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La Russia vuole una vittoria diplomatica vantaggiosa in Siria

ma trova Iran e Assad sulla sua strada, dice il quotidiano Haaretz

Il Presidente siriano Bashar al-Assad e il Presidente della Russia, Vladimir Putin, a Sochi nel 2017

Il Presidente siriano Bashar al-Assad e il Presidente della Russia, Vladimir Putin, a Sochi nel 2017 Twitter/ @Presidency_Sy

La vicenda di Rami Makhlouf, miliardario siriano e cugino del Presidente Bashar al Assad, fa luce sulle lotte di potere tra Russia, Iran e Assad nella Siria postbellica. La storia della sua ascesa e del suo declino è raccontata da Zvi Bar'el, editorialista ed esperto di politica del Medio Oriente del quotidiano Haaretz, in un articolo sulle ambizioni della Russia, che vorrebbe liberarsi della presenza dell'Iran e di Assad per gestire da sola ricostruzione in Siria.

Makhlouf è una figura chiave nel finanziamento del regime: possiede Syriatel, la più grande rete di telefonia mobile del Paese e, secondo vari osservatori, avrebbe il controllo sul 60 percento dell'economia siriana. Nel 1999 Makhlouf costituì un'organizzazione benefica chiamata Al Bustan, che nelle prime fasi della guerra civile ottenne finanziamenti da istituzioni internazionali e dalle Nazioni Unite. Oltre a questa attività, Al Bustan aveva anche reclutato e finanziato combattenti per la milizia privata d'élite Tiger Force, che insieme all'esercito siriano ha combattuto i ribelli e commesso crimini di guerra.

Makhlouf, alleato dell’Iran, non ha incontrato ostacoli fino all’ingresso in scena della Russia nel 2015. La strategia di Mosca all'epoca era semplice: mantenere Assad al potere, spazzare via i ribelli e arrivare a controllare, o almeno condizionare, la Siria nel giro di poche settimane o pochi mesi. Ma la realtà si è rivelata molto più complicata, osserva Zvi Bar'el nella sua analisi, a causa della presenza attiva dell'Iran, dell'ISIS (nel nordest) e di decine se non centinaia di milizie - sia ribelli che fedeli al regime - con poteri quasi autonomi in diverse parti del Paese. I combattenti delle milizie lealiste erano più del doppio delle truppe dell'esercito regolare ed erano presenti anche milizie iraniane.

Ristrutturazione militare

La Russia ha dovuto quindi ricorrere a una nuova strategia, usando l’aeronautica per aiutare il regime e garantire che gli investimenti militari si traducessero in vantaggi finanziari, diplomatici e strategici. Mosca ha iniziato a riunire le milizie e a integrarle nell'esercito di Assad e lo ha fatto anche con le Tiger Forces, neutralizzando così il controllo di Makhlouf su di esse.

Nell'estate del 2019, Assad ha cambiato il nome dell'unità da Tiger Forces a 25sima Divisione delle Forze Speciali, i cui soldati sono stati selezionati e addestrati da ufficiali e istruttori russi. In questo modo, la Russia ha privato Teheran della possibilità di usare questi soldati per costruire una roccaforte militare parallela a quella dell'esercito siriano.

La Russia ha costretto Assad a fare altri cambiamenti nell'esercito, come la sostituzione di alti ufficiali e l'adozione di tattiche sviluppate dal Ministero della Difesa russo e dai militari russi per creare un esercito forte, efficiente e apolitico subordinato ad Assad, ma guidato dalla Russia. Assad ha ordinato anche l'arresto del generale Ghassan Bilal, comandante della Quarta divisione e alleato dell'Iran. All'epoca, l'Iran aveva proposto che Bilal diventasse capo dell'intelligence militare, ma la Russia si oppose alla mossa.

Investimento strategico

La Russia aveva valutato anche come assumere il controllo dell’economia siriana. Se nel 2018, l'Iran aveva firmato una serie di intese per avere l'esclusività negli accordi del dopoguerra, la Russia si è assicurata il franchising della produzione di petrolio e delle infrastrutture e punta a escludere l'Iran dai progetti di ricostruzione in Siria.

Il successo in Siria è diventato un'aspirazione strategica vitale, un'alternativa all'influenza americana in Medio Oriente. Ma la Russia da sola non può disporre dell'enorme quantità di capitale, circa centinaia di miliardi di dollari, necessaria per il progetto di ricostruzione. L’ostacolo principale è la presenza dell'Iran e di Hezbollah, che a causa delle sanzioni rappresentano un ostacolo agli investimenti stranieri dall'Europa e dagli Stati Uniti.

La Russia deve accelerare la partenza dell'Iran dalla Siria e per questo consente gli attacchi israeliani alle basi iraniane e, ovviamente, non ha risposto ai sei attacchi aerei attribuiti a Israele nelle ultime due settimane e ha anche taciuto quando il Ministro della Difesa israeliano, Naftali Bennett, ha affermato che Israele non sta solo lavorando per limitare la presenza iraniana in Siria, ma mira a far uscire completamente l'Iran dal Paese.
La Russia ha anche escluso l'Iran dagli accordi firmati con la Turchia per l'imposizione di un cessate il fuoco a Idlib, l'ultima roccaforte ribelle, e dall’attività di polizia svolta dalla polizia militare russa.

Per aumentare la pressione, la Russia ha chiesto ad Assad di farsi carico di una parte dei costi e gli ha "suggerito" di fare pagare a Makhlouf 3 miliardi di dollari; quando quest'ultimo ha rifiutato, dicendo di non avere tutto quel denaro, la Russia ha mostrato ad Assad la prova: i video pubblicati dai figli di Makhlouf con le loro auto costose vicino alle case lussuose di loro proprietà in Dubai.

Per Assad, è stata l’occasione per guadagnare un punto nei confronti del cugino, che si è arricchito grazie al suo legame familiare. Sembra che Makhlouf si sia anche scontrato con la moglie del Presidente, Asma Assad, che dirige un comitato incaricato di combattere il riciclaggio di denaro. Makhlouf è stato citato in giudizio per evasione fiscale, la maggior parte dei suoi beni è stata confiscata, i suoi dipendenti sono stati arrestati, mentre lui evidentemente è riuscito a fuggire dal Paese e unirsi ai suoi figli.

Battaglia diplomatica

Poco prima di questa vicenda, i media russi hanno pubblicato articoli che denigrano Assad, accusandolo di guidare un regime corrotto. Alexander Shumilin, ex diplomatico e attuale capo dell'Istituto Europa-Medio Oriente di Mosca, finanziato dall'amministrazione russa, ha scritto: “Il Cremlino deve liberarsi del mal di testa siriano. Il problema è una persona - Assad - e il suo entourage”. Secondo le indiscrezioni pubblicate dal quotidiano Asharq Al-Awsat e da The Daily Best, “Assad non solo non è più in grado di guidare il Paese, ma sta trascinando Mosca verso uno scenario simile alla guerra afgana”.

Questo ha fatto circolare la voce che la Russia si appresti ad abbandonare Assad per costruire una nuova leadership, capace di attuare la costituzione proposta dalla Russia e fare affidamento sui tecnocrati che rappresentano tutte le fazioni ed etnie. Un governo del genere potrebbe, secondo la Russia, ottenere la legittimità internazionale e fungere da catalizzatore per finanziare la ricostruzione del Paese sotto l'occhio vigile (e l'ingerenza) della Russia.

Ma questo progetto potrebbe rivelarsi irrealizzabile, osserva Zvi Bar'el: la Russia sa quanto sia difficile costruire una coalizione composta da milizie, movimenti e fazioni che vogliono sfidarsi. Inoltre deve ancora risolvere il problema di Idlib per completare il controllo del regime su tutta la Siria e dovrà anche usare la bacchetta magica per proporre un leader forte e ampiamente accettato al posto di Assad. È anche possibile che Mosca stia facendo pressioni sul Presidente per fargli offrire concessioni all'opposizione, una mossa chiave per la vittoria diplomatica.

11 maggio 2020

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