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Siria: liberate Razan, Samira, Wa'el e Nazim

appello di 32 ONG per gli attivisti rapiti

Razan Zaitouneh, Samira Al-Khalil, Wa'el Hamada e Nazim Hammadi, i quattro attivisti per i diritti umani, rapiti da un gruppo armato a Douma, nei dintorni di Damasco, il 9 dicembre 2013, devono essere immediatamente rilasciati.
Lo chiedono 32 organizzazioni per i diritti umani nel terzo anniversario dell’attacco al Centro di Documentazione delle Violazioni in Siria (VDC), conclusosi con il rapimento di Razan Zaitouneh, responsabile del centro, di suo marito Wael Hamada, e dei collaboratori Samira Al-Khalil e Nazem Hamadi. Di loro non si hanno più notizie da tre anni, ricorda il comunicato firmato, tra gli altri, da Amnesty International (AI) Human Rights Watch (HRW) e da altre 30 organizzazioni di paesi dell’area mediorientale e internazionali (allegato il testo originale in inglese).

Razan Zaitouneh, avvocato, attivista e giornalista, impegnata dal 2001 nella difesa dei prigionieri politici in Siria, ha svolto un ruolo chiave nel sostegno ai gruppi indipendenti e agli attivisti siriani dopo lo scoppio della guerra nel 2011 coordinando i comitati locali in varie città del Paese. Nel 2015 a Razan è stato intitolato un albero nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo al Monte Stella, su iniziativa di Gariwo, che ha rilanciato l’appello di Rana Zaitouneh, sorella di Razan, per la liberazione di Razan e degli altri tre sequestrati.

Wael Hamada, attivista già prima del 2011 e co-fondatore dei Comitati di coordinamento locale e del Centro di Documentazione, si è dedicato all’assistenza umanitaria ai residenti dell’area di Ghouta sotto assedio.

Samira Khalil, da anni impegnata come attivista e per questo arrestata dal governo siriano tra il 1987 e il 1991, ha lavorato con le famiglie dei detenuti, raccontato le condizioni dei prigionieri e aiutato le donne di Douma a realizzare delle iniziative per mantenersi economicamente.

Nazim Hammadi, avvocato e poeta, difensore dei prigionieri politici prima e dopo la rivolta del 2011, ha contribuito alla creazione dei Comitati di coordinamento locale e si è battuto per tutelare i diritti degli abitanti della zona di Ghouta.

Tra i gruppi armati che controllano di fatto Douma c’è l'Esercito dell’Islam, componente della coalizione denominata Fronte Islamico. Questi gruppi “devono liberare immediatamente i quattro difensori dei diritti umani, se in loro mano, o lavorare per assicurare che siano rilasciati incolumi e senza indugi. I paesi che sostengono questi gruppi, così come i leader religiosi e altri che possono avere influenza su di loro, devono anche fare pressione per l'immediato rilascio dei quattro attivisti e per la fine rapimenti di civili", dice l'appello delle organizzazioni.

12 dicembre 2016

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