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La censura prende piede in Cina

dopo il rogo di un'auto in Tienanmen

Il 28 ottobre una macchina lanciata a tutta velocità ha rotto le barriere della Città Proibita e si è incendiata proprio sotto al ritratto del dittatore Mao Zedong. Subito il Web cinese si è infiammato. Mentre le autorità sostenevano la pista degli attentatori uighuri (appartenente a una minoranza turcofona e musulmana con cui Pechino è in rotta da decenni), gli internauti si scatenavano in una ridda di speculazioni. 

In realtà nei giorni successivi è saltata fuori una pista non "etnica", ma terroristica. Negli appartamenti delle persone rimaste uccise nel rogo sarebbe stato trovato materiale inneggiante alla jihad. Sono stati eseguiti cinque arresti e continuano le indagini su una presunta pista terroristica. 

I censori sono subito intervenuti per rimuovere dalla Rete perfino le semplici foto dell'accaduto. Probabilmente non riusciranno a frenare l'attivismo Web o anche il semplice scambio di informazioni tra decine di milioni di postazioni Internet, ma sono ugualmente intenti a impedire perfino il fatto che un abitante di Pechino sappia che cosa accada nella piazza più importante della città. 

Gli uighuri sono una popolazione che abita lo Xinjiang, inospitale regione che segna sia i confini con India e Tibet, sia una zona di sfruttamento minerario molto importante. Gli occupanti della macchina bruciata in Tienanmen, un cinese e una filippina, sono entrambi deceduti, ma provenivano da quest'area contesa dove sono avvenuti negli ultimi anni molti scontri tra cinesi e autoctoni. La pista uighura potrebbe però essere una trovata propagandistica del regime per sviare l'attenzione sul disagio che la memoria della repressione del 4 giugno 1989 in Piazza Tiananmen continua a creare a 25 anni dai fatti. Ci vorranno ulteriori inchieste per dirlo.

30 ottobre 2013

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