Gariwo: la foresta dei Giusti

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Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche

la seconda edizione del Festival dei Diritti Umani

Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche. Per discutere della libertà d’espressione, il tema della seconda edizione del Festival dei Diritti Umani, quell’aforisma di Sartre ci sembrava il più adatto. Perché il significato di un silenzio è importante tanto quanto la forza della parola. Il silenzio può essere imposto dalla censura o autoimposto dai condizionamenti culturali; può essere una scelta, per non indispettire il potente di turno, o perché solo così ci si salva la vita. Così come la parola può essere sinonimo di libertà ma anche arma di offesa, di denigrazione, può diventare menzogna”.

Con queste parole Danilo De Biasio, Direttore del Festival dei Diritti Umani, presenta la seconda edizione del Festival, di cui Gariwo è media partner, che si terrà dal 2 al 7 maggio alla Triennale di Milano. Il tema scelto per il 2017 è infatti la libertà di espressione, la possibilità di non essere censurati, di non rischiare la vita per rivendicare le proprie idee.

“Lottare per la libertà d’espressione - prosegue Danilo De Biasio nel suo editoriale - non è quindi solo combattere la censura, ma anche comprenderne le mille forme che può prendere, a volte intrecciate e conflittuali. Non sempre ci sono confini netti, a volte sono arbitrari, porosi. Dove finisce la libertà di esprimere una critica pungente e dove comincia l’offesa? E chi ha il potere di stabilirlo? La post-verità non è una bugia, ma un concetto che rimodernizza il populismo: significa rendere verosimile una menzogna, soddisfare il desiderio tranquillizzante di veder riconosciute le proprie convinzioni, costruire universi paralleli che giustifichino scelte politiche estreme. Ed è una delle urgenze di questo periodo storico”.

Come ha sottolineato Paolo Bernasconi - Presidente Reset-Diritti Umani - alla conferenza stampa di presentazione del Festival, se nel 2016 il motto dell’iniziativa era Alzare lo sguardo, oggi potrebbe tradursi in Rompere il silenzio. Un silenzio che è il nostro pericolo, che è amico e alleato dell’indifferenza.

Il tema della libertà di espressione fa pensare immediatamente alle migliaia di reporter, blogger, attivisti arrestati, torturati e uccisi nel mondo. Come i 140 giornalisti attualmente in carcere in Turchia, dove è stato fermato anche il regista Gabriele Del Grande. O come Andy Rocchelli e Andrej Mironov, uccisi in Ucraina nel 2014, a cui il Festival dedicherà la mostra Dall’ultimo fronte. L’Ucraina di Andy Rocchelli e Andrej Mironov.

Film, documentari, incontri con le scuole per parlare di cyber bullismo, diritti LGBT, donne, lavoro, arte, giornalismo, migranti e accoglienza, a pochi giorni dalla mobilitazione 20 maggio insieme senza muri.

A questo link il programma dettagliato del Festival dei Diritti Umani di Milano

11 aprile 2017

Genocidi e crimini contro l'Umanità

la negazione del valore dell'individuo

La prima definizione giuridica in materia di persecuzioni di massa risale al 1915 e riguarda il massacro delle popolazioni armene da parte dei turchi, cui seguono i processi delle Corti marziali a carico dei responsabili. Nel Trattato di Sèvres del 1920 le Grandi Potenze usano i termini di crimini contro la civilizzazione e crimini di lesa umanità.
Al termine della seconda guerra mondiale, di fronte alla tragedia della Shoah, il Tribunale Militare del processo di Norimberga contro i gerarchi nazisti stabilisce, in apertura, i crimini per i quali la Corte ha competenza...
Il 9 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva all’unanimità la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, considerato il più grave crimine contro l'Umanità.

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europarlamentare, scrittrice, docente universitaria