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Macron incontra i leader delle comunità religiose francesi

"Un confronto sincero ed esigente. La laicità? Non solo un riempitivo"

Emmanuel Macron

Emmanuel Macron Wikimedia Commons

Il 4 gennaio, Emmanuel Macron ha incontrato i rappresentanti degli ebrei, delle confessioni cristiane, dei buddhisti e dei musulmani presenti in Francia e, in un emozionante discorso augurale, ha delineato la politica francese - in materia di culti - che verrà seguita nel 2018, "con calma, se questa calma ci sarà offerta". Il discorso - che evoca un futuro nel quale i temi religiosi si possano affrontare con un animo pacificato, in una nazione riconciliata - verte su diversi punti, dalla bioetica all'accoglienza ai rifugiati, alla laicità, alla formazione degli insegnanti, al rapporto con l'Islam, al rispetto per chi non crede o esercita culti diversi, ai doveri dei cittadini di superare le proprie differenze e collaborare, al lavoro che spetta alle comunità religiose per contrastare il terrorismo. Lo riportiamo di seguito tradotto.

Cari amici,

Signor Primo Ministro,

Signor Ministro di Stato,

Monsignore,

Signor Metropolita,

Signor Gran Rabbino di Francia,

Signor Presidente del Concistoro,

Signor Presidente del Consiglio francese del Culto musulmano,

Signor Presidente della Federazione Protestante di Francia,

Signora Presidente dellUnione Buddhista di Francia,

Cari amici,

a voi tutti i miei migliori auguri.

Vi ringrazio della vostra presenza qui e, alle soglie di questanno nuovo, mi rallegro di avere di nuovo loccasione di questo incontro. Ci eravamo visti in questa cornice il 21 dicembre scorso per un primo scambio. Secondo gli impegni che ho preso, come spero, questi incontri proseguiranno nella medesima forma.

Questo incontro, con cui ci scambiamo gli auguri, è unantica tradizione che la nostra Repubblica ha restaurato nel 1947. Il tempo e probabilmente anche il patto repubblicano stretto alla Liberazione hanno permesso la ritessitura simbolica di questo filo di relazioni spesso cortesi, a volte perfino cordiali, in tutti i casi sempre franche ed esigenti, tra il capo dello Stato e i rappresentanti delle grandi tradizioni religiose presenti nel nostro Paese.

Del resto, a dare il via a tale iniziativa fu un Presidente, Vincent AURIOL, noto per la sua apertura nei confronti della religiosità, in unepoca in cui il suo partito, insieme ad altri, rivendicava quello che allora veniva chiamato un «laicismo di lotta». Ma ci sono voluti ancora quasi tre decenni perché questo momento dincontro che condividiamo assumesse la forma che conosciamo; non più quella di una serie di udienze protocollari, ma una cerimonia comune che restituisce infine limmagine di un mosaico di fedi differenti, che lo Stato non considera con sfavore, né con pregiudizio.

Non ripercorrerò qui il cammino che ha portato a questa situazione, in cui lo Stato non prende le parti di alcun culto, ma ne garantisce a ciascuno il libero esercizio, nel ferreo rispetto delle leggi della Repubblica, così come garantisce, alle stesse condizioni di neutralità, la libertà di non credere.

Questo secolarismo alla francese, che a volte sorprende i nostri vicini, è un cemento potente nel nostro Paese, lacerato da tante guerre di religione, dove la religione è inscritta nel patrimonio intellettuale, culturale e sociale. Questo conferisce allo Stato una posizione preminente e un ruolo di arbitro che gli permette di ribadire incessantemente la propria legittimità politica anche rispetto ai confronti spirituali.

Tuttavia questa neutralità non si dà senza un minimo di istruzioni, e noi abbiamo cominciato a discuterne a dicembre scorso, poiché troppo frettolosamente questa neutralità dello Stato è stata interpretata come assenza. La laicità organizzerebbe così una sorta di vuoto metafisico allintersezione di tutte le credenze. Cosciente che lindividuo nutre sempre un interrogativo esistenziale che il vuoto inquieta e rende insicuro, la laicità si farebbe forte allora della sua funzione di popolare questa zona neutra e incarnare una sorta di fede repubblicana forgiata da valori e tradizioni, costituiti a loro volta in credenza universale sul modello passato del culto dellEssere Supremo dei giacobini. Alcuni lo sognano ancora, ma quel culto ha avuto vita breve.

Ma la persistenza delle religioni, nonché il risorgere sotto varie forme dellansia spirituale, conformemente alla profezia di André MALRAUX, ha restituito attualità a una formulazione sostitutiva filosofica e morale. Ora, questa non era affatto la vocazione della nostra laicità originaria.

Ciò che Hannah ARENDT chiamava la sanzione trascendente nellambito della politica tentata dal culto dellEssere supremo, non è affatto il senso della nostra laicità francese. E io non auspico affatto che una religione di Stato sia sostituita in questo modo alla religione. E tanto meno la religione potrebbe delineare la vita politica della nazione. Starò sempre attento a questo proposito, ai tentativi di far rientrare dalla finestra politica ciò che era uscito dalla porta del religioso. E io so, come voi, che alcuni tentano di instaurare con i poteri pubblici una sorta di rapporto di forza intorno allaffermazione di tale o talaltra credenza, dimenticando, anche in quel caso, il filo della nostra storia e cercando di farla deviare.

Porrò la stessa attenzione su quel piano; non nego lesistenza di domande e interrogativi legati allinevitabile frizione tra lordine religioso e lordine politico, ma ricuso le strategie di entrismo come pure i colpi di forza militanti. La nostra forza, la vostra forza è che voi non partecipate al potere pubblico e di conseguenza non lo legittimate. E questa distinzione fondamentale degli Ordini è unacquisizione preziosa per voi come per la Repubblica, perché si tratta fondamentalmente dei principi di libertà di associazione e di coscienza che reggono le vostre rispettive organizzazioni. E da questa distinzione non potrebbe pertanto derivare alcuna ignoranza, che non sarebbe altro che una scarsa conoscenza per esclusione.

È proprio questo il motivo per cui è naturale che il Presidente della Repubblica si incontri regolarmente con voi, poiché voi partecipate alla vita della Nazione. Ne va della comprensione di ciò che costituisce la vita di milioni di francesi nel quotidiano, sia nelle loro attività che nei principi che guidano i loro impegni, ma anche nel loro rapporto con la storia della Nazione e la sua evoluzione. La fede religiosa che sgorga dallinteriorità non esime dallessere cittadino, e sarebbe folle pensare che in una stessa persona i due elementi non dialoghino costantemente.

La Repubblica non chiede a nessuno di dimenticare la propria fede, ma per formare la Nazione, bisogna ugualmente saper oltrepassare le proprie differenze mettendole al servizio della comunità di cittadini e operare quotidianamente per non creare inconciliabilità nella società.

In ogni caso, non domanderò mai a un cittadino francese, chiunque sia, dessere moderato nella sua religione o di credere moderatamente o come si conviene nel suo Dio - avrebbe davvero poco senso -, ma domanderò a ciascuno costantemente di rispettare assolutamente tutte le regole della Repubblica.

Ed è da tale equilibrio, dove la forza delle due autorità si può ritrovare pienamente compatibile, che noi usciremo rafforzati.

Incontrarci per questi auguri significa anche tener conto del rapporto dei nostri concittadini con la loro religione, della loro espressione nello spazio pubblico, che costituisce ugualmente una dimensione della civiltà, nella maniera in cui ciascuno si presenta e interagisce con gli altri, partecipando alla comunità nazionale.

Ecco quindi che lanno che viene ci vedrà di nuovo riuniti intorno a diversi temi. Il primo sarà quello delle leggi bioetiche. Tali questioni porteranno a riaprire alcuni temi discussi diversi anni fa, alla luce delle evoluzioni della ricerca, della scienza e delle sperimentazioni, e a rivisitare temi che hanno a volte profondamente diviso la società francese negli ultimi anni.

Converrà - prima di legiferare - dedicare tempo a un vero dibattito filosofico nella società. Io ne sono il garante e avrò a cuore che la nostra società possa adattarsi alle evoluzioni in corso, che la legge possa rispecchiarle nel quadro di quello che è il suo spirito costante, e che noi possiamo anche, nellaccompagnare le evoluzioni tecnologiche, dar loro un quadro etico indispensabile. Credo che questo sia il ruolo della Francia in questo campo, a proposito di molti temi che rimangono fuori dalla riflessioni, o sono in larga parte evitati.

Lanno 2018 sarà quello della costruzione di una filosofia comune su questo argomento e, come ho suggerito il 21 dicembre scorso, auspico che voi possiate prendervi pienamente parte. La vostra parte in questa discussione è pienamente legittima e, quando la si dimentica, è lei a farci ricordare che esiste. Perciò, io auguro che essa sia considerata nel senso proprio del termine. È per questo che, nel corso di questanno, vi riunirò con regolarità, non per un interesse mediatico, ma volto a dare un contributo sostanziale, perché voglio che siano sedute di lavoro nelle quali possiamo far emergere una visione comune o sviluppare lesercizio di una maieutica. Quindi, riunirò regolarmente coloro che hanno lavorato su queste leggi bioetiche, in particolare il comitato consultivo nazionale sulletica a cui voi sarete pienamente associati, con i rappresentanti che designerete, a seconda dei temi, per questo lavoro.

Io credo che le religioni, che voi rappresentate qui, le filosofie che le accompagnano e le convinzioni radicate attraversino la nostra società in maniera profonda e che in ciascuno dei temi che tratteremo nel quadro delle leggi bioetiche sia impensabile ricercare il bene comune della nostra società senza prenderle pienamente in considerazione. Questo sarà un lavoro importante, e io conto pienamente sul vostro impegno su questo tema.

Dovremo anche proseguire il nostro lavoro sullaccoglienza ai rifugiati.

Abbiamo avuto un dibattito aperto e diretto il 21 dicembre scorso, su questo argomento, è stato importante e continueremo ad averlo. Non c’è nulla di semplice in questa materia, dove le grandi fratture del mondo trovano il modo di intrufolarsi nellintimità del nostro quotidiano e in qualche maniera vengono a replicare, come armonie musicali, i dubbi propri della nostra società, talvolta le sue proprie fratture.

Conoscete la mia posizione. I principi sono chiari: c’è un dovere, di natura morale e politica, ed è quello dellasilo e dellaccoglienza incondizionata a tutti coloro, donne e uomini, che ne hanno diritto. E abbiamo quindi una difficoltà creata da questa tensione etica, che noi avevamo evocato nello scorso dicembre,che sta dietro e consiste nella necessità di considerare la realtà della nostra società, la sua capacità di accogliere e la realtà dei fenomeni migratori, che sono molteplici.

E oggi, ben oltre i rifugiati politici, è in atto una migrazione economica che proviene dallAfrica, e ci ricorda il nostro dovere nei confronti di questo continente, la costante lotta contro le reti dei trafficanti, il terrorismo, la politica di cooperazione e di sviluppo per dare un futuro a ogni giovane o meno giovane che si trova alle nostre porte, ma che ci obbliga anche a ripensare la nostra capacità daccoglienza. In altri termini, direi oggi, una politica dellaccoglienza improntata in definitiva, con il pretesto dellaiuto incondizionato e indiscriminato, nel fare tutto male.

Accogliamo in modo imperfetto quasi tutti, con ritardi sempre considerevoli. In media, una domanda di ingresso può essere soddisfatta in 18 mesi, ma ci vogliono due anni nella regione dove ci troviamo ora, per accordare pienamente il titolo di rifugiato e lasilo a qualcuno che ne ha diritto.

Vogliamo intervenire più rapidamente, e dunque i controlli indispensabili che non sono di polizia ma amministrativi, che permettono di accelerare le procedure, sono attivati non per lasciare chiunque in mezzo a una strada, ma per poter cominciare al più presto un lavoro indispensabile, evitare lumiliazione delle code in prefettura per interi giorni, e ci permettono di lavorare meglio, ma anche di portare avanti un discorso di verità.

E proprio in questa sede voglio salutare lazione del Primo ministro e del ministro di Stato, ministro dellInterno che è anche incaricato dei culti - il che spiega la sua presenza oggi - perché non è facile dire, soprattutto quando lesperienza di deputato alle spalle testimonia il contrario, delle cose che a volte possono turbare.

Vi sono, nella nostra società, alcuni eccessi, gente che non vuole saperne degli altri, e io questo lo combatterò sempre, tuttavia esistono quei momenti di difficoltà in cui si trovano ad agire alcuni soggetti ben intenzionati e dediti alle buone pratiche, e nei loro confronti io voglio allora che manifestiamo una forma di generosità, considerando le loro azioni per quel che sono e senza penalizzarle.

C’è anche una forma di voce morale che non comprende sempre ciò che viene fatto. Sarà quindi nostro compito spiegarlo meglio, ma anche saper ascoltare quellelemento fattivo che voi rappresentate e che diverse associazioni che vi sono legate rappresentano, e coloro che nel quotidiano lavorano per migliorare la sorte delle donne e degli uomini che si trovano sul nostro territorio.

Non saremo certamente daccordo su tutto, su questo argomento, ed è normale, perché abbiamo linteresse generale da difendere che obbliga a volte a fare delle scelte che virano in determinate situazioni verso il male minore. È questa lattenzione etica del governante, e il male minore è talvolta sapere che non si può prendere la posizione netta che si vorrebbe prendere, perché non è possibile. Ma voi avrete sempre, in questa amministrazione, la volontà di coniugare la nostra umanità con questa esigenza pratica, che si accompagna al fatto di presiedere il Paese ed esercitare il governo.

E su questo argomento vorrò costantemente un dialogo tra di noi, e voi avrete sempre la parte di considerazione che vi spetta e io voglio , tramite voi, ringraziare linsieme delle associazioni che, con gli operatori del sociale, fanno ogni giorno molto per le donne e gli uomini che, non bisogna mai dimenticarlo, non fanno che subire il proprio destino.

Affronteremo anche alcuni temi sui quali il ministro si è impegnato e su cui ha cominciato il lavoro con voi, penso in particolare al tema dei cappellanati che abbiamo a lungo evocato lo scorso dicembre, che è assolutamente cruciale, in particolare nelle prigioni, dove è molto importante raggiungere una buona organizzazione. Io conosco il vostro impegno e voi conoscete la nostra determinazione.

C’è infine il tema della scuola, che continuerà per tutto lanno che verrà a dare linfa ai nostri lavori. Il ministro dellIstruzione nazionale ha preso degli impegni molto chiari; noi abbiamo cominciato a mettere in opera i nostri in termini di insegnamento, formazione degli insegnanti, indispensabile affinché il buon esercizio della laicità si realizzi. Questo deve permettere agli insegnanti che si trovano in situazioni di estrema difficoltà di essere equipaggiati, in qualche maniera, per spiegare la storia del nostro Paese, ma anche il fatto religioso nella sua pienezza.

La questione religiosa ha conosciuto un forte revival in questi ultimi anni, in diverse parti del mondo, e in particolare nel nostro Paese, poiché la religione ha potuto essere sovente invocata per giustificare i peggiori crimini. Questa grande trasformazione del mondo continuerà ad attraversare la vita del nostro Paese anche nel prossimo anno.

Sappiamo che le fedi sinceramente professate non possono riconoscersi in questi abomini e la vostra risposta nei confronti del terrorismo islamista, collettivo o individuale, è sempre stata ammirevole e ha contribuito profondamente, ne sono convinto, al fatto che lazione di spaccatura della nostra società intrapresa dai terroristi - questi assassini - fallisse.

Voi avete saputo, e io vi ringrazio per questo, denunciare e smontare senza esitazione tutte le propagande volte a far rivoltare dei figli della Francia contro il loro Paese e i loro compatrioti, che farebbero lacerare la nostra unità nazionale in nome delle affiliazioni religiose. Come, in particolare, dopo lassassinio di padre Jacques HAMEL.

Il ruolo dello Stato, in questo contesto, non è quello di combattere le fedi, ma di combattere le idee e le pratiche che si pongono al di fuori dellordine pubblico repubblicano, sempre tenendo conto delle specificità di ciascun culto. Lo Stato ha infatti per missione di ricordare le regole comuni, di fissare e trasmettere questi principi. La Francia non è una moltitudine di clan che lo Stato cercherebbe di unire con dei legami, e che in mancanza di convinzioni comuni finirebbero con il diventare delle norme artificiali, no. È anche per questo che ho voluto incontrarvi e il lavoro che voi avete da svolgere ora che siamo stati scossi, feriti, e uccisi è essenziale.

Questo non si fermerà nellanno che si apre, evidentemente, e quindi dovremo costantemente vigilare a non importare le tensioni che esistono in alcune parti del mondo tra le differenti religioni e talvolta in seno a una stessa religione, penso allIslam e a questo titolo la nostra e la vostra responsabilità sono considerevoli.

Ed esprimo lauspicio che insieme possiamo fare della Francia, un luogo dove noi non nascondiamo niente delle religioni e della questione religiosa, dove il pluralismo delle religioni è pienamente riconosciuto e può dispiegarsi, e dove noi sappiamo, al tempo stesso, trattare questa grande frattura del mondo.

Questo è anche il motivo per cui ho voluto parlare con voi e per il quale abbiamo costantemente bisogno di quel lavoro che sarà nostro nel prossimo anno: lottare contro i pregiudizi, in particolare razzismo e antisemitismo, e garantire a noi stessi di non essere prigionieri di queste tensioni. Esse continueranno a presentarsi inevitabilmente, da come vedo gli attuali sviluppi geopolitici.

Sappiamo tutto ciò che la nostra nazione nel corso della sua storia deve ai molteplici apporti religiosi e filosofici, e il dirlo non significa rinunciare al nostro patto laico, ma piuttosto riconoscere laspirazione che continua ad animare un gran numero di nostri contemporanei a una forma di trascendenza che JAURES descriveva in questi termini: Sarebbe mortale soffocare le aspirazioni religiose dell'anima umana, dato che, non appena nell'ordine sociale l'uomo avrà compiuto la giustizia, realizzerà che ha ancora un enorme vuoto da riempire". Questo vuoto immenso da riempire, alcuni vorrebbero riempirlo con discorsi di odio o offrendo prospettive mortifere, a volte ai figli della nostra Repubblica ai quali abbiamo smesso di offrire speranze.

Voi avete la vostra parte di responsabilità per riempire questo vuoto immenso, noi abbiamo la nostra parte di responsabilità nel riconoscimento del vostro ruolo e nel cogliere la possibilità che ci viene offerta di sviluppare giustamente questazione con fiducia e benevolenza.

Il 2018 sarà, a questo riguardo, iscritto sotto il segno della riconciliazione e del dialogo. Del resto, noi festeggeremo questanno il 70°anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti dellUomo, dellOrganizzazione delle Nazioni Unite, e voi celebrerete allo stesso modo lanniversario della creazione del Consiglio ecumenico delle Chiese, preludio al ravvicinamento delle confessioni cristiane, e la nascita dellAmicizia giudeo-cristiana di Francia, dopo il cataclisma della Shoah.

E il 1948 fu anche lanno della morte di padre Franz STOCK, che fece tanto per il riavvicinamento tra francesi e tedeschi, come pure dellelezione del patriarca di Costantinopoli, iniziatore di un processo di riconciliazione tra cattolici e ortodossi.

Tutti gli echi del 2018 saranno quelli della riconciliazione e ci porteranno a chiarire quale dovrà essere il nostro lavoro. Ed è per questo che nel 2018 auguro in particolare che lo Stato si impegni a fianco del culto musulmano in questo stesso spirito di dialogo.

A questo proposito, noi possiamo avere questo scambio diretto - molto spesso si confondono tutti i temi della nostra società di oggi - e parlando della laicità si vorrebbe parlare di un solo argomento religioso, lIslam. Ma questo è un errore funesto sia per lIslam che per tutte le altre religioni.

La storia della Repubblica francese non è la stessa per ciascuna delle religioni che sono qui rappresentate, questa è la nostra forza, ma bisogna anche che noi ci diciamo le cose come stanno: ciascuna delle vostre religioni non ha costruito lo stesso rapporto con il potere politico nella sua storia, e la storia del nostro Paese non è la stessa con ciascuna delle nostre religioni.

È il frutto di questa storia che ha quindi portato alla legge del 1905, a partire da un anticlericalismo, che abbiamo saputo superare. Ed è sempre parte di questa storia il fatto che ogni sabato gli ebrei preghino per la Repubblica. Come pure il fatto che questa stessa legge del 1905 sia un tesoro storico, anche se - per l'epoca in cui è sorta - non ha pensato alla questione religiosa con e per lIslam, perché esso non era presente nella nostra società come lo è oggi, e perché è legato a una storia del XX secolo che è venuta dopo.

Dobbiamo considerare questo aspetto in modo pacato. Non cerchiamo di fare rientrare la realtà di una storia - che è differente per ciascuna delle nostre religioni - in una specie di blocco unico, che porterebbe improvvisamente a sacrificare tutto.

La vostra responsabilità è immensa. Io credo che lo possiate toccare con mano, e a volte i problemi del quotidiano di ieri o di oggi ce lo ricordano ancora, perché le divisioni ci sono, perché la vostra religione non è comunque strutturata, ciascuno di voi è strutturato differentemente.

E la Francia si è abituata, nel suo dialogo, a una religione che è strutturata in maniera molto più verticale, perché questa è la storia della Francia con la Chiesa cattolica. Bisogna dire le cose come stanno, perché le religioni sono strutturate differentemente e noi procediamo per tentativi.

Allora procediamo per tentativi insieme, in modo aperto e spassionato. E io credo che su questo argomento, come avrete ben compreso, noi dobbiamo avere questo senso di responsabilità. Porterò avanti un discorso sulla laicità che è quello che ho fatto con voi: spassionato, diretto ed esigente, ma dobbiamo fare un lavoro sulla strutturazione dellIslam in Francia, che è la condizione stessa perché voi non cadiate nelle trappole di divisione della vostra religione e della crisi che essa sta vivendo sul piano internazionale.

È per questo che non ci sono da portare avanti solamente le prossime scadenze, alle quali noi lavoreremo insieme, ma c’è anche un lavoro nel cuore della società – di natura morale, politica – e dorganizzazione. Esso è indispensabile e io vi aiuterò a compierlo, perché fa parte della vita della nazione. Penso che del resto ciascuna delle religioni qui presenti, possa in questo essere daiuto. Perché ciascuna conosce la propria storia con la Repubblica francese e perché ciascuna ha i propri traumi; perché noi abbiamo collettivamente compiuto molti errori nel passato e quindi abbiamo il diritto di essere illuminati da questi errori del passato per non ripeterli.

E infine, io conto molto su voi tutti e su questo dialogo sincero, spassionato e necessario. Non ho che uno scopo da perseguire con voi, ed è la coesione della nazione, in modo che resti unita nonostante tutte le tensioni, in un mondo globale in cui anche ciò che nasce a migliaia di chilometri di distanza raggiunge il cuore della nostra società. Il fatto che i nostri concittadini vivono in un mondo aperto, e landamento stesso della storia del nostro Paese, rendono logico che abbiamo fatto nostre tutte queste tensioni. Io non sottovaluto la chance che ci viene offerta di essere qui insieme oggi, e neanche la sfida immensa che abbiamo davanti a noi.

Ecco, cari amici, tutte queste sfide per il 2018. Voi lavete capito, sono immense, ma io penso che possiamo non solo affrontarle ma anche vincerle. La Francia non deve sottovalutare la fortuna che ha di annoverare al suo interno delle istanze religiose che reclamano tolleranza e benevolenza, in un mondo che è colpito da ogni parte dai fanatismi. Avrò, nel nostro Paese, lo stesso impegno che ci porta sul piano internazionale a proteggere i nostri valori vivi, e a preservare costantemente un dialogo plurale e il rispetto di ciascuno nelle proprie convinzioni religiose e filosofiche.

Questo è quanto chiedo a tutti i Paesi con i quali dialogo; questo è quanto dobbiamo fare per noi stessi. È in questa ricerca dellinteresse generale e dello spirito di tolleranza che io mi auguro di iscrivere il nostro dialogo. Io vedo questi elementi come complementari e positivi, soprattutto se sono messi alla prova dalle circostanze politiche o da qualche evento imprevisto. Noi usciremo da questi eventi con calma, se questa calma ci verrà offerta.

Dovremo senza dubbio affrontare delle tempeste, ma facciamolo costantemente con la consapevolezza di essere sulla stessa barca e che una volta passata la tempesta saremo sempre e comunque sulla stessa barca - e i nostri concittadini lo sanno e lo condividono.

Il mio augurio per il 2018 è che la Francia diventi con voi questo modello di laicità capace di ascoltare le voci del Paese nella loro diversità, e di costruire su questa diversità una grande nazione riconciliata e aperta sullavvenire. Auguro ugualmente la pace nei vostri luoghi di culto e nelle vostre comunità. Noi vi contribuiremo ogni volta che sarà auspicabile e ogni volta che si renderà necessario, anche nel dialogo tra le vostre religioni di cui conosco la fecondità.

Cari amici, possa il tumulto del mondo non rovinare ciò che voi avete costruito insieme sotto lombrello della nostra Repubblica. Vi ringrazio e vi auguro buon anno.

Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica francese

10 gennaio 2018

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