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Mauro Palma e il Garante per prevenire la tortura

organismo riconosciuto dall’Onu

L’Università degli Studi Roma Tre ha conferito la laurea honoris causa in Giurisprudenza a Mauro Palma, attuale presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, la più giovane Autorità indipendente del Paese, l’unica alla quale sia stata affidata una competenza in materia di tutela dei diritti umani. Classe 1948, nato a Roma, poco incline a cercare riflettori e visibilità, docente universitario, Palma è uno dei maggiori esperti a livello internazionale in tema di lotta alla tortura e delle diverse forme di privazione della libertà, in ambito non solo penale. Di formazione matematico, un campo nel quale ha prodotto numerose pubblicazioni, fra le quali nel 2013, con Valter Maraschini, la “Garzantina della Matematica”, grande interesse per i diritti umani, il titolare della nuova laurea ad honorem è stato nominato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla testa dell’Authority quando la stessa è diventa operativa, il 1° febbraio 2016.

L’Authority indipendente, visite e monitoraggi

Molti paesi europei prevedono una figura di garanzia dei diritti delle persone private della libertà. In Italia il percorso è stato avviato fin dal 1997, ma il varo effettivo del Garante arriverà 19 anni dopo. La composizione dell’istituzione è collegiale: oltre a Palma, gli altri membri sono Emilia Rossi, avvocato penalista, e Daniela de Robert, giornalista Rai, che ha alle spalle una lunga esperienza di volontariato nel carcere romano di Rebibbia, autrice di due libri editi da Bollati Boringhieri (Sembrano proprio come noi – Frammenti di vita prigioniera, e Frontiere nascoste – storie ai confini dell’esclusione sociale).

L’Authority monitora, visitandoli, i luoghi di privazione della libertà: oltre al carcere, i luoghi di polizia, i centri per gli immigrati, le Rems (le “Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza” (istituiti nel 2015, dopo la chiusura degli Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari) e gli Spdc (Servizio psichiatrico diagnosi e cura), cioè i reparti degli ospedali dove si effettuano i trattamenti sanitari obbligatori. Scopo delle visite è individuare eventuali criticità, prevenire qualsiasi situazione di possibile trattamento contrario alla dignità delle persone e trovare soluzioni per risolverle. Dopo ogni visita, il Garante redige un rapporto contenente osservazioni ed eventuali raccomandazioni e lo inoltra alle autorità competenti; dopo circa un mese ogni rapporto viene pubblicato sul sito web. Ogni anno l’Authority tiene una relazione al Parlamento su lavoro svolto e prospettive future intorno a questo ostico e complesso mosaico di argomenti.

Il Garante è un Npm riconosciuto dall’Onu

L’istituzione guidata da Palma è un organismo riconosciuto dall’Onu come Npm (National Preventive Mechanism) nel contesto degli obblighi derivanti dalla ratifica dell’Opcat, il Protocollo opzionale alla Convenzione Onu contro la tortura, adottato dal Palazzo di Vetro nel 2002, che per la prima volta in un trattato internazionale stabilisce criteri per realizzare visite preventive da parte di organismi nazionali. Prima di questo step, il passaggio importante sul versante tortura e trattamenti inumani fu la Convenzione Onu contro la tortura adottata nel dicembre 1984, entrata in vigore tre anni dopo, ratificata oggi da 163 paesi, parte dei quali è colpevoli di trasgressioni come denunciato da varie organizzazioni umanitarie. Il Fondo dell’Onu per le vittime della tortura, sorto nel 1981, finanziato con contributi volontari degli stati, assiste ogni anno 50 mila persone, vittime di torture fisiche e psicologiche.

L’Italia, che ha firmato il Protocollo Onu Opcat nel 2003 e ratificato nel 2012, ha affidato all’Authority presieduta dal giurista romano anche il compito di monitorare i rimpatri degli stranieri extra-comunitari irregolarmente presenti sul territorio italiano, che devono essere accompagnati nei paesi di provenienza. La direttiva europea sui rimpatri (115/2008), infatti, prevede che ogni paese monitori la situazione con un organismo indipendente.

Il Consiglio d’Europa e il Cpt

Prima di essere nominato presidente dell’Autorità indipendente nata nel 2016, Palma ha ricoperto incarichi di rilievo nelle istituzioni del Vecchio Continente, e ha conosciuto bene la complessa materia che riguarda la prevenzione di trattamenti inumani verso persone private della libertà. Nel 2000 il giurista appassionato di matematica è stato designato membro italiano (poi confermato per tre mandati consecutivi) del Cpt (European Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment), il Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa, di cui viene eletto presidente nel 2007, e rimane in tale ruolo fino al termine del suo mandato, nel 2011.

Il Cpt è stato istituito nel 1989, ratificato dai 47 stati membri del Consiglio d’Europa, la principale istituzione europea di difesa dei diritti umani, democrazia e stato di diritto, fondata nel 1949, guidata oggi dal segretario generale norvegese Thorbjørn Jagland (istituzione estranea all’Unione Europea, ma talvolta confusa con uno degli organismi Ue). Anche il Cpt, a livello europeo – come fa Garante nazionale nel ruolo di Npm/Onu – prevede un sistema di visite nei luoghi di detenzione per verificare le condizioni di trattamento delle persone private della libertà. I membri del Cpt sono esperti indipendenti con competenze in svariate aree professionali (giuristi, medici, specialisti in questioni penitenziarie, ecc), e svolgono il proprio mandato a titolo individuale, cioè non rappresentano lo stato per il quale sono stati eletti; a ulteriore garanzia di imparzialità non possono partecipare alle visite nel proprio paese. Nel 2009, quando Palma era presidente del Cpt, durante la conferenza che celebrava il 20° anniversario dell’organismo europeo, dichiarò: “È un errore dire che occorre trovare un ‘giusto equilibrio’, quando si parla del divieto della tortura, poiché tale divieto non ammette alcuna deroga. È solo difendendo tali valori fondamentali, che distinguono le società democratiche da quelle che non lo sono, che l’Europa garantirà meglio la propria sicurezza”.

Focus sulle merci usate per la pena di morte e la tortura

Dopo l’esperienza come presidente del Cpt il giurista, dal 2011 al 2015, diventa membro del Consiglio europeo per la cooperazione penalistica, anch'esso organo del Consiglio d’Europa, e ne diviene presidente nel 2013. Non è mancata un’attività in ambito Ue: dal 2012 al 2014 Palma è membro del Gruppo di esperti incaricati di assistere la Commissione europea per la revisione del Regolamento (CE) n. 1236/2005 sul controllo del commercio di determinate merci che potrebbero essere utilizzate per la pena di morte o per tortura e altri trattamenti inumani o degradanti. C’è anche un’esperienza politica nel ricco percorso professionale del giurista: candidato indipendente di Sel (Sinistra Ecologia Libertà) alle elezioni europee del 2009 senza essere eletto. E andando indietro negli anni - nel 1985 – troviamo Palma tra i fondatori della rivista Antigone, che si occupa del sistema penale e penitenziario; quindi, nel 1991 tra fondatori dell’omonima associazione, della quale sarà presidente per otto anni.

Insomma, il titolare della nuova laurea ad honorem pareva proprio la persona più adatta per essere nominato nel 2016 presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute. L’Italia (patria di Cesare Beccaria, che già nel Settecento scriveva contro la pena di morte e la tortura nel libro Dei delitti e delle pene) ha introdotto nel suo Codice Penale il reato di tortura nel 2017; dall’inizio dell’anno precedente in Italia il dibattito sulla tortura è parzialmente tornato alla ribalta dopo la tragica morte in Egitto di Giulio Regeni. 

Di Antonio Barbangelo, giornalista

9 dicembre 2019

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