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La tregua a Idlib è necessaria per evitare un conflitto più ampio

i rischi di una rottura tra Turchia e Russia, secondo l'analisi di Haaretz

Un convoglio militare turco attraversa la città siriana di Dana, nella provincia di Idlib

Un convoglio militare turco attraversa la città siriana di Dana, nella provincia di Idlib Aaref Watad / AFP via Getty Images

Turchia e Russia hanno raggiunto un accordo quasi definitivo sul cessate il fuoco nella provincia siriana di Idlib, ma le forze armate turche resteranno sul campo, pronte a reagire se la tregua sarà violata e gli attacchi riprenderanno.
Dopo tre giorni di trattative ad Ankara tra la delegazione russa e quella turca, la posizione della Turchia nel confronto con la Russia sul controllo della zona nordoccidentale della Siria è stata chiaramente espressa dal Ministro della Difesa turco Hulusi Akar: “siamo pronti a riprendere dove ci eravamo fermati e a colpirli (i soldati di Assad). I nostri uomini resteranno”, riferisce l’agenzia di stampa turca Anadolu.

Dall’inizio di questa fase l’esercito turco ha ucciso oltre 2.500 combattenti siriani, in parte regolari in parte miliziani. Non ci sono dati sulle vittime civili, mentre le perdite tra le truppe turche sono 50.

L’accordo in via di definizione prevede il pattugliamento congiunto di militari turchi e russi lungo l’autostrada M4, arteria di importanza strategica, che collega la parte orientale a quella occidentale della Siria, stabilendo un corridoio di sicurezza su entrambi i lati della della M4, largo 6 km a nord e 6 km a sud dell’autostrada. Il pattugliamento dovrebbe iniziare il 15 marzo.

La trattativa deve evitare che il conflitto tra il Presidente turco Erdogan e il Presidente siriano Assad degeneri in uno scontro tra la Turchia, che da anni tenta di eliminare Assad, e la Russia, da sempre al fianco di Damasco.
La Russia rimprovera a Erdogan di aver non solo violato l’impegno, assunto con l’accordo di Sochi del settembre 2018, di eliminare le milizie ribelli estremiste, ma di avere addirittura dato loro supporto nelle basi allestite intorno a Idlib.

La fine del conflitto a Idlib è necessaria per evitare uno scontro violento diretto tra i grandi attori in gioco in Medio Oriente, il Presidente russo Putin ed Erdogan, secondo l’analisi del corrispondente di Haaretz dal Medio Oriente Zvi Bar’el.

Erdogan esige il ritiro dell’esercito siriano dalle posizioni occupate con l’ultima offensiva, l’apertura delle autostrade M4 e M5 che collegano Idlib alla Turchia e la fine dei combattimenti per fermare l’esodo dei rifugiati.

Putin potrebbe accettare questi termini, chiedendo però in cambio un piano d’azione con tempi chiaramente fissati per l’evacuazione delle milizie armate.
Una condizione che difficilmente Erdogan accetterà, perché la permanenza di queste milizie a Idlib è la carta che consente alla Turchia di rimanere tra coloro che decideranno il futuro della Siria, assieme a Russia e Iran.

Con lo smantellamento dei gruppi ribelli armati l’esercito di Assad potrebbe insediarsi senza più ostacoli nella provincia, ma la Turchia non potrebbe più giustificare la sua permanenza in Siria. Una presenza che le è necessaria per continuare la guerra contro i curdi nel nord della Siria.
Per questo il mancato accordo tra Russia e Turchia per lo smantellamento delle milizie ribelli potrebbe trasformare il conflitto in un confronto diretto in grado di coinvolgere altri Paese, secondo Zvi Bar’el.

Viviana Vestrucci, Gariwo, la foresta dei Giusti

13 marzo 2020

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