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Migliaia al sermone di Rafsanjani

sequestrata dai miliziani Shadi Sadr

La tomba di Neda Agha Soltani (foto Wikicommons)

La tomba di Neda Agha Soltani (foto Wikicommons)

aggiornamento 17 luglio

Migliaia i manifestanti davanti all'università di Teheran per la preghiera del venerdì guidata dall'ex presidente Rafsanjani. Secondo il sito di Mousavi i miliziani avrebbero picchiato e sequestrato Shadi Sadr, attivista per i diritti delle donne, fatta salire con la forza su una macchina mentre si stava recando all'Università. Da un blog iraniano la notizia di almeno cento arresti.


su Panorama "appello per il mio Iran martoriato" nel blog di Farian Sabahi

22 giugno

Neda vittima in Iran
come donna e come simbolo di libertà
Disperso coi lacrimogeni a Teheran il corteo per ricordare Neda Agha-Soltani. 
Impedita dal regime degli Ayatollah la cerimonia funebre, nel timore di nuove manifestazioni attorno alla bara.
La giovane colpita da un cecchino mentre manifestava a Teheran per i diritti civili diventa un'icona di libertà e dal web arrivano a migliaia i messaggi di solidarietà.

"... Neda è anche Antigone, l'Antigone dei nostri tempi [...] lei che non di ancestrali e non di scritte leggi del cuore s'è fatta volto e simbolo, ma del diritto, delle libertà civili e politiche, dell'intera dolce luce della modernità. Che seppellirà la sharia e il regime patriarcale, come irreversibilmente ha cominciato a fare fin da quando Socrate venne al mondo. E ora sorride dal volto delle ragazze, anche a Teheran ..."
leggi tutto l'articolo di Roberta De Monticelli sul "Il Sole 24 ore" 
Neda, Antigone dei nostri tempi


"... Ahamadinejad ha lanciato un attacco alle donne [...] l'assassinio da parte di un occupato della Santa Rivoluzione di una donna è il segno di tutto quello che è cambiato in Iran. Con quell'uccisione viene dissacrata una donna per tutte. La donna. L'oggetto (è il caso di dirlo) sacro dell'Islam, il luogo della custodia, il simbolo e il metro della purezza degli umani ..."
leggi tutto l'articolo di Lucia Annunziata su "La Stampa"
Neda la prima martire


Leggi l'analisi di Vittorio Emanuele Parsi su "La Stampa"
Le ragazze di Teheran vinceranno


Leggi il commento di Pierluigi Battista sul "Corriere della Sera"
Quando tutti scorderanno Teheran 


Leggi editoriale di Alberto Negri sulla "Newsletter del CIPMO"
Chi comanda in Iran


Leggi reportage sul "Corriere della Sera"
Le ragazze di Teheran diventano un modello per le donne islamiche


Ma in concreto che cosa possiamo fare noi occidentali per chi contesta i brogli?

Sarebbe sbagliato tanto attaccare Ahmadinejad quanto isolare Teheran. A pagarne il prezzo sarebbe solo la società civile. E se facessimo invece un esame di coscienza?


In Iran non è in atto una Rivoluzione per rovesciare la Repubblica islamica ma una lotta tra potenti che da oltre trent’anni si spartiscono il potere. I manifestanti contestano l’esito elettorale e lo strapotere di alcune cariche, ma non chiedono di tornare alla monarchia né inneggiano alla laicità delle istituzioni. Attaccare sarebbe controproducente perché farebbe compattare l’opinione pubblica contro il nemico come nel 1980, quando il dittatore iracheno Saddam Hussein invase l’Iran. Nemmeno isolare Teheran ha senso, perché a pagarne il prezzo sarebbe la società civile, È necessario invece chiedere il rispetto dei diritti umani facendo un esame di coscienza. Nessun governo è legittimo se non si fonda sulla volontà del popolo ma i leader iraniani sembrano non rendersene conto e provano a scaricare la colpa sulle potenze straniere. Centinaia di iraniani sono finiti in carcere, in questi giorni e negli anni scorsi, come nel caso della trentaquattrenne Silva Harotonian appartenente alla comunità armena. Dipendente di una Ong, è stata condannata a tre anni per aver incoraggiato una rivoluzione di velluto. Un’accusa ricorrente, complice il finanziamento del Congresso durante la 
presidenza di George W. Bush per «promuovere la democrazia e i diritti umani in Iran». Un progetto rinnovato da Obama nonostante l’apparente apertura al dialogo con le autorità di Teheran. E nella repressione di marzo la Nokia Siemens Networks ha venduto al governo di Ahmadinejad il sistema per monitorare la telefonia fissa e mobile e la rete Internet. Questo affare dovrebbe farci riflettere sulle responsabilità degli europei: pronti a condannare ma non a rinunciare al business. Nemmeno in nome dei diritti umani.


I giovani e le donne lottano per la democrazia in Iran ma il mondo rimane indifferente

Era il 1938 quando a Monaco i Grandi dell’Europa consegnavano “piccoli pezzi” del suo territorio al “coccodrillo” tedesco e la Cecoslovacchia veniva regalata a Hitler: era l'inizio della follia omicida che avrebbe causato negli anni successivi la morte di migliaia di persone.
Oggi il mondo è inerme e assiste in silenzio alla disfatta della speranza nella nascita della democrazia.
In Iran di nuovo l’ex presidente Ahmadinejad si è rinsaldato al potere proclamandosi vincitore delle elezioni e dopo trent'anni di oppressione - dall’era Khomeini - vediamo risorgere il coraggio dei giovani nelle manifestazioni contro i brogli elettoriali, ma il mondo rimane in silenzio.
Le nuove elezioni in Iran hanno dato coraggio alle donne, che hanno deciso di battersi per la democrazia e sono scese per le strade a manifestare insieme ai giovani, ma il mondo rimane indifferente!
Una giovane studentessa è rimasta uccisa, la sua morte è stata trasmessa in diretta da vari siti internet, la stampa ha riportato la foto del suo volto insanguinato su vari giornali, ma il mondo è rimasto indifferente!
L’Onu dichiara che non ha il potere di intervenire nelle questioni interne degli Stati, ma in Honduras si è espresso a favore di un Presidente che ha tentato di cambiare la Costituzione del suo Paese ed è stato allontanato dall’esercito, mentre in Iran ogni giorno muoiono degli innocenti, ogni giorni vengono imprigionati giovani, ogni giorno il dittatore diventa più potente e nessuno interviene.
Il mondo lavora, si riunisce, esiste il G8, il G14 e addirittura il G20, l’argomento di sempre è la democrazia, ma siamo stati in grado di tutelarla nel mondo? Stiamo consegnando di nuovo il mondo al terrore di chi vuole sottomettere prima il suo Paese e poi il mondo intero al suo folle piano. 
Né gli europei, né gli americani e nemmeno i Paesi arabi si rendono conto della nuova colonizzazione dell’Iran, che ora con il suo islam sciita sta conquistando il mondo islamico sunnita e continua a soffocare ogni forma di democrazia in Iran, dove le prime vittime sono e saranno sempre le donne e i giovani.
Dounia Ettaib è Presidente Associazione Donne Arabe d'Italia


Quello che sta accadendo in Iran è conseguenza della commistione tra politica e religione, problema che non riguarda solo l’Iran ma molti Paesi del Medio Oriente.
La religione si fa politica e permea e regola tutta la vita dell’individuo sia nella sfera pubblica sia in quella privata. Il mancato riconoscimento dell’autonomia della politica dalla sfera religiosa costituisce un formidabile blocco al processo democratico.
Il percorso di trasformazione e progressivo affrancamento della politica dalla religione, avvenuto in Europa sin dal Medio Evo con l’istituzionalizzazione dei due poteri, temporale e spirituale, trova molte difficoltà a dispiegarsi nei Paesi di fede islamica, dove troviamo Stati retti da regimi teocratici o autoritari, comunque basati su una solida base religiosa.
La mancata realizzazione di questo percorso porta inevitabilmente alla creazione di regimi che vogliono espungere la politicità nella sua autonomia con gravi conseguenze per la comune convivenza. Una delle prime distorsioni riguarda il diritto positivo che diviene una diretta emanazione dei precetti religiosi.
In simili contesti, gli strumenti della comunicazione assumono un’importanza fondamentale: il loro controllo permette di utilizzare i media per diffondere una cultura politica in grado di produrre sostegno e consenso di masse indifferenziate, ripercorrendo un tracciato già visto, tipico dei regimi totalitari, dove la creazione di una cultura pervasiva della società costituisce uno dei fondamentali aspetti tipologici.
La diffusione planetaria delle tecnologie, tuttavia, si rivela ormai un'arma a doppio taglio. Infatti, anche se vengono utilizzati i più sofisticati sistemi di controllo, le stesse tecnologie permettono una diffusione delle informazioni impensabile fino a pochi anni fa. A ogni misura di controllo adottata segue una contromisura che riesce in qualche modo a rompere le maglie strette della censura, a cui rispondono altri giri di vite e nuove invenzioni per aggirare i controlli. Ogni passaggio di questa sfida lascia filtrare una certa quantità di informazioni che, se anche non omogenee, una volta raccolte e assemblate forniscono un quadro aggiornato della situazione.
Il fatto che tutti noi abbiamo potuto vedere tramite la rete ciò che stava accadendo nelle vie di Teheran costituisce un’importante novità. Per la prima volta le ragazze e i ragazzi iraniani sono riusciti ad aprire una piccola falla nella diga eretta dal regime a tutela del proprio potere. Hanno mostrato un altro punto di vista, hanno mostrato le crude immagini della realtà che li circonda, hanno chiesto aiuto al mondo occidentale. La falla ormai si è aperta, assisteremo ai disperati tentativi del regime di chiuderla, ma la pressione la allargherà sempre di più fino a far crollare la diga.
Non si tratta, certamente, di un processo rapido e indolore ma il primo passo è stato fatto e sta anche a noi raccogliere la sfida.


Le grandiose manifestazioni di Teheran

1 – Esse dimostrano ancora una volta l’esistenza di una grande lotta all’interno del mondo islamico, ma di essa molti non vogliono ancora rendersi conto.
2 – La contrapposizione fondamentale è fra coloro che vogliono imporre il dominio della sharija (nelle sue forme più barbare e tribali) e coloro che vogliono far sì che anche nel mondo musulmano abbiano valore i principi dell’uguaglianza e della libertà di tutti di fronte alle leggi.
3 – In sintesi: la negazione della persona per dominare innanzitutto sulle donne e ridurre gli infedeli in condizione di dhimmitudine (vedi nota), oppure la difesa della persona, risultato della millenaria tradizione occidentale, per modernizzare il mondo islamico.
4 – Coloro che vogliono ottenere i diritti della persona si sono finalmente presentati in pubblico, agendo, esprimendo le proprie esperienze e avanzando aspre critiche al regime di dittatura teocratica che governa l’Iran da trent’anni.
5 – Però le forze politiche occidentali (Europa e USA) esitano a prendere posizione contro la sharija, per mantenere aperta – dicono – la prospettiva del dialogo con i dirigenti ufficiali (che del dialogo non sanno che farsene). Realpolitk, ma anche sorpresa perché la nuova linea politica di Obama ha ricevuto una bruciante smentita.
6 – È una prospettiva perdente perché non muove da una forte affermazione dei principi occidentali da contrapporre alla sharija ma li dissimula, li edulcora (vedi Obama). MA questa è proprio la posizione della dhimmitudine, nascondere la propria identità nella speranza di rabbonire la prepotenza!
7 – Ma poi, dialogo con chi? Certo con i governanti, non si può farne a meno, senza comunque rinunciare alle proprie origini e ai propri principi e nello stesso tempo chiedere ai dirigenti iraniani a nome di chi essi parlano. Certo non esprimono le esigenze dei milioni di persone alle quali impedivano di apparire in pubblico, di manifestare.
8 – Quanti sono gli oppressi che il regime obbliga al silenzio? Non lo sappiamo, ma è ormai certo che le elezioni sono state truccate, che gli esiti del voto erano predeterminati, che lo spoglio delle schede non è nemmeno avvenuto (come la stampa internazionale ha ormai evidenziato ampiamente).
9 – Anche se non possiamo essere certi dei numeri, abbiamo visto che sono molti, soprattutto donne e giovani, coloro che subiscono maggiormente il peso della sharija e che vorrebbero liberarsi da questa insopportabile costrizione violenta, ma anche tutti coloro che vorrebbero lottare per un Islam più libero (come vedono che è avvenuto nel confinante Iraq, ma non dimentichiamo il Libano, l’Afghanistan, il Pakistan).
10 – Allora il dialogo sarebbe ancora una espressione di dhimmitudine dei paesi occidentali se accettassero di escludere questi milioni di persone, come certamente vorrebbero Achmadinejad e Kamenei, fingendo che non esistano. 
11 – Invece proprio coloro che non hanno avuto la libertà di parola e di azione devono diventare gli interlocutori privilegiati. Se i governi occidentali esitano – insomma – non è per continuare il dialogo, bensì per continuare quel dialogo che è stato truccato dalla dirigenza iraniana (le affermazioni di Achmadinejad che si tratta dei tifosi di una partita che protestano perché hanno perso la dice lunga in proposito!).
12 – Giornali, internet, organizzazioni sociali, singoli cittadini possono mettersi in comunicazione con questo popolo iraniano che con grande coraggio, a rischio della prigione e della vita, è uscito allo scoperto. Questo è il dialogo importante, così come premere sui partiti, di governo e di opposizione, perché non continuino nell’atteggiamento di dhimmitudine.
13 – Come dibattito di cultura politica, infine, l’argomento più importante: mettere in evidenza che sharija è l’opposto dei Diritti Universali, sviluppo politico della nostra tradizione fondata sulla dignità e la libertà della persona. Su questa contrapposizione non si può transigere.
Nota – Dhimmitudine è la situazione di subordinazione e di assoggettamento cui gli islamici obbligano gli infedeli, che devono accettare di ripudiare, dimenticare, la propria identità per evitare il jihad (guerra santa) e il terrorismo, facendo proprio il punto di vista degli avversari e comportandosi da inferiori. Vedi Bat Ye’Or, Verso il Califfato universale, Lindau, Torino, 2009.

15 luglio 2009

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Genocidi e crimini contro l'Umanità

la negazione del valore dell'individuo

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Al termine della seconda guerra mondiale, di fronte alla tragedia della Shoah, il Tribunale Militare del processo di Norimberga contro i gerarchi nazisti stabilisce, in apertura, i crimini per i quali la Corte ha competenza...
Il 9 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva all’unanimità la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, considerato il più grave crimine contro l'Umanità.

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