tedesca, 4 incidenti antisemiti al giorno nel Paese dove l'antisemitismo ha raggiunto il suo apice con la Shoah. In un caso, si registra perfino un'aggressione da parte di siriani radicalizzati a carico di un altro immigrante siriano, che indossava la kippah per solidarietà con i suoi amici ebrei. Ora proprio la kippah sarebbe diventata il simbolo della lotta all'antisemitismo in terra tedesca. I media germanici stanno postando articoli che vanno dall'illustrazione degli usi e costumi ebraici per chi non li conosce, alla denuncia che l'antisemitismo sarebbe niente di meno che una vera e propria "malattia mentale". Il capo della comunità ebraica berlinese, Gideon Joffe, ha dichiarato che c'è stato un deterioramento del senso di sicurezza personale degli ebrei tedeschi, ma che "non siamo ancora al livello della Francia o del Belgio". In ogni caso, e confronti a parte, bisogna ricordare che l'antisemitismo non si ferma mai agli ebrei, ma prima o poi diventa una forma di persecuzione che colpisce tutti. Per questo occorre non abbassare mai la guardia, denunciare ogni episodio e rimanere vigili.

Carolina Figini, Redazione Gariwo

3 maggio 2018

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