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La vergona e l'orrore

Si è consumata ieri, con oltre cento morti e più di duecento dispersi, la più grande delle stragi di migranti che ormai da anni si ripetono nel mare di Lampedusa, tra l’inettitudine delle istituzioni – europee e italiane – e l’indifferenza generale. Ma sono centinaia le immagini e le testimonianze drammatiche che abbiamo visto e sentito ovunque, sui giornali, in televisione, sul web. Anche per questo, siamo tutti responsabili di fronte all’ennesima tragedia di profughi.

Meno di tre mesi fa, nell’inattesa visita sull’isola, Papa Francesco aveva chiesto al mondo di non lasciare soli Lampedusa, i suoi abitanti e i naufraghi. In quella occasione, aveva scosso milioni di coscienze denunciando “la globalizzazione dell’indifferenza” ed esortando tutti a farsi carico del destino del proprio “fratello”. Oggi, con poche parole dure come pietre, ci esorta a non voltare le spalle dall’altra parte, a sentirci responsabili per ciò che accade nel mondo intorno a noi e a provare “vergogna”, come uomini, per aver smarrito i valori di solidarietà, pietà, giustizia; come governanti e cittadini, per aver preso decisioni prive di rispetto per “l’uomo e per la verità”.

Alle parole del pontefice hanno fatto eco quelle di Giorgio Napolitano. “Papa Francesco ha detto: vergogna. Io posso aggiungere: vergogna e orrore”. Per un momento, sembrano zittite le voci che animano lo scenario politico italiano, con le accuse dei leghisti a Kyenge e Boldrini – ritenute “responsabili morali” della strage – e il dibattito su una legge che prevede il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina per i non autorizzati che prestano soccorso ai migranti in mare… L’elemento sui cui Napolitano vuole riportare l’attenzione riguarda le responsabilità politiche dell’accaduto. “Occorrono azioni decise da parte della comunità internazionale – ha detto il Capo dello Stato – e in primo luogo dell’Europa”. L’emergenza profughi non è una questione solo italiana, servono risorse finanziarie e strumenti adeguati affinché le istituzioni e le agenzie che pure esistono, come Frontex, siano messe in condizione di far fronte alle ondate di profughi che dalle coste italiane cercano una via d’accesso per il Vecchio Continente.

L’Europa “si gira dall’altra parte” e l’Italia ha abbandonato Lampedusa, costringendola a farsi carico, da sola, del dramma di migliaia di uomini, donne e bambini che cercano di sfuggire alla fame, alle guerre, alle persecuzioni. La straordinaria prova di solidarietà dei siciliani di Lampedusa, di chi si è buttato in acqua per tirarne fuori vite umane, di chi ha soccorso, scaldato e sfamato i sopravvissuti, è l'unica speranza, l'esempio da seguire per il futuro.
Ma oggi il sindaco dell’Isola, Giusy Nicolini, non sa più “dove mettere i morti, dove mettere i vivi”.

4 ottobre 2013

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