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Turchia, ucciso difensore dei diritti umani curdo

oscure le circostanze della morte di Tahir Elci

L'avvocato curdo Tahir Elçi, difensore dei diritti umani, ucciso a Diyarbakir

L'avvocato curdo Tahir Elçi, difensore dei diritti umani, ucciso a Diyarbakir www.kent16.com

L’assassinio di Tahir Elçi, avvocato e attivista dei diritti umani curdo, ucciso a Diyarbakir il 28 novembre, in uno scontro a fuoco costato la vita anche due agenti di polizia in circostanze ancora da chiarire, si innesta in un clima già di grave tensione in Turchia, dopo la ripresa del conflitto tra il governo e i militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel sud-est del Paese e il grave attentato ad Ankara, che il 10 ottobre ha ucciso 128 partecipanti a una manifestazione per la pace indetta da sindacati, organizzazioni sociali e partiti dell’opposizione, tra cui il Partito Democratico dei Popoli (HDP) filocurdo.

Elçi, Presidente dell’Associazione degli avvocati di Diyarbakir, stava tenendo un incontro con la stampa presso l'antica moschea di Sheikh Matar nella città vecchia; mostrando i danni causati agli edifici storici dai recenti combattimenti tra PKK e forze dello stato Elçi aveva detto ai giornalisti “non vogliamo più armi, scontri e operazioni (di polizia) in questo quartiere”. 
Ai suoi funerali, a Diyarbakir, hanno partecipato decine di migliaia di persone assieme ai familiari, ai rappresentanti di tutte le associazioni degli avvocati della Turchia e ad attivisti e organizzazioni politiche.

Nella vita professionale Elçi, si era dedicato alla difesa dei diritti umani iniziando la carriera di avvocato negli anni ’90 a Cizre, sua città natale, in una delle province della Turchia sud-orientale più tormentate dalla violenza, difendendo persone arrestate e occupandosi di casi di sparizioni forzate. Costretto a lasciare Cizre, Elçi, aveva proseguito l’attività a Diyarbakir, collaborando con le associazioni internazionali per i diritti umani e portando le cause seguite fino alla Corte Europea per i Diritti Umani, come ricorda Amnesty International, di cui era stato uno dei membri fondatori in Turchia.

Elçi ha avuto un ruolo fondamentale nelle inchieste su presunti abusi da parte dello Stato turco, ma ha anche criticato apertamente le violenze commesse dal PKK, lanciando appelli affinché non fossero organizzati attacchi nelle città, per non provocare vittime tra i civili. Il PKK ha ripreso le ostilità lo scorso luglio, all’indomani del grave attentato che a Suruç, nel sud-est, ha ucciso 33 giovani attivisti curdi, riuniti per andare a Kobane, la città siriana che le forze curdo-siriane avevano liberato dall’assedio dell’ISIS. Il massacro di Suruç ha riacceso la guerra durata oltre 30 anni tra i militanti curdi, decisi a ottenere il riconoscimento della loro identità e dell’autonomia, e lo Stato turco. Guerra che era stata sospesa nel 2013 da una tregua per l’avvio di una trattativa per la pacificazione, che non ha portato ad alcun risultato.

Poche settimane prima di morire Elçi era stato coinvolto in una vicenda giudiziaria dopo una dichiarazione rilasciata nel corso di un programma della CNN Turk il 14 ottobre, in cui aveva detto che "il PKK non è un’organizzazione terroristica; piuttosto, è un movimento politico armato, che ha un ampio sostegno locale”, suscitando reazioni negative e critiche da parte di telespettatori e dei media vicini al governo.  Elçi era stato incriminato per propaganda per un gruppo terroristico, arrestato e rilasciato dopo un giorno in attesa del processo e sottoposto a sorveglianza giudiziaria con il divieto all’espatrio. L’atto di accusa nei suoi confronti prevedeva una condanna a una pena compresa tra un anno e mezzo e sette anni di prigione. L'avvocato aveva anche ricevuto minacce di morte per telefono e attraverso i social media.

Le modalità della sua uccisione sono ancora misteriose, a tre giorni dai fatti l’inchiesta non ha chiarito da chi sia stato colpito. Secondo un primo rapporto del medico legale l’avvocato è stato colpito alla nuca da un singolo proiettile sparato dalla lunga distanza, che non è stato ritrovato e non si sa da quale arma sia stato sparato. I funzionari di polizia e il magistrato, che conducono le indagini, sono stati  per due volte oggetto di attacchi con armi da fuoco durante il sopralluogo sulla scena della sparatoria. Da più parti inoltre è stato osservato che la zona non è stata subito recintata e messa in sicurezza, compromettendo cosi le possibilità di trovare prove. 
In questa incertezza restano varie ipotesi: il primo ministro Ahmet Davutoglu ha detto che Elçi potrebbe essere stato volutamente eliminato, oppure potrebbe essere stato vittima del fuoco incrociato tra la polizia e i terroristi, e alcuni osservatori sostengono che a colpirlo sarebbero stati questi ultimi. 

L'HDP ha condannato l'uccisione dell'avvocato definendola "un assassinio premeditato" ricordando le accuse a lui dirette dai media vicini al governo. Un  deputato del'HDP, Meral Danis Bestas, dopo aver visionato un video dell'attacco, ha sostenuto che l’avvocato curdo sembrerebbe essere stato colpito da una pallottola sparata da un poliziotto che mirava a sconosciuti in fuga dopo aver attaccato altri agenti di polizia, ha riferito l'agenzia Reuters.

La morte dell’avvocato e attivista dei diritti umani ha suscitato forti proteste e manifestazioni a Diyarbakir, Izmir, Antalya e Istanbul, dove la polizia è intervenuta con l’uso di idranti e gas lacrimogeni. Nelle province curde della Turchia negli ultimi mesi il governo ha proclamato il coprifuoco in alcuni villaggi e quartieri delle città. A Cizre il bilancio di nove giorni di coprifuoco è stato di 22 morti, di cui 16 per armi da fuoco, secondo le organizzazioni per i diritti umani. La sezione turca di Human Rights ha reso noto che in Turchia almeno 407 persone sono state uccise nei primi nove mesi del 2015 in episodi di violenza, la maggior parte delle quali nell’attentato a Suruç.

di Viviana Vestrucci

1 dicembre 2015

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