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La responsabilità di proteggere

Marcello Flores racconta "l'indifferenza"

La scritta INDIFFERENZA, fortemente voluta dalla Senatrice a Vita Liliana Segre al Memoriale della Shoah di Milano

La scritta INDIFFERENZA, fortemente voluta dalla Senatrice a Vita Liliana Segre al Memoriale della Shoah di Milano

Il 24 ottobre, al Memoriale della Shoah di Milano, lo storico Marcello Flores - Professore presso l’Università degli Studi di Siena e direttore del Master Europeo in Human Rights and Genocide Studies - è intervenuto all'incontro "Dall'indifferenza al genocidio: la storia non smette mai di ripetersi?", promosso dall'Assessorato alla Cultura della CEM e da Gariwo. Si è interrogato sul ruolo politico e militare che l'Unione Europea (e gli Stati che la compongono, Italia compresa) dovrebbe assumere per proteggere la popolazione civile che abita il nordest della Siria. Un'alternativa europea alla Nato, di cui la Turchia è membro troppo importante per permetterne un cambiamento dall'interno. A questo proposito, lo storico ha fatto riferimento alla responsabilità di proteggere - presentata per la prima volta nel rapporto della Commissione sull'intervento e sulla sovranità dello Stato, istituita dal governo canadese nel dicembre 2001 -, formalmente accettata da ciascuno Stato membro dell'ONU in occasione del Summit mondiale delle Nazioni Unite nel 2005. In base a questo principio, ciascuno Stato deve proteggere la sua popolazione dal genocidio, dai crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l'umanità, e, qualora uno Stato non riesca a farlo, la comunità internazionale ha la responsabilità di aiutare le persone minacciate di tali crimini a proteggersi. 

Il problema, dichiara Flores, "è riuscire a smuovere la presenza nelle istituzioni, pensando in un’ottica europea - poiché è vero che in questo caso, forse più ancora che nel passato, una mobilitazione dell’opinione pubblica è importante ma non potrà fare molto. Se però questo non avviene neanche partendo dal presupposto che si può fare qualcosa in queste istituzioni, se di conseguenza si lascia completamente al di fuori di ogni dibattito pubblico qualsiasi proposta o possibilità d’intervento, diventa veramente difficile prendere sul serio la strategia della responsabilità di proteggere - cosa su cui per altro in Italia nessun ministro degli Esteri ha mai speso mezza parola. Considerarla davvero significa invece attuare quell'accordo internazionale per impedire il peggio ovunque si cominci a manifestare anche solo la possibilità di un qualcosa che si possa rapidamente trasformare in pulizia etnica, in massacro, e successivamente in genocidio. Significa riuscire a denunciare non propagandisticamente ma nei fatti, creando un’alternativa europea a quella che è la linea statunitense e della Nato, che non potrà che dirigersi verso un vicolo cieco da cui non uscirà". 

Sulla questione del blocco della vendita di armi alla Turchia Flores aggiunge: "Si tratta solo di slogan propagandistici, perché le armi si continueranno a vendere e non basta la voce del Governo perché queste spariscano".

Sottolineando la posizione silente che l'Italia ha assunto in tutte le occasioni come parte del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite (lo sarà fino al 2021), il Professore apre poi una parentesi che fa riflettere: "Guardando all’atteggiamento di tutti i partiti che attualmente stanno al Governo - insieme a quello di chi ci stava prima - nei confronti della decisione ultima della Corte costituzionale sull’ergastolo ostativo presa sulla spinta della Corte europea dei diritti umani, io sono veramente impressionato di come possa il Segretario del Partito Democratico Zingaretti dire che si tratta di una sentenza stravagante, con cui lui non si sente in sintonia. Pensiamo allora a quale sintonia potrebbe mai provare se ci fosse davvero la proposta di mandare dei soldati italiani a partecipare alla zona di sicurezza da costruire nella Siria del nord, per fronteggiare le truppe turche"

"Bisogna incalzare il Governo affinché si muova in difesa dei diritti umani a tutti i livelli, sia internamente che internazionalmente", continua Flores. "Credo da ormai più di dieci anni l’Italia viene richiamata di continuo perché non ha istituito il Consiglio sui diritti umani, un'istituzione autonoma chiesta dalla comunità internazionale. Bisogna fare in modo che i capi di Stato, che giustamente si sono congratulati quando i curdi hanno sconfitto l’ISIS, si guardino in faccia per comprendere che cosa significa adesso lasciare i curdi non soltanto alla mercé dei turchi ma anche di Assad; poiché, per quanto siano stati costretti a trovare un accordo militare momentaneo, non possiamo dimenticare che i curdi avevano occupato già nel 2012 Kobane contro Assad per liberarsi dalla tutela oppressiva di Damasco. Il rischio è veramente quello di trovarsi in mezzo a due opposti estremismi governativi che non solo faranno piazza pulita di tutte le conquiste che sono state fatte in questi anni ma riusciranno a ricreare quella discriminazione potente e profonda che c’era stata fino ad allora".

Al termine della sua analisi Flores ha voluto ricordare con queste parole che le mancanze e gli errori della Storia si ripetono, soprattutto laddove vengono dimenticati: "I curdi, in questo caso quelli che si trovavano in Iran, settantatré anni fa conobbero un tradimento analogo a quello esercitato da Trump richiamando i soldati americani. Fu il ritiro delle truppe sovietiche deciso da Stalin dopo aver promesso che avrebbe garantito ai curdi dell’Iran la possibilità di costruire una prima parte del Kurdistan".

29 ottobre 2019

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