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Turchia: oggi come ieri?

di Pietro Kuciukian

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan Ansa foto d'archivio

Per l'anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: 10 dicembre 1948 - 10 dicembre 2020

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è stata proclamata dall’ONU il 10 dicembre del 1948, il giorno dopo l’approvazione della Convenzione per la Prevenzione e la Repressione del Crimine di Genocidio.

Nel 72°anniversario che cade oggi, è bene sottolineare che il valore della Dichiarazione sta nel suo carattere di Universalità: libertà e uguaglianza dei diritti, dignità della persona, riguardano ogni essere umano, senza alcuna distinzione di genere, classe, cultura, etnia, religione.

Come notava Marcello Flores, se è vero che la cultura dei diritti è diventata internazionale, è anche vero che nella nostra contemporaneità i diritti umani sono violati costantemente in molte aeree del mondo, e anche nel nostro Paese, se pensiamo ai richiami della Corte Europea dei Diritti Umani in tema di migranti e carceri.

Oggi siamo chiamati almeno a far rivivere lo spirito della Dichiarazione cercando di leggere lo status dei diritti nel mondo, non per ricavarne ragioni di pessimismo e inerzia, ma per supportare e unirci a chi con coraggio, denuncia, diffonde appelli pubblici, fa conoscere le gravi violazioni che si ritrovano nella cronaca quotidiana, se si esercita un po’ di attenzione. Il moto di protesta immediato non basta, è come l’emozione che si prova quando vediamo l’immagine del bambino Aylan morto sulla spiaggia di Bodrum. È momentaneo, e poi in genere:“ cambiamo argomento”.

Prendendo in considerazione il caso Turchia, vorrei sottolineare il valore di un pronunciamento del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Padova e del suo Presidente, Avvocato Leonardo Arnau, sull’arresto avvenuto il 20 novembre a Diyarbakir, nell’est della Turchia, di 20 Avvocati impegnati nella difesa dei Diritti Umani. Una lettera coraggiosa e puntuale, espressione di un impegno sul tema della salvaguardia di Attivisti e Avvocati che operano per la difesa dei Diritti Umani, tema che il Consiglio dell’ordine considera centrale, tanto da avere istituto la Commissione Diritti Umani della quale è stato coordinatore lo stesso Presidente Arnau. Il Comunicato richiama il Governo italiano e le istituzioni europee a fare pressione sulle autorità turche perché rispettino gli obblighi internazionali: sicuramente considerato dalle autorità turche, indebita ingerenza nella sovranità dello Stato, come accade sempre quando si tratta di Stato autoritario. Il Presidente Erdogan ha imboccato la strada per far diventare la Turchia potenza islamica e asiatica, erede dell’Impero ottomano, assai attiva nel gioco geopolitico delle grandi potenze. Con arresti continui dal 2016 ad oggi di giornalisti, intellettuali, attivisti, avvocati, professori universitari, il governo turco cerca di piegare e silenziare ogni forma di opposizione violando ogni norma contenuta nel codice di procedura penale. A proposito dell’arresto reiterato di Osman Kavala, Presidente dell’Istituto “Anadolu Kultur” e Attivista dei Diritti Umani, definito da Erdogan il “Soros rosso”, Human Rights Watch aveva dichiarato che si tratta di un arresto «illegale e vendicativo», mentre Amnesty International ha parlato di « atto di deliberata e calcolata crudeltà». Il processo, ennesimo, per l’ultima accusa di “spionaggio” è previsto per il 18 dicembre.

Oggi come ieri?

In epoca ottomana non esisteva parità di diritti tra i sudditi dell’Impero. Le minoranze cristiane, e mi riferisco al caso armeno, erano considerati sudditi di serie B. Non potevano, ad esempio, denunciare un sopruso o un atto violento subito da un suddito islamico. La loro testimonianza in tribunale non valeva quanto quella di un suddito islamico. Ai non musulmani, i dhimmi, comunità sottomessa dei ghiavur, gli “infedeli”, non era riconosciuta una parità di diritti sul piano giuridico. Sappiamo che cosa è accaduto più di un secolo fa quando gli armeni si sono ribellati cercando la loro “primavera araba”, ieri un regime autoritario ultranazionalista, che voleva far valere l’identità unica “turca”, ha sterminato con un atto genocidario un milione e mezzo di Armeni.

Oggi, con una realtà repubblicana svuotata progressivamente dei valori democratici, in un Paese dove i musei diventano moschee, dove ci si unisce ai fratelli turcofoni azeri per creare un’“unica nazione” di 100 milioni di fedeli e liberare la strada verso est dall’ingombro di 150.000 armeni del Nagorno Karabagh, si manifesta con sempre maggiore urgenza la necessità di servirsi della memoria dei mali estremi del passato per il tempo presente, per denunciare, testimoniare, agire. Sotto l’occhio di tutti resta il fatto che c’è ancora bisogno di Giusti: “I Giusti ieri come oggi, sempre necessari”.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Carta Costituzionale di un mondo globalizzato, unita alla Carta della Memoria che Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo ha lanciato per la sottoscrizione, ci dice a chiare lettere che non solo siamo nati liberi e uguali in diritti e in dignità, ma che ognuno di noi è titolare del compito di risanare il presente perché consapevoli che la nostra realtà è profondamente legata alla realtà degli altri.

Grazie all’Ordine degli Avvocati di Padova e alla Città di Padova eletta a “Città Rifugio per i Difensori dei Diritti Umani”. Link al Seminario “Focus Turchia e Diritti Umani”, questa sera alle ore 18.

In calce la lettera di denuncia: “Sull’arresto di venti avvocati a Dyarbakir”.

Pietro Kuciukian, Console onorario d'Armenia in Italia e co-fondatore di Gariwo

Analisi di Pietro Kuciukian, Console onorario d'Armenia in Italia e co-fondatore di Gariwo

10 dicembre 2020

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