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Scarcerato il Nobel per la pace Liu Xiaobo

Al dissidente cinese è stata diagnosticata una malattia terminale

Liu Xiaobo

Liu Xiaobo ansa

Il dissidente e premio Nobel per la pace cinese Liu Xiaobo è stato scarcerato per motivi medici: la diagnosi è cancro al fegato in fase terminale, secondo quanto reso noto dal suo avvocato, Shang Baojun. Lo scrittore era stato condannato a 11 anni di carcere nel 2009 per incitamento alla sovversione del potere statale. Nel 2010 è stato insignito del premio Nobel "per la sua lunga e non violenta battaglia per i diritti fondamentali in Cina". 

Come altri Nobel provenienti sia dal mondo comunista che da quello nazifascista (come ad esempio Lech Walesa, Andrei Sacharov, Aung San Suu Kyi e Carl von Ossietsky), non aveva potuto partecipare alla premiazione a Oslo in quanto era dovuto restare in carcere. Per lui, durante la cerimonia, fu lasciata una sedia vuota. Vaclav Havel, estensore della Carta '77, cui si ispira oggi Gariwo con la propria proposta di una Carta delle responsabilità 2017, si era felicitato per l'attribuzione del Premio al dissidente cinese. 

L'atto più altamente simbolico della biografia di Liu Xiaobo è stato infatti il varo di Carta 2008, un manifesto per chiedere che in Cina viga lo Stato di diritto anziché il principio di "legalità socialista", secondo cui detta legge ciò che è maggiormente in linea con i dettami dell'ideologia comunista.

Carta '08 nella sua introduzione si richiama alla prima Costituzione cinese emanata cent'anni prima, alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, alla Convenzione sui diritti civili e politici e fa riferimento diretto alla repressione di piazza Tienanmen, denunciando i "disastri" nel campo dei diritti umani compiuti in Cina in nome di una "modernizzazione" autoritaria.

Ribadendo la propria innocenza e spiegando ai giornalisti ciò per cui si batte. Liu Xiaobo ha scritto: "Nel 2004 il Parlamento cinese ha emendato la Costituzione introducendovi la frase 'lo Stato rispetta e garantisce i diritti umani', facendo della garanzia dei diritti umani un principio costituzionale del governo legittimo dello Stato. I diritti dell'uomo che lo Stato deve rispettare e garantire sono regolati dall'articolo 35 della Costituzione e il diritto di espressione è uno dei fondamentali. Con la manifestazione delle mie diverse opinioni politiche ho esercitato, da cittadino cinese, il diritto alla libertà di espressione e non solo non potrei subire restrizioni politiche e privazioni arbitrarie, ma anzi dovrei ricevere il rispetto dello Stato e la protezione della legge".

29 giugno 2017

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