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Pauli Murray e "il diritto di pensare l'impensabile"

l'attivista nera che difese la libertà d'espressione per superare odi e contrapposizioni

Pauli Murray nel 1970

Pauli Murray nel 1970 Associated Press

Un articolo sul New York Times di Peter Salovey, l'attuale Presidente dell'Università di Yale, presenta la storia di Pauli Murray, un'avvocatessa nera che difese il diritto di parola perfino del governatore dell'Alabama negli anni '60, George Wallace, uno dei capi dei segregazionisti bianchi - dicendo "se qualcuno traccia un cerchio per escluderci, noi dobbiamo tracciarne uno ancora più grande per includerlo". Ne proponiamo di seguito una sintesi.

A New Haven, di recente, si è diffusa l'abitudine di scoraggiare chi ha opinioni controverse dal parlare nei college americani o di revocare i loro inviti. Si discute della libertà di pensiero e d'opinione e dei suoi limiti, ma forse non con la stessa passione con cui lo si faceva negli anni Sessanta, all'epoca delle manifestazioni per i diritti civili negli Usa.

Nel 1963, la Yale Political Union - una delle più antiche associazioni culturali studentesche degli Stati Uniti - invitò il ribelle governatore segregazionista dell'Alabama, George Wallace, a Yale. Appena qualche settimana prima del suo intervento, gli uomini del Ku Klux Klan bombardarono la Chiesa Battista della 16esima strada di Birmingham (Alabama), uccidendo quattro giovani studentesse afroamericane e ferendone 22. Wallace — la personificazione dell'ostilità degli Stati del Sud contro l'integrazione razziale - era capace di declamare dal portico del Campidoglio dell'Alabama frasi come: “Segregazione ora, domani e sempre!”.

L'allora Presidente di Yale, Kingman Brewster Jr., consigliò agli studenti di revocare l'invito, ma si trovò contro l'inaspettata opposizione di Pauli Murray - avvocato e attivista per i diritti civili, tra gli organizzatori della Marcia di Washington per il Lavoro e la Libertà - che stava allora concludendo il suo dottorato. La Murray scrisse a Brewster chiedendogli di lanciare un messaggio forte e chiaro: Wallace aveva il diritto di parlare a Yale. “Le controversie che scatena - affermò - mi colpiscono in due modi: come avvocato impegnato per i diritti civili e come negra che ha sofferto i mali della segregazione razziale”. Nipote di una schiava e discendente di un proprietario di schiavi molto importante della North Carolina Pauli, per il suo impegno politico era stata assunta dal Presidente Kennedy per occuparsi di diritti delle donne insieme alla sua amica e mentore Eleanor Roosevelt.

La Murray odiava ciò che Wallace rappresentava. La segregazione, aveva scritto anni prima, “è un mostro, che divide le persone, minaccia l'integrità personale, alimenta guerre civili”. Tuttavia, disse a Brewster, “la possibilità che si verifichino violenze non è un motivo sufficiente per impedire a un individuo di esercitare un suo diritto costituzionale”. La sua difesa della libertà di espressione andò perfino oltre quanto richiesto dal Primo Emendamento, lei fu meno sensibile di quanto lo siamo oggi al tema della possibile incitazione alla violenza. Ma pensava che la posta in gioco fosse il diritto di tutti gli americani a parlare liberamente, compresi i suoi compagni che si battevano per i diritti civili.

Per lei la libertà d'espressione era stata alla base delle grandi proteste di Little Rock Nine e altri luoghi nei quali gli studenti avevano preteso di frequentare scuole dove non vigesse la segregazione nonostante l'ostilità delle loro comunità e le minacce di violenza. “Deve funzionare ugualmente nel caso del Governatore Wallace”, scrisse. 

La Murray rese chiaro inoltre a Brewster che aveva tutta l'intenzione di contestare Wallace una volta che questi fosse arrivato a Yale. Ma sosteneva che si dovesse prima permettergli di parlare, quindi procedere a contestarlo punto per punto, e che si dovesse combattere contro il razzismo con la forza degli esempi e non con gli anatemi contro chi era di diverso avviso.

Per usare una bella espressione, l'avvocato Pauli Murray difese con il Presidente in carica di Yale il diritto di “pensare l'impensabile, discutere ciò che non può essere menzionato e mettere in discussione ciò che non si può sfidare”.

Dopo il dottorato a Yale, Pauli continuò la sua lotta portando nella legislazione americana nuovi strumenti per combattere le discriminazioni contro le minoranze e le donne, e occupandosi di tematiche femministe. All'età di 67 anni divenne la prima donna afroamericana ordinata Vescovo degli Episcopali.

Il mese scorso, all'interno dell'università di Yale le è stato dedicato un nuovo college residenziale. Le sue parole risuonano ancora oggi molto forti a favore dell'eguaglianza e della dignità. Pauli Murray ha insegnato che la difesa della libertà di espressione è vitale, se si vogliono superare gli odi e le divisioni.

Carolina Figini, Redazione Gariwo

30 novembre 2017

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