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La Knesset vota la legge antiboicottaggio

Israele si interroga

Il Parlamento dello Stato ebraico ha approvato il "Boycott Bill", un provvedimento che sanzionerà con ammende individui o associazioni che invitano a rescindere le relazioni con Gerusalemme. 

La legge di Netanyahu sembra rispecchiare la composizione demografica del Parlamento e dello stesso esercito israeliano, ma solleva molti dubbi in svariati ambienti non solo progressisti del mondo ebraico israeliano ed estero. SuHaaretz ci si domanda infatti se non sia una legge che punisce ingiustamente la libertà d'espressione in rappresentanza degli interessi dei coloni il cui diritto di occupare le terre della Cisgiordania è messo in dubbio da molti osservatori. 

In particolare Gideon Levy è stato molto duro e ha ricordato su Haaretz alcuni punti per lui fondamentali: il boicottaggio è sacrosanto su merce che si considera "rubata" e nessuna legge deve distruggere la principale risorsa pubblica di Israele, la sua democrazia e apertura. 

Sulle pagine dello stesso giornale anche il commento di Yossi Sarid, secondo cui "la legge antiboicottaggio non è né ebraica, né sionista". L'intellettuale ha ricordato che l'antica tradizione degli ebrei impone addirittura dei boicottaggi, o quanto meno li vede con favore. "Ogni ebreo", scrive ironicamente, "ha una sinagoga da approvare e una da boicottare". 

D'altra parte Il Foglio mette in luce i molteplici problemi di sicurezza che la guerra impone alle vite degli israeliani. "Israele - scrive il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara - è l'unico Paese al mondo in cui un ministro vive in una roulotte con l'elettricità fornita da un generatore e manda i figli a scuola con un bus dotato di vetri antiproiettili". 

(Foto di Chris Yunker)

15 luglio 2011

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