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Soros è il primo obiettivo della "teoria del grande complotto"

con gravi danni per la democrazia, dice un'analisi pubblicata da Haaretz

George Soros, finanziere ebreo e grande donatore per cause umanitarie

George Soros, finanziere ebreo e grande donatore per cause umanitarie www.adl.org

George Soros, finanziere ebreo e grande donatore per cause umanitarie, è il primo obiettivo delle "teorie del grande complotto", che portano il suo nome. Ma dato che sia ​​l'estrema sinistra che l’estrema destra lanciano ingiurie a Soros, le conseguenze che ne derivano sono molto più ampie e dannose.
Lo sostiene Emily Tamkin, editorialista dagli USA di The New Statesman (periodico britannico di politica e cultura di orientamento liberal), nell'ampia analisi pubblicata dal quotidiano israeliano Haaretz, che riportiamo qui di seguito.

"C'è Soros dietro la guerra all'idrossiclorochina?"
L’articolo pubblicato la scorsa settimana dal sito Breaking Israel News, vicino alle posizioni degli evangelici americani, ipotizzava che George Soros, il filantropo miliardario americano di origine ungherese, potesse trarre vantaggi sia finanziari che politici dalla pandemia da coronavirus, a scapito del presidente USA Donald Trump, che nelle scorse settimane ha propagandato l'uso dell’idrossiclorochina come antidoto o misura preventiva contro il virus, dichiarando che lo stava prendendo lui stesso.
“Indagando su alcuni elementi emergono connessioni inquietanti, che indicano come la guerra dei media all'idrossiclorochina potrebbe essere sostenuta da alcune forze nefaste", diceva l’articolo del sito.

Non c'è, per essere chiari, alcuna guerra all'idrossiclorochina, ma piuttosto una serie di avvertimenti sui suoi gravi effetti collaterali, tra cui un rischio maggiore di problemi cardiaci e persino la morte. L’Organizzazione mondiale della sanità ha interrotto gli studi clinici sul farmaco e la Francia ne ha appena vietato l'uso nei casi di COVID-19, citando problemi di sicurezza dei pazienti.
Breaking News Israel non è l’unico a considerare Soros come la mano nascosta dietro al COVID-19: la “teoria del grande complotto" è in tutti i social media di estrema destra e sulle nuove piattaforme pro-Trump come Gateway Pundit e One America Network.

Come dovremmo interpretare questa ultima replica della campagna diffamatoria anti-Soros, che invariabilmente lo dipinge come capofila di un complotto globale?
Per essere chiari, il Soros capofila della cospirazione anti-idrossiclorochina è lo stesso Soros a capo del complotto globale, cioè l'obiettivo più ovvio.

Oggi, mentre i manifestanti negli Stati Uniti scendono in piazza contro la brutalità della polizia, il nome "George Soros" è un trend su Twitter; le persone di destra affermano che i manifestanti non stanno veramente esprimendo dolore e rabbia per il continuo omicidio di neri americani da parte di agenti di polizia, ma stanno protestando perché sono aizzati da Soros. Alcuni importanti conservatori stanno persino dicendo che Soros dovrebbe essere arrestato.

E questo fenomeno non si è verificato sono nel 2020. Nel 2018, in vista delle elezioni di metà mandato degli Stati Uniti, Soros è stato incolpato di tutti i guai - dalle proteste contro l'allora candidato alla Corte Suprema Brett Kavanaugh, alla carovana di migranti che minacciavano di "oltrepassare" il confine meridionale americano.

Cesar Sayoc, l'uomo arrestato nel 2018 negli Stati Uniti per i pacchi bomba inviati a politici democratici e a personalità che esprimono critiche nei confronti di Donald Trump, aveva spedito un ordigno anche a Soros. I suoi account sui social media erano pieni di messaggi antisemiti e pro-Trump; in uno di questi descriveva Soros come un "sionista bolscevico giudaico-plutocratico". Robert D. Bowers, il tiratore scelto che ha sparato nella sinagoga di Pittsburgh, ha affermato che Soros in segreto aveva organizzato la carovana dei migranti. Bowers ha ucciso 11 ebrei accusandoli di aver partecipato al progetto.

Nello stesso anno, Open Society Foundations, la fondazione filantropica di Soros, ha denunciato l'esistenza di "un ambiente politico e normativo sempre più repressivo in Ungheria" e ha annunciato lo spostamento delle attività internazionali da Budapest a Berlino. Le teorie del complotto hanno un impatto diretto su Soros e sulla sua attività di donatore. Ma Soros (che possiede un patrimonio netto stimato in 8,3 miliardi di dollari) non è l'unica vittima. Molti altri, che non sono miliardari, sono danneggiati da questa campagna di odio. La questione coronavirus-idrossiclorochina è anche un tentativo per delegittimare la scienza stessa (in quanto contaminata da "Soros") e sostenere una forza politica di destra.

Parlare di un complotto ordito da Soros è distogliere deliberatamente l’attenzione dai 100.000 (e più) morti americani. È una scusa per non assumersi la responsabilità, un appiglio per un presidente che all'inizio si è rifiutato di prendere sul serio il virus e ora raccomanda di prendere una pillola miracolosa, che potrebbe uccidere.

Lo stesso vale per l'attacco senza scrupoli di Rudy Giuliani contro Soros in quanto ebreo alla fine dell'anno scorso. Dopo aver accusato il miliardario di esercitare un controllo sui diplomatici statunitensi, Giuliani ha dichiarato: "Soros non è veramente un ebreo. Io lo sono più di lui. Non appartiene a una sinagoga, non appoggia Israele, è nemico di Israele È un orribile essere umano”. Giuliani parlava di Soros, sottolineando le sue origini ebraiche, per denigrare e delegittimare gli ebrei statunitensi, che votano per i democratici (circa l'80% degli ebrei americani alle elezioni di midterm 2018).

Non è un caso che Donald Trump abbia usato la stessa tattica per sminuire i suoi oppositori politici ebrei qualche mese prima, annunciando che votare per un democratico significa "essere sleale nei confronti degli ebrei ed essere ancora più sleale nei confronti di Israele."

Gli Stati Uniti non sono i soli a diffondere teorie del grande complotto, che insultano Soros e colpiscono le persone sostenute dalla sua attività filantropica. Il parlamento ungherese (che ha già approvato la legge "Stop a Soros" che criminalizza l'assistenza agli immigrati privi di documenti) ha recentemente ratificato la norma (apparentemente giustificata dalla pandemia da coronavirus) che ha conferito un potere illimitato al primo ministro Viktor Orbàn. Il quale ha dichiarato alla radio di stato che: chi critica questa legge fa parte della rete guidata da Soros, i cui tentacoli hanno raggiunto in profondità la burocrazia di Bruxelles.

Come i precedenti attacchi di Orbàn a Soros, questa teoria del complotto sa di antisemitismo, parla di un finanziere ebreo che controlla i politici in tutto il mondo e di un piano nefasto per rendere gli stati-nazione più "cosmopoliti" o “globalisti”. Ma delegittima anche le critiche - e chi le esprime - al potere di Orbán sul parlamento.

A Budapest il figlio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, Yair Netanyahu, ha affermato che le organizzazioni “radicali" guidate da Soros "stavano distruggendo Israele dall'interno ... lavorando giorno e notte con un budget illimitato per derubare il Paese della sua identità ebraica”.

È un insulto rivolto consapevolmente a Soros. Ma anche un modo per delegittimare le iniziative sostenute da Soros e dalla Open Society in Israele e nei territori palestinesi, come le borse di studio per gli studenti palestinesi in Cisgiordania e a Gaza e il finanziamento alle associazioni per i diritti umani, che usano il sistema giudiziario per combattere la discriminazione. Se le attività di Soros provocano danni, lo stesso fanno anche gli studenti palestinesi e gli attivisti israeliani.

E se l’estrema destra fornisce gli esempi più noti del tentativo di usare Soros per attaccare il dissenso e gli attivisti, anche a sinistra ci sono episodi in questo senso. La dichiarazione di Max Blumenthal al The Jimmy Dore Show, secondo cui Soros starebbe finanziando il cambio di regime in Venezuela e a Hong Kong, riduce coloro che protestano, a grande rischio personale, a semplici pedine.

A Hong Kong in migliaia sono scesi in piazza per protestare contro le leggi sulla sicurezza nazionale imposte da Pechino. Dire che sono tirapiedi (o pedine) di Soros nega la loro capacità e volontà individuale di pensare, scegliere e schierarsi e assolve e legittima i regimi autoritari contro i quali stanno protestando.

Le teorie del complotto ordito da Soros devono essere contestate, non solo perché sono nella realtà errate o perché ingiuste nei confronti di un solo uomo, ma in quanto ingiuste nei confronti di molti uomini e donne che queste teorie delegittimano e, spesso, emarginano ulteriormente. Queste tesi non evidenziano solo la crescente malvagità nella politica, ma anche il tentativo di escludere dalla politica coloro che dissentono e di compromettere la loro condizione e, in certi casi, persino di metterli in pericolo.

Chi sostiene le teorie della cospirazione guidata da Soros è ben consapevole del loro potere malefico. E anche noi dobbiamo esserlo.


Emily Tamkin è autrice del libro The Influence of Soros: Politics, Power, and the Struggle for a Open Society di prossima uscita.

3 giugno 2020

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