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Turchia, Osman Kavala respinge le accuse ma resta in carcere

la sua detenzione è "un trattamento crudele continuato”

Osman Kavala, attivista turco, dal 1°novembre 2017 nel carcere di massima sicurezza di Silivri

Osman Kavala, attivista turco, dal 1°novembre 2017 nel carcere di massima sicurezza di Silivri

Osman Kavala, editore e filantropo, detenuto in attesa di giudizio da oltre tre anni in Turchia, resterà in prigione su decisione del tribunale, che il 18 dicembre ha respinto la sua richiesta di liberazione.

Nella prima udienza del processo a suo carico per "tentato sovvertimento dell’ordine costituzionale" e "spionaggio a fini politici o militari", Kavala ha affermato che nessuna delle accuse si basa su fatti, prove o valutazioni oggettive di un atto criminale concreto. "Il fatto di essere stato detenuto per anni sulla base di tesi così assurde, non è solo una semplice violazione dei diritti, è diventato un trattamento crudele continuato”. 

Parlando in video-collegamento dal carcere di massima sicurezza di Silivri, dove sono rinchiusi numerosi giornalisti, avvocati ed intellettuali turchi, Kavala ha dichiarato: "le imputazioni a mio carico sono in netto contrasto con la mia visione del mondo, i valori etici e gli obiettivi dei progetti portati avanti dalle organizzazioni della società civile sotto la mia supervisione. In assenza di prove concrete, ogni accusa viene presentata come una giustificazione per un'altra, e le accuse si sono intrecciate per creare l'impressione che io sia colpevole”.

Tra le istituzioni create da Kavala c'è l'organizzazione no-profit Anadolu Kültür, fondata nel 2002 per promuovere l'arte e la cultura ìn Turchia e sostenere iniziative locali anche nelle zone più povere e remote del Paese, dare risalto alle diversità culturali e rafforzare le collaborazioni internazionali, nella convinzione che arte e cultura civile contribuiscano al dialogo e alla pace.
Secondo l’accusa, invece, Anadolu Kültür e le altre attività realizzate da Kavala sono state finanziate da George Soros, che attraverso la Open Society Foundation "incoraggia le persone a impegnarsi per finalità sociali e poi le strumentalizza spingendole ad agire contro i governi per provocare rivolte di massa”.
La 36ma Alta Corte penale di Istanbul ha quindi negato il rilascio fissando una nuova udienza del processo per il 5 febbraio 2021.


Kavala era stato arrestato nell'ottobre 2017 per "aver tentato di cambiare l'ordine costituzionale e di rovesciare il governo" e per essere il presunto capo e finanziatore della protesta di Gezi Park scoppiata a Istanbul nel 2013. Lo scorso 18 febbraio il tribunale ha disposto l'assoluzione di tutti i 16 imputati e la scarcerazione di Kavala, arrestato però nuovamente poche ore dopo con la nuova incriminazione per "spionaggio politico o militare" e per complicità con l'Organizzazione terroristica di Fetullah Gülen (FETÖ).

L’attivista per i diritti umani ha già scontato quasi 1.150 giorni di reclusione nonostante la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) del maggio 2020, che ne ha ordinato il rilascio per l’infondatezza delle accuse a suo carico.

In sua difesa è in corso la campagna internazionale (“Free Osman Kavala”) a cui hanno aderito, tra gli altri, Human Rights Watch, la Commissione internazionale dei giuristi (ICJ) e Amnesty International che, in occasione dell’udienza in tribunale, è intervenuta nuovamente. "Osman Kavala sta affrontando accuse infondate e politicamente motivate in un procedimento penale che fa parte di un più ampio tentativo delle autorità turche di mettere a tacere la società civile indipendente. Kavala non avrebbe dovuto passare un solo minuto dietro le sbarre, figuriamoci più di tre anni in pre-detenzione” ha dichiarato Nils Muižniek, direttore di AI per l’Europa.

La pena a cui Kavala potrebbe essere condannato (per tentata sovversione, in base all'articolo 309 del Codice penale turco) è l'ergastolo "aggravato", che prevede gravi restrizioni ai movimenti in carcere o un prolungato isolamento e nessuna prospettiva di rilascio anticipato. Un trattamento considerato una violazione del divieto assoluto di tortura dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Viviana Vestrucci, Gariwo, la foresta dei Giusti

22 dicembre 2020

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