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Olmert al ‘Post’: L’istigazione di Netanyahu potrebbe portare ancora una volta a un omicidio

di Ehud Olmert

proteste in Israele. Accordi di pace di Oslo

proteste in Israele. Accordi di pace di Oslo REUTERS

Proponiamo di seguito la traduzione della riflessione di Ehud Olmert apparsa sullo Jerusalem Post.

Nessuno ha contribuito all’atmosfera di odio, istigazione e spargimento di sangue di Rabin in modo più serio e diretto di Netanyahu. Che sta ancora utilizzando queste stesse tecniche oggi.

I primi Accordi di Oslo sono stati firmati il 20 agosto 1993 e i secondi il 5 ottobre 1995, soltanto un mese prima che il Primo Ministro Yitzhak Rabin fosse assassinato, il 4 novembre 1995.

Durante questo periodo, a partire dalla firma dei primi Accordi di Oslo fino ad arrivare ai proiettili che hanno colpito Rabin alla schiena, è stata portata avanti una campagna pubblica contro gli accordi. L’accordo firmato dal governo di Rabin è stato naturalmente identificato con lui, anche se Shimon Peres ha giustamente sostenuto di aver avuto un ruolo influente nel processo che ha portato alla firma dell’accordo.

L’obiettivo degli attacchi, delle minacce, dell’istigazione e dell’odio era innanzitutto Rabin. Altri gruppi hanno preso parte alla campagna pubblica d’istigazione contro Rabin. I coloni erano, naturalmente, una delle componenti più estreme e violente di questa caccia, ma molti altri gruppi vi hanno preso parte. I sostenitori di destra, anche del Likud, partito di cui facevo parte all’epoca, erano in gran parte responsabili di tale istigazione e della diffusione di commenti ostili contro Rabin.

Ma c’era un uomo in prima linea in questa campagna: Benjamin Netanyahu. All’epoca era il leader dell’opposizione ed era un candidato molto serio che sperava di sconfiggere Rabin alle elezioni che si sarebbero dovute tenere nel 1997, quattro anni dopo l’elezione che aveva dato a Rabin il suo secondo mandato come Primo Ministro.

Netanyahu ha partecipato alle manifestazioni, alle proteste e ai comizi di massa in cui si chiedeva a gran voce di abrogare gli Accordi di Oslo. Questi eventi traboccavano di persone che lanciavano accuse istiganti che si traducevano in richieste di assassinio del Primo Ministro.

Nel marzo 1994, si è tenuta a Ra'anana una manifestazione di massa cui ha partecipato Benjamin Netanyahu. Gli attivisti reggevano cartelli con scritte quali “Israele è in pericolo”, “Rabin sta uccidendo il sionismo” e “Rabin sta seppellendo il sionismo”. Qualcuno è stato anche visto con in mano una corda a forma di cappio.

Più o meno nello stesso periodo si è tenuta una manifestazione vicino all’Hotel Laromme di Gerusalemme. Nel suo discorso di quella sera, Netanyahu ha detto: “Questo umile assassino (intendendo Yasser Arafat) è stato portato in auge dall’attuale governo israeliano, che gli sta permettendo, nella sua cecità, di mettere in atto la prima fase del suo progetto: distruggere lo Stato di Israele”.

Netanyahu ha fatto tacere i manifestanti che chiamavano Rabin traditore, dicendo loro di astenersi dall’utilizzo di tale linguaggio. (A proposito, Netanyahu ha continuato a parlare di Arafat, dicendo di come desiderasse la distruzione d’Israele, ma non molto tempo dopo è stato visto a un incontro alla Casa Bianca stringergli calorosamente la mano e dire: “Ho trovato un amico”).

Durante la protesta che si è svolta il giorno della firma del secondo Accordo di Oslo, i manifestanti gridavano: “Rabin è il cagnolino di Arafat” e “Morte a Rabin”. Inoltre, i manifestanti tenevano in mano cartelloni raffiguranti Rabin vestito da ufficiale nazista delle SS. Tutto questo si è svolto con la partecipazione di Netanyahu.

Netanyahu non è stato l’unico a partecipare alla suddetta istigazione, anche se è lui a essere stato portato sulle spalle dei manifestanti che invocavano l’assassinio di Rabin. Moshe Feiglin, uno dei partner politici di Netanyahu, cui era stato da poco promesso di diventare ministro, ha affermato: “Anche Hitler è salito al potere attraverso elezioni democratiche. Rabin è lo Judenrat che ha aiutato gli ebrei a salire sui treni”.

Itamar Ben-Gvir, che è anche ospite abituale della casa di Balfour Street e uno degli amici prediletti dell’attuale Primo Ministro, ha partecipato al violento attacco all’automobile utilizzata da Rabin, che casualmente non si trovava all’interno della stessa durante l'attacco. Ben-Gvir ha strappato l’ornamento del cofano dalla parte anteriore dell’automobile e il giorno seguente, durante la protesta tenutasi davanti alla residenza del Primo Ministro a Gerusalemme, ha affermato: “Come siamo arrivati allo stemma della sua auto, arriveremo a Rabin”.

Ben-Gvir è stato arrestato e rilasciato subito dopo. Era a capo della lista di Otzma Yehudit alle ultime elezioni e si è impegnato in lunghi colloqui con Netanyahu sulle possibili opportunità di cooperazione.

Diciamo le cose come stanno: naturalmente, è evidente che Netanyahu non è stato il responsabile dell’omicidio di Rabin. Non era coinvolto nel complotto per ucciderlo e non aveva alcun legame con l’assassino o con le persone che lo hanno spinto a uccidere Rabin.

D’altro canto, nessuno ha contribuito all’atmosfera di odio, istigazione e spargimento di sangue di Rabin in modo più serio e diretto di Netanyahu. È stato lui a guidare il più grande partito di opposizione, che contava 32 seggi, e a dare legittimità a radicali e zeloti dalla testa calda che invocavano direttamente l’assassinio del Primo Ministro. Netanyahu era presente e ha partecipato come relatore principale a questi eventi.

Non ripeterei tutto questo se non fosse che lo stesso Netanyahu ci ricorda quei giorni utilizzando le stesse tecniche d’istigazione, di settarismo, minando la legittimità di chiunque non sia d’accordo con lui, e chiamando i suoi oppositori - compresi i funzionari eletti membri della Knesset e diverse persone che ricoprono importanti cariche pubbliche - collaboratori di coloro che vogliono distruggere lo Stato di Israele.

Fino a pochi mesi fa, Netanyahu ha accusato il Primo Ministro Supplente Benny Gantz e il Ministro degli Esteri Gabi Ashkenazi di collaborare con persone che vogliono arrivare alla distruzione dello Stato di Israele.

Nel frattempo, Gantz e Ashkenazi hanno ottenuto legittimità temporanea, ma come è accaduto a Netanyahu, tale legittimità svanirà il giorno in cui cadrà a pezzi il governo che hanno creato insieme, al che tutti i partner non torneranno a essere rivali o avversari, ma nemici che vogliono distruggere il nostro Paese.

Non si può negare il fatto che Netanyahu non abbia confini, così come non ne ha lo Stato di Israele. Netanyahu non vuole che Israele abbia confini, perché dichiara che annetterà alcuni territori che non fanno parte del nostro Paese. L’annessione di questa area sarà pagata a caro prezzo a livello di sicurezza, politica, economia, ma anche a livello sociale e internazionale. Cosa ancora più importante è che potremmo dover pagare tale prezzo con il nostro stesso sangue, così come con il sangue dei nostri figli e dei nostri vicini che hanno bisogno di essere cittadini di uno Stato Palestinese, che prima o poi sarà creato. Nel frattempo, viene versato il sangue di troppe persone.

La crescente istigazione che si sta diffondendo è rivolta principalmente contro coloro che vengono considerati gli attuali nemici di Netanyahu, suo figlio e la banda che lo sostiene, ivi inclusi i membri dell’ufficio del Procuratore Generale dello Stato e i giudici israeliani, in particolare i giudici della Corte Suprema. Presto i giudici della Corte Distrettuale di Gerusalemme, dove Netanyahu sarà processato, si ritroveranno a essere il bersaglio d’istigazione, insulti e minacce.

Tutto ciò non andrà certo a finire bene. Non c’è altra possibilità. Quando un ex capo della polizia e l’eroe dello Shin Bet vengono accusati di aver incastrato il Primo Ministro per un grave reato insieme al Procuratore Generale dal Primo Ministro all’interno della Corte di Gerusalemme, è impossibile non vedere la piega che stanno prendendo gli eventi. È anche difficile non vedere l’influenza che stanno avendo su un’atmosfera che potrebbe portare a violenza omicida contro coloro che sono stati accusati.

Quando i giudici della Corte Suprema ricevono lettere di minaccia esplicita alla loro vita, non si tratta certo della conseguenza di un’allucinazione o della passione casuale del mittente. Chi crea l’atmosfera che porta all’utilizzo di tali minacce sono il Primo Ministro e le persone che collaborano con lui. Fra queste persone che spesso lo convincono a compiere queste azioni figurano il figlio e tutta una serie di personalità pubbliche, ministri e membri della Knesset. Non esitano a utilizzare un linguaggio selvaggio nei confronti di persone che in passato hanno rivestito e nel prossimo futuro ci si aspetta che rivestano un ruolo importante nel processo al Primo Ministro.

Nel bel mezzo di questo tumulto separatista, il Primo Ministro ha promesso che entro il 1° luglio avrebbe deciso l’annessione parziale della Cisgiordania e il passaggio di status delle comunità ebraiche.

Non ci sono dubbi sul fatto che una mossa così provocatoria potrebbe trascinare l’intero Medio Oriente in un vortice di violenza e di attività terroristiche da parte dei Palestinesi in Cisgiordania, e probabilmente anche a Gerusalemme e in altre città israeliane. L’annessione unilaterale attraverserà una linea rossa che porterà a una campagna politica guidata da nazioni arabe moderate, alcune delle quali desiderano fortemente avere rapporti amichevoli con un Israele che ami la pace. Ma a giudicare da ciò che i loro portavoce dicono esplicitamente e direttamente, prenderanno le distanze da Israele se lo stesso prenderà provvedimenti che possono trascinare l’intera regione in un vortice che finirà nel sangue.

E non saranno solo i Paesi arabi a opporsi. Tutta l’Europa si solleverà contro Israele, e la maggior parte dell’America si unirà alla condanna di Israele. Chiameranno Israele regime oppressivo che calpesta i diritti di un altro popolo, lo opprime e nega l’autodeterminazione.

È possibile che Netanyahu non si renda conto di dove potrebbe condurre lo Stato di Israele? Sono convinto che lo sappia e che capisca e tema le conseguenze di questo passo. Ecco perché, a mio parere, finirà per fare una dichiarazione roboante, con molti fronzoli e orpelli. Questo ci causerà gravi danni e potrebbe persino portare ad atti di terrorismo, ciononostante, dubito che qualcosa raggiungerà uno stadio più avanzato che cambierà effettivamente i fatti sul campo.

Allora, se è così chiaro, perché Netanyahu si sta facendo trascinare in un tale groviglio? Cosa ci guadagna? Cosa c’è di così urgente da giustificare tutto questo dannoso caos in cui ci sta trascinando Netanyahu?

L’agenda di Netanyahu non è la nostra agenda. Netanyahu sta gestendo questa campagna per distogliere la nostra attenzione dal vero problema che lo affligge: il suo destino personale, così come il futuro suo e della sua famiglia. A questo proposito, è tutto lecito, ogni mossa è giustificata, nessun prezzo è troppo alto.

L’unico problema è che questo comportamento ci sta riportando ai tempi in cui l’istigazione, gli insulti e le minacce finivano con un omicidio.

Potrebbe accadere lo stesso anche questa volta. Netanyahu non ammetterà mai di avere una parte di responsabilità nella creazione di questa atmosfera malvagia, in cui qualcuno penserà di essere giustificato nel fare del male a un difensore d’ufficio o a un giudice. Questa volta, quando succederà - e siamo molto più vicini a un tale evento di quanto alcuni potrebbero pensare - il Primo Ministro non potrà dire di non essere stato avvertito.

È stato avvertito e avrebbe dovuto imparare dalle esperienze precedenti. Sapeva che l’istigazione potrebbe finire con uno sparo di pistola, con il posizionamento di una bomba, o anche con un omicidio. Nel frattempo, porta avanti la sua vita di tutti i giorni come se niente di tutto questo avesse importanza, finché continua a risiedere a Balfour Street.

Traduzione a cura di Valentina Gianoli

Ehud Olmert, già Primo Ministro di Israele

24 giugno 2020

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