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Strasburgo contro Orban

approvate le sanzioni per l'Ungheria

Strasburgo ha approvato le sanzioni contro l’Ungheria di Viktor Orbán. L'assemblea ha sottoscritto - con 448 voti a favore, 197 contrari e 48 astenuti - la risoluzione dell'europarlamentare olandese dei Verdi Judith Sargentini, chiedendo quindi di aprire la procedura prevista dall'articolo 7 del Trattato in caso di violazione dei diritti fondamentali.

Gli elementi delle politiche ungheresi ritenuti “a rischio di minare sistematicamente i valori europei che tutti condividiamo” sono: violazione dei diritti di migranti e richiedenti asilo da parte della polizia ungherese alle frontiere, insieme a una restrizione eccessiva delle procedure di accesso e di richiesta d’asilo nel Paese; mancanza di libertà di stampa; corruzione; violazione della privacy e della protezione dei dati personali; assenza di consultazioni istituzionali e di coinvolgimento della società civile; dubbi sullo svolgimento delle elezioni.

"L'Europa deve restare un continente di apertura e tolleranza - ha dichiarato il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker nel suo discorso sullo stato dell'Unione a Strasburgo -, non sarà mai una fortezza in un mondo che soffre, non sarà mai un'isola, resterà multilaterale: il pianeta non appartiene a pochi. La geopolitica ci insegna che l'ora della sovranità europea è suonata. L'Europa deve diventare un attore sovrano nelle relazioni internazionali. La sovranità europea deriva dalla sovranità degli Stati membri e non sostituisce le nazioni. Alle elezioni europee del 2019 vorrei che dicessimo no al nazionalismo malsano e sì al patriottismo illuminato. Il patriottismo è una virtù. Il nazionalismo è un veleno pernicioso”.

Di veleno che ha colpito il proprio Paese parla anche Adam Fischer, direttore d’orchestra ungherese, sul quotidiano britannico The Guardian, sottolineando la necessità, di fronte a sfide globali come il cambiamento climatico o le migrazioni, di un’armonia tra nazioni simile all’armonia fra le parti dell’orchestra durante un’opera. “Quest’estate ho preso un taxi a Budapest - prosegue Fischer - e il tassista mi ha detto che tutti i migranti sono terroristi e la cosa peggiore che ogni governo possa fare è permettere loro di entrare nel Paese. Concetti come questo, insieme all’idea che le migrazioni siano parte di una cospirazione internazionale, avvelenano un Paese. Mi piacerebbe che si avviasse un dibattito sui pericoli reali del populismo, fenomeno che ha portato molti a ritenere preferibile che i migranti muoiano in mare piuttosto che il loro salvataggio”.

Fischer si aggiunge a quanti, ascoltando i nuovi discorsi d’odio, ritrovano toni e argomentazioni usati 40 anni fa con il comunismo e 80 anni fa con il nazismo. “I metodi del potere autocratico - conclude il direttore d’orchestra - sono gli stessi, e ancora una volta in Europa la libertà è in pericolo”.

12 settembre 2018

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