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Parsi: "Queste sono le rivolte dei giovani"

intervista al docente dell’Università Cattolica

Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali dell'Università Cattolica di Milano riflette sull'Egitto e sulle rivolte che agitano il Medio Oriente.

In Egitto è possibile esportare la democrazia?

"Qui non siamo di fronte a un caso di esportazione della democrazia. Siamo di fronte a una rivoluzione dal basso che potrebbe portare all’esportazione della democrazia. I fenomeni a cui stiamo assistendo si sono realizzati all’interno del mondo islamico, senza alcuna influenza esterna. Questo aspetto costituisce una differenza importante che forse ha consentito il “contagio”, la diffusione dell’infezione in realtà diverse, permettendo la traduzione della democrazia, declinandola in contesti diversi da quello occidentale".

Quale sarà il ruolo dei Fratelli musulmani nel Paese?

"Non siamo in grado ancora di immaginare come andrà a finire la situazione in Egitto. Il ruolo dei Fratelli musulmani è egemonico quando si contrappongono a una dittatura ma quando questa situazione viene meno consideriamo che la loro ‘quota di mercato’ tende a ridursi. Io sono convinto che se riusciranno a tenere aperto uno spazio democratico in Egitto questo potrebbe non essere egemonizzato dai Fratelli musulmani. E poi c’è un altro elemento importante, quello che si è verificato in Egitto potrebbe avere delle conseguenze sulla striscia di Gaza, dove Hamas è al potere in una maniera autoritaria assolutamente non diversa dal modo in cui Mubarak ha governato l’Egitto. Il contagio che vediamo potrebbe essere anche un contagio positivo".

Da dove nasce questo contagio? Che ragioni possiamo trovare in questa rivolta che supera i confini nazionali?

"Le ragioni comuni a tutti questi soggetti si ritrovano nella lotta contro i regimi corrotti, dispostici, con rendimenti istituzionali insufficienti. Questo è l’elemento comune. Un secondo elemento comune è il fatto che questi movimenti prendono vita in società giovanissime rispetto a quelle che siamo abituati a considerare. Ci sono più aspetti simili tra i movimenti di protesta, considerando le richieste che fanno, che non tra i regimi. Questi giovani hanno molto poco da perdere, sono molto frustrati e hanno la vita davanti, per questo sono costretti a fare pressione, per avere qualche diritto sul loro futuro".

Come giudica il ruolo dell’esercito in Egitto?

"In questo momento è al potere. Non trovo adatta la definizione di “colpo di stato” perché i militari erano già al governo in precedenza. Bisogna vedere se si accontenteranno di portare avanti la transizione o se avranno un ruolo importante anche in futuro".

16 febbraio 2011

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