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RSF lancia Tracker-19 per difendere la libertà di stampa nell'era Covid-19

un sistema per documentare le pressioni esercitate sui giornalisti

3 maggio 2020, Giornata Mondiale della Libertà di Stampa promossadall'Unesco.

3 maggio 2020, Giornata Mondiale della Libertà di Stampa promossadall'Unesco. PEN America

Nell’emergenza da Coronavirus è aumentato il bisogno di informazioni rapide e affidabili, ma allo stesso tempo il lavoro dei giornalisti è diventato più difficile. Molti governi autoritari usano la pandemia per imporre misure che sarebbero ingiustificabili in tempi normali, approfittando del fatto che la possibilità di protestare è limitata. Di fronte a questi ostacoli, Reporter senza frontiere (RSF) ha creato un sistema di tracciamento per rilevare l'impatto della pandemia sulla libertà di stampa.

Il nuovo strumento, chiamato Tracker-19 con riferimento sia al Covid-19 sia all'articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 (sul "diritto alla libertà di opinione e di espressione"), documenterà i casi di molestie nei confronti di giornalisti e altre persone informate sull'epidemia in tutto il mondo, mettendo in evidenza i casi gravi di censura e disinformazione da parte delle autorità e indicando come aiutare i giornalisti impegnati su questo fronte.

RSF è l'organizzazione non governativa e no-profit che dal 1985 promuove e difende il diritto di diffondere idee e informazioni e dal 2002 elabora ogni anno l'Indice Mondiale della Libertà di Stampa classificando la qualità dell'informazione in 180 paesi in base a questo parametro.

La censura non è una questione interna

"La crisi a causa del coronavirus fornisce prove inconfutabili della rilevanza della nostra lotta", ha dichiarato Christophe Deloire,  Segretario generale di RSF, presentando Tracker-19. "La censura non può essere considerata una questione interna. Il controllo delle informazioni in un determinato Paese può avere conseguenze in tutto il pianeta e oggi ne subiamo gli effetti. Lo stesso vale per disinformazione e voci. Spingono le persone a prendere decisioni sbagliate, limitano la libera scelta e l'intelligenza"

Il caso della Cina ne è una conferma. Senza la censura imposta dall'alto, i media cinesi avrebbero informato molto presto l'opinione pubblica sulla gravità dell'epidemia, risparmiando migliaia di vite e forse evitando la pandemia. Non è accettabile nascondere informazioni per “non diffondere il panico”, questo aggrava i problemi invece di aiutare a risolverli, dice RSF nel sito di Tracker-19, riportando le diverse fasi del confronto-scontro con le autorità cinesi sulla disinformazione in merito al coronavirus dal 21 febbraio alla fine di aprile.

Come esempio di comportamento diverso, RSF cita Taiwan che, optando per la trasparenza, ha ottenuto che i cittadini si adeguassero alle ordinanze sanitarie e contribuissero così a frenare i contagi, a riprova che il flusso di informazioni in un momento di crisi non compromette l'efficacia delle misure. La manipolazione di notizie e informazioni è un grave ostacolo al progresso. Distorcendo i parametri del dibattito, porta inevitabilmente a decisioni sbagliate che, a loro volta, devono essere coperte da nuove bugie.

Giornalismo in quarantena - Censura e attacchi

Tracker-19 riporta in questa sezione le denunce di attacchi verbali, detenzioni arbitrarie, ritiro dell'accreditamento avvenuti in vari paesi come Bangladesh, Azerbaijan, Brasile, Stati Uniti e Algeria, dove è stato rafforzato il controllo sui media nazionali ed è stata intensificata la censura per convincere la popolazione a rispettare le direttive sulla salute e proiettare l'immagine di un governo efficace.

Disinformazione (notizie false) - L'altra pandemia

Altro capitolo negativo sono le voci e le notizie false che inquinano i social media, come le teorie cospirative sul coronavirus, diffuse tra il 20 gennaio e il 10 febbraio attraverso 2 milioni di messaggi pubblicati su Twitter, il 7% del totale. Un fenomeno che desta preoccupazioni nel 74% degli utenti di Internet, secondo RSF.

Tracker-19 offre poi le schede sullo stato dell’informazione in tema di coronavirus nei Paesi peggio classificati in base all'Indice Mondiale della Libertà di Stampa. In Asia-Pacifico troviamo la Corea del Nord, al 180esimo e ultimo posto (Il giornalismo impossibile nel Paese con “zero casi”), la Cina (177esimo posto, Pechino non ha imparato la lezione del coronavirus e inasprisce ancora la censura) e le Filippine (136esimo posto, La legge per i poteri speciali usata per combattere il coronavirus e punire i giornalisti).
Per il Medio Oriente e Nord Africa sono presenti Iran, Egitto e Iraq, per l'Africa le Isole Comore; in America il Brasile; in Europa e Asia Centrale, Ungheria e Bielorussia.

Tracker-19 è completato dai consiglio pratici ai reporter per continuare a informare sulla pandemia senza ammalarsi o diffondere il virus e da un appello a fare donazioni a sostegno dei giornalisti sotto attacco per la loro copertura del Covid-19.

RSF ha creato un indirizzo e-mail speciale al quale è possibile segnalare violazioni della libertà di stampa legate alla crisi di Covid-19: covidrsf@rsf.org.


Viviana Vestrucci, Gariwo, la foresta dei Giusti

13 maggio 2020

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