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Sudan, tra crisi economica ed epidemia da COVID-19

contagi contenuti, ma cresce la protesta contro il governo di transizione

Rifornimenti di materiale sanitario da parte dell'OMS

Rifornimenti di materiale sanitario da parte dell'OMS afro.who.int

In Sudan l'epidemia da COVID-19 ha colpito meno che in altri stati africani (i contagi confermati sono meno di 200), ma le misure restrittive imposte dal governo per rallentare la diffusione del virus sono arrivate nel mezzo di una crisi economica e di una difficile transizione politica seguita all'uscita di scena di Omar al-Bashir un anno fa. Le tensione sociali sono sfociate in proteste di piazza nella capitale Khartoum alla vigilia del coprifuoco di tre settimane iniziato sabato 18 aprile.

Centinaia di sostenitori dell'ex Presidente al-Bashir si sono riuniti nei pressi del quartier generale del comando dell'esercito chiedendo la caduta del governo di transizione. Il Primo Ministro in carica, Abdullah Hamdok, è sotto accusa per le politiche di austerità decise di recente e l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, che colpiscono le fasce più povere della popolazione.

Ora il blocco imposto nell’emergenza da coronavirus rischia di compromettere la stabilità alimentare del Paese. I provvedimenti hanno danneggiato soprattutto i piccoli produttori e gli agricoltori, che da aprile e maggio preparano la raccolta estiva, riferisce la rivista Africa, riportando la dichiarazione di Abdul Hijazi, Ambasciatore del Sudan in Italia e rappresentante permanente presso le agenzie delle Nazioni Unite a Roma, secondo il quale “con il lockdown della capitale Khartoum è emersa la disperata urgenza di completare i lavori agricoli in tempo per la prossima stagione estiva”.

La delusione per le promesse non realizzate dal nuovo governo, subentrato con la destituzione di al-Bashir da parte dei militari dopo quattro mesi di proteste, ha spinto centinaia di sudanesi a sfidare il divieto di assembramento per esprimere il malcontento contro il governo e le principali organizzazioni della società civile, riunite nell’Alliance for Freedom and Change (AFC), che era stata alla testa delle iniziative anti-Bashir.

L’agenzia Middle East Eye ha raccolto le voci di alcuni manifestanti, esasperati per le lunghe code per procurarsi il pane, carburante e denaro durante la pandemia. Mohamed Ali, militante di United Popular Movement, partito di opposizione che accusa il governo di attuare una politica ostile ai valori e all'identità islamici sudanesi, ha affermato che la polizia ha usato bastoni e gas lacrimogeni, per disperdere il proteste.
"La vita è diventata molto dura e le difficoltà sono ovunque, questo governo non è riuscito a fare nulla per il popolo sudanese", ha detto Ali. "Abbiamo accettato la volontà delle giovani generazioni che desideravano il cambiamento politico e la rimozione di al-Bashir dopo trent’anni al potere, ma la AFC ha tradito i loro sogni, quello che stiamo facendo ora è correggere il percorso della rivoluzione".

L'economia sudanese è in profonda crisi, la scorsa settimana le autorità hanno annunciato un aumento dei prezzi del pane, uno dei motivi della protesta popolare accanto agli obiettivi politici. "Il popolo sudanese sta soffrendo, non moriremo a causa del coronavirus ma a causa della fame, perché l'economia è in crisi e il fallimento del governo in questo senso è molto chiaro", ha detto un altro manifestante.

In Sudan si registrano 174 contagi da COVID-19, con 14 guariti e 16 decessi, numeri ancora limitati rispetto a Paesi come Algeria, Egitto, Marocco e Sud Africa, dove i contagi hanno superato il livello di 3.000, secondo i dati al 23 aprile elaborati dalla John Hopkins University e dall’Africa Center for Disease Control CDC per il COVID-19, riportati da Africa News. Nell’intero continente africano il totale dei casi confermati di coronavirus è prossimo a 27.400, con 1.297 decessi e quasi 8.200 guarigioni nei 52 Paesi investiti dall’epidemia. Solo due le nazioni rimaste immuni: Lesotho e Isole Comore.

Il Sudan è stato tra i primi in Africa a intervenire per arginare l’epidemia e ha predisposto un piano che si estenderà fino alla fine di giugno. Per realizzarlo dovrà però trovare 120 milioni di dollari per potenziare gli ospedali e per acquistare dispositivi di protezione per gli operatori sanitari e apparecchiature avanzate per test di laboratorio, ha detto il Ministro della Sanità Akram Ali Altom all’agenzia di stampa Reuters.

Tra le organizzazioni internazionali presenti nel Paese c’è Medici senza Frontiere, che collabora con il Ministero della Sanità, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e altri enti offrendo corsi di formazione per operatori sanitari in ruoli di responsabilità in 90 importanti ospedali dell’area di Khartoum.

All'ospedale di Omdurman, il più grande del Sudan, MSF ha un team di oltre 60 persone nel reparto di emergenza e gestisce un'unità mobile COVID-19, che supporta altre strutture e lavora sulla diagnosi precoce e sulla prevenzione della diffusione della malattia.

MSF collabora con il Ministero della Sanità per la creazione e gestione di centri di isolamento in due città negli Stati del Darfur orientale e del Kordofan meridionale e si occupa delle misure preventive al fine di isolare e curare in modo sicuro i pazienti sospetti.

Viviana Vestrucci, Gariwo, la foresta dei Giusti

24 aprile 2020

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