Gariwo: la foresta dei Giusti

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Salvare l'arte, promuovere la pace

di Rene Teijgeler

Per quanti osservano la Siria dall’esterno, è rapidamente diventato chiaro che - nonostante i coraggiosi sforzi di coloro che continuano a lavorare nel Paese - l’eredità culturale della Siria sia sempre più catastroficamente compressa. Alcuni di noi sentirono che aspettare finché il conflitto fosse concluso, prima di poter offrire il nostro sostegno, non era abbastanza: decidemmo di lavorare DURANTE il conflitto, e di non aspettarne la fine - come invece hanno fatto molte organizzazioni. Nel 2013, al Congresso Internazionale di Archeologia in Giordania (WAC-7), l’idea di sostenere gli sforzi di preservazione del patrimonio siriano ebbe grande slancio, e perciò decidemmo di fondare Heritage for Peace.

Heritage for Peace (H4P) è un’organizzazione no-profit e non governativa, registrata in Girona, Spagna, a partire dal primo marzo 2013, come una ONG sottostante la legge catalana. Da Girona, l’organizzazione coordina tutte le sue sedi. Al momento stiamo lavorando su alcuni progetti mirati al salvataggio dell’eredità culturale siriana durante la crisi attuale. La missione di Heritage for Peace è di supportare gli operatori culturali nella loro attività di protezione delle collezioni, dei monumenti e dei siti archeologici durante i conflitti armati.

Oltre alla presenza in Siria, Heritage for Peace è composta da una rete internazionale di volontari: accademici, professionisti culturali, consulenti indipendenti e ricercatori provenienti da Siria, Australia, Germania, Olanda, Spagna, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti. Siamo tutti esperti nella protezione del patrimonio culturale in situazioni di conflitto, o specificamente nella salvaguarda del patrimonio siriano. Attualmente l’organizzazione conta 20 persone da 8 Paesi, ma il gruppo sta crescendo. Lavoriamo secondo la nostra esperienza e in base alle nostre disponibilità di tempo. Alcuni di noi preferiscono restare anonimi, e H4P rispetta la loro volontà. Accanto ai nostri volontari internazionali, abbiamo aiutato a creare una rete interna alla Siria. Sebbene anche questa rete stia crescendo, il gruppo conta oggi 150 persone, di cui la maggior parte è rappresentata da professionisti.

A partire dalla nostra fondazione, abbiamo instaurato un dialogo continuo con operatori culturali siriani di ogni confessione, su base neutrale - secondo il Codice di Condotta della Croce Rossa (ICRC 1996) - così da trovare il modo di salvare e preservare il loro patrimonio culturale durante il conflitto armato. Occorre infatti considerare globalmente l’eredità culturale del Paese, dato che quando si parla di misure di emergenza, esse sono le stesse (o quasi le stesse) indipendentemente dalla natura (religiosa o politica) di quell’eredità. Attraverso i nostri progetti di salvaguardia del patrimonio speriamo di promuovere la pace. Chiediamo a tutti i nostri sostenitori di lavorare con noi solo sulla base di un rapporto professionale, restando perciò sempre e comunque estranei a qualsiasi discorso politico. Solo attraverso il dialogo la pace può essere perseguita e l’apertura, la comprensione, può essere (ri)stabilita. Fondamentalmente, la miglior protezione per il patrimonio siriano è il raggiungimento di una pace sostenibile. Il nostro lavoro è basato su una forte esperienza internazionale di protezione del patrimonio culturale, così come su una conoscenza approfondita e locale della Siria, della sua gente e della sua storia.

La ricchezza culturale della Siria è nota a tutti. È stata il crogiolo della cultura umana per migliaia di anni. Questa ricca cultura include sei siti riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità e migliaia di altri elementi che rappresentano i valori storici, artistici, scientifici, religiosi e culturali dell’intera umanità. Giusto per dare qualche esempio: ad Aleppo, la moschea degli Omayyadi (riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità) è stata coinvolta nel fuoco d’artiglieria, che ha distrutto il suo antico minareto; combattimenti pesanti hanno inoltre danneggiato il castello crociato, Patrimonio dell’Umanità.

Musei ad Apamea, Aleppo, Idlib e Raqqa hanno subito diversi furti, mentre i siti archeologici di Deir ez-Zor, Mari, Dura Europos, Halibiya, Buseira, Tell Sheikh Hamad e Tell es-Sin (tra gli altri) sono stati danneggiati dai saccheggiatori, che vendono gli artefatti rubati a commerciati stranieri e locali. I professionisti del patrimonio culturale siriano, compresa la Direzione Generale delle Antichità e dei Musei, hanno lavorato coraggiosamente per salvaguardare i monumenti, musei e siti, ma le sfide dell’operare in un contesto di guerra richiede un’esperienza particolare, senza contare che molti di noi non possono operare in diverse aree del Paese per motivi di sicurezza.

Nel breve periodo, i nostri progetti mirano a:

  • Creare una piattaforma elettronica contenente risorse semplici e utili
  • Creare una lista di “non-attacco” per la Vecchia Città di Aleppo, per incoraggiare i combattenti a proteggere i siti del luogo
  • Sviluppare una struttura organizzativa per i nostri sostenitori in Siria, di modo da aiutarli a coordinarsi e concentrare i loro sforzi
  • Sviluppare un piano di Valutazione del rischio e di Protezione per il Museo di Aleppo
  • Redigere una “Risoluzione” per la conferenza di Ginevra sulla Pace in Siria (Gennaio 2014), richiedendo a tutte le parti in conflitto di proteggere il patrimonio culturale siriano
  • Pubblicare il bisettimanale “Damage Mailing List”, che aggiorna gli abbonati con notizie circa i danni subiti dal patrimonio culturale siriano, la cooperazione internazionale e gli sforzi dedicati alla protezione.
  • Pubblicare una relazione sulle azioni internazionali intitolata “Verso una protezione del patrimonio culturale siriano: un sommario delle risposte internazionali”, pensato anche per facilitare la cooperazione internazionale.
  • Sviluppare programmi di formazione su:
    1. Strumenti di base per proteggere il patrimonio culturale siriano oggi
    2. Evacuazione: maneggiare, imballare e archiviare
    3. Valutazione dei danni
    4. Legge (internazionale) sul patrimonio culturaleValutazione del patrimonio culturale all’interno dei campi profughi

Heritage for Peace necessita di un sostegno per continuare il suo lavoro in protezione del patrimonio culturale siriano. Sono richiesti volontari preparati e con esperienza, così come un sostegno economico. È possibile sostenere la nostra rete attraverso una donazione.

Per maggiori dettagli sul nostro lavoro, invitiamo a visitare il nostro sito o a contattarci all'indirizzo contact@heritageforpeace.org.

Rene Teijgeler, Heritage for Peace

13 aprile 2015

La scomparsa dell'arte Siriana e Irachena

le immagini dei siti e dei monumenti distrutti

Genocidi e crimini contro l'Umanità

la negazione del valore dell'individuo

La prima definizione giuridica in materia di persecuzioni di massa risale al 1915 e riguarda il massacro delle popolazioni armene da parte dei turchi, cui seguono i processi delle Corti marziali a carico dei responsabili. Nel Trattato di Sèvres del 1920 le Grandi Potenze usano i termini di crimini contro la civilizzazione e crimini di lesa umanità.
Al termine della seconda guerra mondiale, di fronte alla tragedia della Shoah, il Tribunale Militare del processo di Norimberga contro i gerarchi nazisti stabilisce, in apertura, i crimini per i quali la Corte ha competenza...
Il 9 dicembre 1948 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva all’unanimità la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, considerato il più grave crimine contro l'Umanità.

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La storia

Don Pino Puglisi

il prete con i pantaloni, che denunciò la mafia