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Osman Kavala, difensore dei diritti civili, da oltre 1000 giorni in carcere

la Corte europea dei diritti dell'uomo ha ordinato il suo rilascio

Osman Kavala, dal 1°novembre 2017 nel carcere di massima sicurezza di Silivri

Osman Kavala, dal 1°novembre 2017 nel carcere di massima sicurezza di Silivri Imago/Zumapress

Osman Kavala, imprenditore turco, filantropo e difensore dei diritti civili, dal 1°novembre 2017 è detenuto in custodia cautelare nel carcere di massima sicurezza di Silivri, dove sono rinchiusi anche molti giornalisti, avvocati ed intellettuali turchi, accusati a vario titolo di aver complottato contro lo Stato. Ha scontato quasi 1.100 giorni di reclusione nonostante la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) del maggio 2020, che ha ordinato il suo rilascio per l’infondatezza delle accuse a suo carico.

La complessa vicenda processuale di Kavala è iniziata nell'ottobre 2017 con l'arresto per "aver tentato di cambiare l'ordine costituzionale e di rovesciare il governo" e per essere il capo e finanziatore della protesta di Gezi Park scoppiata a Istanbul nel 2013.
Il processo, iniziato nel giugno 2019, è arrivato il 18 febbraio di quest'anno alla sesta e ultima udienza in cui è stata disposta l'assoluzione di tutti i 16 imputati e la scarcerazione di Kavala, l'unico in stato di detenzione.
A questo punto, l'8 ottobre, è scattata la nuova incriminazione, con conseguente arresto, per "spionaggio politico o militare" e perché le azioni messe in atto da Kavala durante le proteste di Gezi Park erano "legate all'Organizzazione terroristica di Fetullah Gülen (FETÖ), ritenuta la "mente" del tentato colpo di stato militare del 15 luglio 2016, secondo l'atto di accusa formulato dalla 36a Corte Penale di Istanbul competente per i reati più gravi. La prima udienza del processo è fissata per il 18 dicembre.

La pena a cui Kavala potrebbe essere condannato (per tentata sovversione, in base all'articolo 309 del Codice penale turco) è l'ergastolo "aggravato", che prevede gravi restrizioni ai movimenti in carcere o un prolungato isolamento e nessuna prospettiva di rilascio anticipato. Un trattamento considerato una violazione del divieto assoluto di tortura dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.

In difesa dell'imprenditore è in corso una campagna internazionale (“Free Osman Kavala”) a cui hanno aderito, tra gli altri, Amnesty International, Human Rights Watch e la Commissione internazionale dei giuristi (ICJ), che hanno definito “politicamente motivate e prive di credibilità giuridica" le imputazioni rivolte all'uomo d'affari e difensore dei diritti umani.

Secondo l'accusa, l'occupazione di Gezi Park era uno degli "atti volti a compromettere il funzionamento del governo legittimo della Repubblica di Turchia" e le istituzioni create da Kavala, come Anadolu Kültür e l'Associazione di studi sulla verità, la giustizia e la memoria sono state finanziate da George Soros, che attraverso la Open Society Foundation "incoraggia le persone a impegnarsi per finalità sociali e poi le strumentalizza spingendole ad agire contro i governi per provocare rivolte di massa".
Per il pubblico ministero, Anadolu Kültür svolge un lavoro di "analisi sociale e culturale della società turca per scopi di intelligence e per suscitare ostilità e odio, mettendo in luce le differenze di lingua, razza, religione, origine e così via" e i suoi progetti sono "crimini".

Per Hugh Williamson, direttore per Europa e Asia centrale di Human Rights Watch, il nuovo rinvio a giudizio di Osman Kavala dimostra invece il flagrante uso improprio dei tribunali da parte delle autorità turche per fini politici e il loro fondamentale disprezzo per i principi fondamentali della giustizia penale."Sfidare l'ordine della Corte europea dei diritti dell'uomo di rilasciare Kavala ha confermato la conclusione della Corte, secondo cui la Turchia sta usando la detenzione e l'azione penale per mettere a tacere un difensore dei diritti umani".

L'impegno di Osman Kavala per la cultura

L'interesse di Osman Kavala per la cultura e l'impegno sociale è iniziato negli anni '80, quando con altri ha fondato İletişim Yayınları, una casa editrice che ha svolto un'intensa attività di divulgazione pubblicando, oltre alla narrativa e alla saggistica, anche una serie di enciclopedie sulla storia sociale e politica della Turchia per contribuire al processo di democratizzazione dopo il colpo di stato militare del 1980.
Negli anni successivi Osman Kavala, dopo aver lasciato la guida dell'impresa di famiglia, è diventato uno dei protagonisti della società civile turca, promuovendo iniziative in campo artistico e culturale, come Anadolu Kültür, organizzazione no profit da lui presieduta, che gestisce centri in varie zone della Turchia, tra i quali il Diyarbakir Arts Center, situato nella principale città della regione a prevalenza curda, e Depo, spazio che a Istanbul ospita mostre, conferenze, proiezioni e workshop.
Obiettivo di Anadolu Kültür è sostenere iniziative locali, enfatizzare la diversità culturali e rafforzare le collaborazioni internazionali nella convinzione che arte e cultura civile contribuiscano al dialogo e alla pace.

A Osman Kavala è stato di recente conferito il Premio internazionale Hrant Dink per il 2020, istituito dalla Hrant Dink Foundation in memoria del giornalista turco-armeno, che aveva operato per il dialogo tra le due comunità ed è stato assassinato a Istanbul nel 2007. Nella motivazione del premio (arrivato alla 12°edizione) è stato ricordato l'impegno di Kavala per costruire una società pluralista e democratica attraverso il dialogo, la cultura e le arti.

In una commovente lettera inviata dal carcere per esprimere gratitudine ai membri della giuria, Osman Kavala ha descritto con sconforto il progressivo sgretolamento dello Stato di diritto - uno dei pilastri della Repubblica - e l'uso sistematico della magistratura e dei processi per eliminare certi individui e gruppi, aggiungendo però di non aver perso la speranza, perché sia gli attori politici che le organizzazioni della società civile sembrano comprendere meglio che l'indipendenza della magistratura e la sua adesione alle norme giuridiche fondamentali è il primo e più importante requisito della democrazia.
"Nel mio caso particolare, i politici che sostengono opinioni diverse e gli editorialisti che sollevano le loro obiezioni a tutto ciò che mi è accaduto, mi aiutano a diventare più ottimista sulla possibilità di una vera riforma giudiziaria nel nostro paese. Se l'era dell'invenzione dei crimini fittizi sarà chiusa, spero che sarà possibile creare le circostanze della pacifica convivenza".

Osman Kavala, grande amico di Dink, aveva partecipato nel giugno 2012 all'inaugurazione del Giardino dei Giusti di tutto il mondo a Gyumri, città dell'Armenia vicina al confine con la Turchia, dove il primo albero era stato dedicato proprio a Hrant Dink, che aveva lavorato per il riconoscimento del genocidio armeno e la tutela delle minoranze in Turchia.

Antonio Montalto, Console onorario d'Italia a Gyumri e presidente della Fondazione Family Care, ricorda con queste parole Osman Kavala, che ha incontrato in più occasioni dopo la cerimonia al Giardino dei Giusti: “l'ho visto per l'ultima volta quando è venuto qui a Gyumri, qualche settimana prima di finire in carcere. Eravamo in contatto per una possibile collaborazione con Anadolu Kültür in campo artistico. Kavala è una di quelle rare persone con cui parli e pensi che stia realmente servendo il suo Paese, ma non sia disposto a barattare i suoi valori con nessun falso patriottismo. Una persona di una levatura alta, un visionario che, come tutti i visionari, segue i suoi principi. Le accuse contro di lui sono assolutamente ridicole".

Viviana Vestrucci, Gariwo, la foresta dei Giusti

4 novembre 2020

Genocidi e crimini contro l'Umanità

la negazione del valore dell'individuo

La prima definizione giuridica in materia di persecuzioni di massa risale al 1915 e riguarda il massacro delle popolazioni armene da parte dei turchi, cui seguono i processi delle Corti marziali a carico dei responsabili. Nel Trattato di Sèvres del 1920 le Grandi Potenze usano i termini di crimini contro la civilizzazione e crimini di lesa umanità.
Al termine della seconda guerra mondiale, di fronte alla tragedia della Shoah, il Tribunale Militare del processo di Norimberga contro i gerarchi nazisti stabilisce, in apertura, i crimini per i quali la Corte ha competenza...
Il 9 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva all’unanimità la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, considerato il più grave crimine contro l'Umanità.

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